“Quel giorno d’estate”, un film drammatico che coinvolge empaticamente lo spettatore e lo fa riflettere sulla speranza

“Quel giorno d’estate”, un film drammatico che coinvolge empaticamente lo spettatore e lo fa riflettere sulla speranza

Postato di su Giu 6, 2019 in Cinema

“Quel giorno d’estate”, un film drammatico che coinvolge empaticamente lo spettatore e lo fa riflettere sulla speranza

Titolo: Quel giorno d’astate

Titolo originale: Amanda

Regia: Mikhaël Hers

Sceneggiatura: Maude Ameline, Mikhaël Hers

Musica: Anton Sanko

Produzione Paese: Francia, 2018

Cast: Vincent Lacoste, Isaure Multriere, Stacy Martin, Ophélia Kolb, Marianne Basler, Jonathan Cohen, Greta Scacchi, Claire Tran,  Nabiha Akkari, CJ Parson, […]

Leggiadro, raffinato, poetico, appassionante, empatico, gradevole, semplice nella narrazione ma profondo e toccante nei contenuti, Quel giorno d’estate è un elogio dell’amore, in cui la vita, miracolo universale, viene contrapposta alla morte: l’anabolismo che si oppone al catabolismo, l’amore che si contrappone all’odio che divide, la speranza che contrasta e reagisce alle conseguenze del terrore. Quel giorno d’estate descrive la vita del giovane David (Vincent Lacoste), ventiquattrenne, che, agendo secondo ciò che ritiene corretto e lasciandosi trasportare dalle sue angosce e dalle sue gioie, si rivela in extrema ratio di essere un eroe romantico. Egli vive da solo in un appartamento a Parigi, città che negli ultimi anni è stata presa d’assalto da frequenti attentati terroristici. E sbarca il lunario eseguendo diversi lavori precari tra cui quello di potare gli alberi della città. Manifesta un affetto profondo nei confronti della sorella Sandrine (Ophélia Kolb), insegnante di inglese in un liceo, e di Amanda, la bella e magnifica nipote di sette anni (Isaure Multriere). Mentre la sua vita scorre nella normalità, accanto al suo appartamento viene a vivere una ragazza di provincia, Lena (Stacy Martin), con la quale instaura subito un rapporto empatico e dalla cui frequenza nasce un amore profondo. Quando meno se l’aspetta, tuttavia, David, andando a trovare nel giorno in cui presso un parco Sandrine festeggia assieme ad altre amiche, tra cui  Lena, il superamento dell’esame di guida automobilistica, trova un insieme di corpi stesi sul prato, insanguinati, immobili, deturpati. Rimane sconcertato, confuso. Non trova una motivazione razionale di quell’eccedio. Il suo turbamento è enorme. La sua indole esprime subito una grande debolezza che si fa grande. Tra quei corpi c’è anche quello inerme della sorella. Mentre Lena  si è salvata con una ferita al braccio sinistro. Un attentato terroristico nel cuore di Parigi ha reso la città deserta, silenziosa, muta, sconvolta, sbigottita, traumatizzata e asllo stesso modo l’animo di David, il quale, oltre a dovere sostenere l’enorme dolore della perdita della sorella, dovrà risolvere un problema enorme, di cui non è esperto, perché dovrà accudire la piccola Amanda.

Il regista Mikhaël Hers, invece di descrivere l’attentato terroristico nella Parigi dei giorni nostri, racconta le conseguenze che esso genera nel privato, compiendo un’indagine sull’intimità di ciascuno di coloro che sono stati coinvolti nella tragedia e un’analisi sui componenti della famiglia, e facendo, nel contempo, vedere come all’inaudita violenza espressa alla massima potenza, da una parte, possa corrispondere una profonda delicatezza di sentimenti, dall’altra. Il regista sottolinea anche come la violenza possa sconvolgere e travolgere la vita di più persone in modo da renderla insopportabile per il sorgere della depressione, dell’angoscia, della paura dell’ignoto, e dell’afflizione continua, e per il sentirsi isolati da tutti. Soltanto una sedimentazione dei sentimenti negativi per effetto del passare del tempo può fare ritornare a credere nella vita e nei suoi valori fondamentali e può dare quell’impulso vitale che permette di affermare che domani è un altro giorno. Parigi, infatti, da città deserta, silenziosa, triste, cupa, pian piano si riempie di colori, di quel colore verde che è il colore della natura e della rinascita, ed è anche il colore della speranza. E della speranza nel film se ne parla pretestuosamente, apparendo inizialmente scollegata con i fatti narrati quando il titolo del libro di Dylan Jones sulla biografia di Elvis Presley Elvis has left the building desta stupore nella piccola Amanda che ne chiede alla madre la spiegazione: quando Elvis dopo aver suonato in un locale ha già lasciato l’edificio, gli spettatori hanno perso la speranza che il cantante ritorni sul palco a cantare un’altra canzone. Eppure spes, ultima dea, la speranza è ultima a morire come recita un detto latino, perché la speranza è un sentimento che proietta l’essere umano nel futuro anche se rimane connesso sempre al dubbio, al di là di ogni credo religioso o non. Il nome David forse non è stato scelto perché, nel racconto biblico, Davide, il ragazzo israelita che uccide il gigante filisteo Golia, non era avvinto dal dubbio di poter riuscire vincitore nella difficile se non impossibile impresa? Come sosteneva Aristotele, la speranza è il sogno di un uomo sveglio, o, come asseriva Talete, la speranza è il solo bene che è comune a tutti gli uomini, e anche coloro che non hanno più nulla la possiedono ancora. Lo stesso Platone diceva che l’atleta non si affaticherebbe negli esercizi se non sperasse nella vittoria.

Presentato alla LXXV Mostra Internazionale del Cinema di Venezia 2018, Quel giorno d’estate ha ottenuto due nomination (miglior attore a Vincent Lacoste e migliore colonna sonora a Anton Sanko) al Premio César.

Filmografia

The Guitar Lesson (2006), Charell (2006), Primrose Hill (2007), Montparnasse (2009), Memory Lane (2010), Quel sentimento estivo (2015).

Francesco Giuliano

“Quel giorno d’estate”, un film drammatico che coinvolge empaticamente lo spettatore e lo fa riflettere sulla speranzaultima modifica: 2019-06-06T17:26:30+02:00da francesco.giulianolt

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