Da Parma

 

C. otto anni fa mi aveva mandato da Parma un discreto numero di fotografie, anche improvvisandosi operatore. Ma io avevo parlato con lui più per scherzo … Non è uno scherzo, purtroppo, da qualche tempo a questa parte il suo stato di salute: il modo scherzoso con cui ripubblico queste datate note vuole essere un modo di augurargli ogni bene.
Ne pubblico ancora qualcuna. A parte il ponte romano di zona Ghiaia, il Battistero, come già prima il Duomo, é riconoscibile.
Sussisteva un precedente del mese di marzo di quell’anno. Era stato da quelle parti F., comune amico, che é di Ventimiglia e che in quell’occasione si era incaricato lui di scattare immagini, anche di tipo goliardico. Sono passati insieme anche nella zona di Monte Cimone.
C., quando abitava a Ventimiglia, é stato a lungo nella zona di Via Dante, ritratta qui sopra, che, anche grazie a lui, merita un racconto a parte. Insomma, da Parma C. mi ha fatto riprendere o perfezionare contatti con tanti conoscenti, in genere “ex-ragazzi” di quella strada, che in tanti si ostinano ancora oggi a chiamare con metà del nome di anteguerra, vale a dire Via Regina. Per dire, con una sua telefonata C. mi aveva spiegato che B. é collezionista di fumetti. Diversamente non sarei riuscito ad illustrare la vicenda del vecchio “intrepido”.
Concludo con ancora due fotografie di Parma. Però, … siccome ho qualche ascendenza parmense, sottolineo che C. mi chiama Il Maio, soprannome cui anche altri della già detta cerchia hanno iniziato a fare riferimento …

Vallauris

La ricerca in casa di vecchie fotografie e di vecchie cartoline mi porta talora a delle curiose scoperte.

Non ricordavo, ad esempio, né di esserci stato in quell’anno, né una cartolina spedita da me nel settembre 1970 da Vallauris, cittadina del dipartimento francese delle Alpi Marittime non lontana da Cannes, dunque, in Costa Azzurra, cittadina amata da Picasso al punto da dedicarle una Cappella della Pace e da donare ai suoi ceramisti spunti notevoli di design.

Tra questi artigiani molti erano di origine italiana. Alcuni li ho conosciuti qualche anno dopo quell’autunno.

Fuori sacco

Un tratto di spiaggia, Borgo Marina e, in fondo a destra, il vecchio Casinò di Bordighera (IM) nel 1934 – Foto di Ezio Benigni – Archivio Moreschi di Sanremo (IM)

“Fuori sacco” é un’espressione da me appresa negli anni che furono, in relazione alla trasmissione (allorquando non sussisteva l’attuale tecnologia) di un articolo di giornale all’ultimo istante, fuori del contenitore già predisposto sul carro ferroviario della posta, dunque. Il concetto, per estensione, l’ho sentito spesso usare in seguito per l’aggiunta in extremis di punti all’ordine del giorno di riunioni professionali specializzate od altre similari situazioni

Ho usato spesso scrivere “fuori sacco” in miei tentativi di celia circa le distrazioni e le conseguenti improvvise modifiche, che mi venivano da arrecare alla stesura di vecchi post.
Potrei fare diversi esempi e probabilmente li farò, qui o sui due blog più personali che ho aperto.
Mentre scrivo queste righe, però, mi viene in mente che potrei dire “fuori sacco” anche per altri casi.
Stan Laurel e Oliver Hardy a Sanremo (IM) nel 1950. Vedere a questo link un articolo di Alfredo Moreschi circa la presenza nella città dei fiori dei due illustri attori  – Archivio Moreschi di Sanremo

Come per le fotografie che mi manda l’amico Alfredo Moreschi, che non sempre so come collocare.

Pitigliano (GR), Toscana
Foto di Gian-Maria Lojacono

O per quelle di altri amici.

Un caso classico, ad ogni modo, ma non l’unico, in cui sono caduto in pieno nell’utilizzo di “fuori sacco” è stato per la vicenda “Radio Squadra”, per la quale le modifiche da apportare, per quanto a discreti intervalli di tempo l’una dall’altra, sono state diverse. E chi vorrà leggere i trafiletti collegati (anche se l’episodio, ormai pressoché concluso, è riportato anche qui su questo sito) potrà intendere meglio…