“A mano disarmata” descrive la vicenda di una giornalista che lotta con la mano armata di penna e con l’animo armato di coraggio

“A mano disarmata” descrive la vicenda di una giornalista che lotta con la mano armata di penna e con l’animo armato di coraggio

Postato di su Giu 12, 2019 in Cinema

“A mano disarmata” descrive la vicenda di una giornalista che lotta con la mano armata di penna e con l’animo armato di coraggio

Titolo: A mano disarmata

Regia: Claudio Bonivento

Soggetto: Domitilla Shaula Di Pietro (dall’autobiografia della giornalista Federica Angeli)

Sceneggiatura: Domitilla Shaula Di Pietro, Federica Angeli

Produzione Paese: Italia, 2019

Cast: Claudia Gerini, Rodolfo Laganà, Maurizio Mattioli, Nini Salerno, Francesco Venditti,  Francesco Pannofino, Mirko Frezza, Gaetano Amato, Giorgio Gobbi, Emanuela Fanelli, Milena Mancini, Licia Amendola, Massimo De Francovich, Daniele Monterosi, […]

 

A Mano Disarmata è un film realistico, diretto da Claudio Bonivento,  che denuncia lo stato mafioso che vige, oggi, in varie parti d’Italia, in questo caso in quel di Ostia, dove Claudia Gerini, indiscussa protagonista principale, veste i  panni di Federica Angeli, la quarantaquattrenne giornalista del quotidiano La Repubblica, la quale, in seguito ai suoi articoli-inchiesta sulla criminalità organizzata di Ostia è stata minacciata di morte, e dal 17 luglio 2013 vive sotto scorta. Federica Angeli è l’esempio di come una donna possa cambiare il corso della storia italica.

Interessante è sottolineare il coraggio, la tenacia e la caparbietà di questa donna che la Gerini riesce a interpretare magnificamente facendone captare allo spettatore le vicissitudini travagliate, l’irrequietudine e il logorio interiore – e qui è necessario sottolineare come la pari opportunità emerga da sola. Tant’è che la giornalista contro ogni minaccia seria e grave, come quella fattale dal mafioso Calogero Costa (Mirko Frezza), giornalista de’ Ostia, io te levo la serenità dentro casa,  mette in gioco non solo la sua vita ma anche quella di tutti i suoi familiari, ma soprattutto quelle del marito Massimo (Francesco Venditti) e dei suoi tre figli per i quali non ottiene la scorta, evidenziando in questo caso un grave inadempimento dello Stato. E lo fa per dare un taglio mortale al clan malavitoso dei Costa che incontrastato da anni fa il bello e il cattivo tempo a Ostia. Cronista della pagina romana di La Repubblica, infatti, Federica Angeli, supportata soltanto dal padre Egidio (Massimo De Francovich) quando tutti gli altri le consigliano di desistere, con la sola arma che sa usare, la penna, prende la greve decisione di pubblicare i pesanti soprusi e la violenza gratuita che i personaggi mafiosi della città esercitano sugli abitanti, siano esercenti che politici locali perché si sono impossessati di tutto. Ristoranti, bar, pizzerie, autolavaggi. Tutto. Il film descrive, con sagacia e con grande effetto scenografico, da una parte, la cattiveria, la violenza sia fisica che morale, i modi opprimenti dei malavitosi, e, dall’altra, le vicissitudini dello scontro giudiziario della giornalista con la malavita, non ancora terminato nelle aule del tribunale, che la vedono nel contempo come donna, moglie, madre, figlia e giornalista, che sa esprimere con netta evidenza la sua vita sottoposta ad un agguato continuo, la sua angoscia permanente e il suo stato di disagio espresso dalla paura, dall’isolamento sociale, dalla perdita della libertà professionale quale il proseguimento dell’inchiesta toltale dal direttore del giornale per motivi di sicurezza personale, dalla mancanza del quotidiano calore familiare, dall’angoscia, che trova per fortuna un grande bilanciamento nella vasta solidarietà manifestata dai cittadini di Ostia e nel conseguente entusiasmo, e nell’onorificenza ricevuta nel 2015 dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, qual è titolo di Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana per la sua lotta alla mafia.

Il regista Claudio Bonivento, famoso per diverse serie televisive su figure storiche femminili importanti come Anita Garibaldi (2011) o come quella di Maria Rosaria, vedova di Vito Schifani, uomo della scorta del giudice Falcone rimasto uccico nel famoso attentato, in Vi perdono ma inginocchiatevi (2012), con grande densità narrativa riesce magistralmente a far leggere in A Mano Disarmata l’intensità drammatica causata dal sentimento dell’angoscia della protagonista, anche in questo caso una donna, espressa soprattutto dai primi piani, attraverso cui lo spettatore ne percepisce il profondo e acuto dramma interiore. E fa cogliere nella sua interezza il senso del film inglobato nel suo ritmo che si ripete armonicamente con gli stati d’animo della protagonista e con il susseguirsi della vicenda.

Filmografia

Regista di diverse serie TV, ha diretto per il Cinema: Altri uomini (1997), Le giraffe (2000).

Francesco Giuliano

“A mano disarmata” descrive la vicenda di una giornalista che lotta con la mano armata di penna e con l’animo armato di coraggioultima modifica: 2019-06-12T11:30:34+02:00da francesco.giulianolt

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