Biloxi

Fonte: Wikipedia

Quando mi sono imbattuto in questa carta francese del 1720 di Biloxi (nome che mi pare ricorra spesso nella contemporanea letteratura statunitense), oggi Mississippi, dove gli esploratori del Re Sole non erano arrivati da molto, non ho potuto fare a meno, al di là dell’orrore per la crudeltà spesa in ogni avventura coloniale, di pensare alla bellezza di certa antica iconografia. In proposito, rinvengo ancora che, dopo Mobile, Biloxi fu capitale della Louisiana dal 1720 al 1723, per poi cedere l’onore a La Nouvelle-Orléans, cioé l’odierna New Orleans.

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Mobile nel 1725.

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New Orleans nel 1720.

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Già nel 1612 Samuel de Champlain aveva steso questa mappa che indicava la Nuova Francia, vale a dire una parte del Canada allora conosciuto dagli europei. E non poteva fare a meno di riportarvi i nativi. Mentre su quelle terre veniva imposto un regime signorile.

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In questo quadro più tardo (1869), di Wilhelm Lamprech, si vede invece il padre gesuita Marquette mentre esplora il Mississippi, alla vigilia dell’imminente stabilizzazione transalpina. Altre ricerche di pellicce, altri fortini sparsi, perché, come ben noto, la Francia non pensò mai a forti insediamenti di uomini.

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Alle missioni, invece, la potenza borbone aveva già pensato da tempo, come si vede in questa icona del 1632, riferita agli Huroni. E in genere affidate ai Gesuiti, che in quelle lande dimostrarono tutt’altro che la comprensione manifestata dai loro confratelli in Sud America. Erano ben pochi, ma invadenti. Di qui, come ricordo anche da Enciclopedia Britannica, tanti scontri con i nativi. Ne derivarono, logicamente, anche tanti caduti tra i religiosi, i martiri canadesi, come ufficialmente definiti e canonizzati.

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La sconfitta degli Acadiani francesi, una delle ultime tappe della perdita dell’impero francese in Nord America. Tante guerre contro gli inglesi, già a partire dal terzo quarto del 1600 e sempre, da tutte le parti, il coinvolgimento delle popolazioni locali. Cui poi addebitare ogni ignominia, compiuta, invece, dagli europei.

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Il teatro che ho sommariamente descritto, anche perché le vicende almeno a grandi linee sono conosciute, in una carta del 1681.

Alla ricerca di mappe antiche

Pedemontanae vicinorumque regionum auctore Iacobo Castaldo descript. Anversa, 1598 ca., vale a dire Carta geografica della riviera di ponente da Portofino a Monaco, che comprende la parte del Piemonte fino alla Valle d´Aosta, tratta dal “Theatrum Orbis Terrarum” di Abraham Ortelius, disegnata da Jacopo Gastaldi (incisione in rame. 374×497 mm.), come l’ho desunta da qui.
Ero alla ricerca sul Web di icone antiche o antiquarie relative alla Liguria, quando, una volta rinvenuta la mappa, che già conoscevo, di cui qui sopra, mi si é aperto un percorso affascinante, che qui di seguito riproduco in modo parziale.
Una mappa con scene di animali dell’Asia da “Cosmographia” di Sebastian Münster (cartografo) pubblicata a Basilea da Henricus Petri nel 1628.
Isola Cocos in Oceania. Del 1719 da una descrizione del mondo curata da Allain Manesson Mallet, pubblicata a Francoforte.
Non ho potuto fare a meno di pensare, a quel punto, a La Pérouse, di cui ho parlato in un mio vecchio post, e agli altri coraggiosi navigatori dell’epoca, non solo francesi.
Infatti, a mio modesto avviso, non poteva che essere opera di un transalpino una mappa del 1780 di Tahiti: per la precisione di  M. Bonne, ingegnere e idrografo.
Sin qui le immagini, eccezione fatta, come ho già sottolineato, per la prima, sono state tratte da questo interessante sito.
Ho cercato Bonne su Wikipedia. Ho notato un altro ingegnere e idrografo, Rigobert Bonne (1727–1795), che ha disegnato questa mappa (fonte, va da sé, Wikipedia), che rammenta gli interessi francesi dell’epoca in Asia.
Volendo rinvenire una carta dell’Africa, che segnasse le basi usate nel 1700 dai transalpini, ho trovato, invece, sempre su questo sito, questa icona più antica, al cui fascino non ho saputo resistere: si tratta di Africae Tabula Nova di Abraham Ortelius – cui, pertanto, si torna ancora una volta -, pubblicata ad Antwerp nel 1592, come parte del già mentovato, famoso atlante, con testo latino, “Theatrum Orbis Terrarum”.