“La ricerca”, le motivazioni per leggere questo romanzo pubblicato da Aracne editrice

Il libro “La ricerca” di Francesco Giuliano (http://www.aracneeditrice.it/index.php/autori.html?auth-id=363985 ),  pubblicato nel mese di luglio 2018 da Aracne Editrice nella...

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L’Installazione-Concerto di Alex Mendizabal a Latina

Domenica 23 Dicembre 2018, dalle ore 21 alle 24, presso il Museo Cambellotti di Latina si potrà entrare ed uscire quando e quanto si vorrà; in città ci sarà anche la notte...

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Con l’avanzare di un nuovo Medio Evo, la Scienza assume un’importanza fondamentale per arginare il dannoso fenomeno

La Terra è piatta, la caccia alle streghe, le scie chimiche e la teoria del complotto, l’antivaccinismo o no-vax, e quant’altro, sono concezioni obsolete che stanno ricomparendo...

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“Tutti pazzi a Tel Aviv” è una commedia appassionata dal contenuto sarcastico che fa riflettere sulla drammatica situazione israelo-

Titolo: Tutti pazzi a Tel Aviv

Titolo originale: Tel Aviv on Fire

Regia: Sameh Zoabi

Sceneggiatura: Dan Kleinman, Sameh Zoabi

Musica: André Dziezuk

Paese Produzione: Lussenburgo, Israele, Belgio, Francia, 2018

Cast: Kais Nashif, Lubna Azabal, Yaniv Biton, Nadim Sawalha, Maisa Abd  Elhadi, Salim Dau, Yousef’Joè Sweid, Amed Hlehel, Ashraf Farah, Laetitia Eïdo, […]

 

Dopo la fine della seconda guerra mondiale, nel 1947, l’ONU approvò la spartizione dello Stato palestinese in due territori, quello arabo-palestinese e quello ebraico, dando origine alla nascita dello Stato di Israele che, nel 1967 uscì vincitore della Guerra dei sei giorni e si accaparrò alcuni territori degli Stati limitrofi ad esso ostili. Questo ha determinato un conflitto perenne di cui non si vede ancora la soluzione. Conseguentemente gli israeliani, per prevenire probabili attentati, esercitano un controllo coatto dei palestinesi che devono spostarsi nel territorio per lavorare o per altro. In questo contesto si svolge Tutti Pazzi a Tel Aviv, un  film diretto dal regista palestinese Sameh Zoabi, che racconta le vicissitudini di Salam ( Kais Nashif) che scrive ogni giorno la sceneggiatura di una fiction televisiva palestinese “Tel Aviv brucia” che va in onda quotidianamente ed è molto seguita. Salam, che ha un carattere mite e molto accondiscendente, ogni mattina, per recarsi al lavoro è costretto a passare il controllo presso un posto di blocco israeliano. Un giorno gli chiede i documenti una bella soldatessa israeliana, a cui Salam, per sapere se nella sceneggiatura una battuta può andare bene, senza risultare scortese nei confronti della protagonista Tala (Lubna Azabal), domanda: Se io dico a una donna sei una bomba … è un complimento o un’offesa? La soldatessa, ovviamente, si sente presa in giro e conduce Salam presso il suo comandante Assi (Yaniv Biton) il quale, per sorprendere la moglie che segue costantemente quella fiction, pretende di partecipare alla stesura quotidiana della sceneggiatura ricattando Salam, fino al punto di togliergli il documento di riconoscimento.

Tutti Pazzi a Tel Aviv è una commedia molto divertente e intensamente sarcastica che non banalizza la condizione sociale palestinese molto critica e inconcepibile, e riesce accortamente a coinvolgere lo spettatore senza soluzione di continuità facendolo sorridere e anche partecipe, con grande semplicità e acuta sagacia, di una realtà problematica che rende difficile la convivenza pacifica dei palestinesi con gli israeliani.

In concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2018 Tutti Pazzi a Tel Aviv ha comportato l’assegnazione del Premio Orizzonti miglior attore a Kais Nashif .

Francesco Giuliano

 

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La conferma della Teoria della Relatività Generale di Albert Einstein avvenne un secolo fa in seguito all’eclissi totale di sole

La Teoria della Relatività generale, elaborata nel 1915 da Albert Einstein dopo dieci anni di studi, fu pubblicata nel 1916, ma la sua conferma avvenne tre anni dopo grazie all’osservazione dell’eclissi totale di Sole, nell’isola di Principe ubicata nel golfo della Guinea, avvenuta il 29 maggio 1919. Grazie all’eclissi fu osservata per la prima volta la flessione dei raggi luminosi di una stella in presenza del forte campo gravitazionale del sole. La teoria della relatività generale, infatti, descrive l’interazione gravitazionale come effetto di una legge che lega lo spazio-tempo con la distribuzione e il flusso in esso di massa, energia e impulso.

Francesco Giuliano

 

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“A mano disarmata” descrive la vicenda di una giornalista che lotta con la mano armata di penna e con l’animo armato di coraggio

Titolo: A mano disarmata

Regia: Claudio Bonivento

Soggetto: Domitilla Shaula Di Pietro (dall’autobiografia della giornalista Federica Angeli)

Sceneggiatura: Domitilla Shaula Di Pietro, Federica Angeli

Produzione Paese: Italia, 2019

Cast: Claudia Gerini, Rodolfo Laganà, Maurizio Mattioli, Nini Salerno, Francesco Venditti,  Francesco Pannofino, Mirko Frezza, Gaetano Amato, Giorgio Gobbi, Emanuela Fanelli, Milena Mancini, Licia Amendola, Massimo De Francovich, Daniele Monterosi, […]

 

A Mano Disarmata è un film realistico, diretto da Claudio Bonivento,  che denuncia lo stato mafioso che vige, oggi, in varie parti d’Italia, in questo caso in quel di Ostia, dove Claudia Gerini, indiscussa protagonista principale, veste i  panni di Federica Angeli, la quarantaquattrenne giornalista del quotidiano La Repubblica, la quale, in seguito ai suoi articoli-inchiesta sulla criminalità organizzata di Ostia è stata minacciata di morte, e dal 17 luglio 2013 vive sotto scorta. Federica Angeli è l’esempio di come una donna possa cambiare il corso della storia italica.

Interessante è sottolineare il coraggio, la tenacia e la caparbietà di questa donna che la Gerini riesce a interpretare magnificamente facendone captare allo spettatore le vicissitudini travagliate, l’irrequietudine e il logorio interiore – e qui è necessario sottolineare come la pari opportunità emerga da sola. Tant’è che la giornalista contro ogni minaccia seria e grave, come quella fattale dal mafioso Calogero Costa (Mirko Frezza), giornalista de’ Ostia, io te levo la serenità dentro casa,  mette in gioco non solo la sua vita ma anche quella di tutti i suoi familiari, ma soprattutto quelle del marito Massimo (Francesco Venditti) e dei suoi tre figli per i quali non ottiene la scorta, evidenziando in questo caso un grave inadempimento dello Stato. E lo fa per dare un taglio mortale al clan malavitoso dei Costa che incontrastato da anni fa il bello e il cattivo tempo a Ostia. Cronista della pagina romana di La Repubblica, infatti, Federica Angeli, supportata soltanto dal padre Egidio (Massimo De Francovich) quando tutti gli altri le consigliano di desistere, con la sola arma che sa usare, la penna, prende la greve decisione di pubblicare i pesanti soprusi e la violenza gratuita che i personaggi mafiosi della città esercitano sugli abitanti, siano esercenti che politici locali perché si sono impossessati di tutto. Ristoranti, bar, pizzerie, autolavaggi. Tutto. Il film descrive, con sagacia e con grande effetto scenografico, da una parte, la cattiveria, la violenza sia fisica che morale, i modi opprimenti dei malavitosi, e, dall’altra, le vicissitudini dello scontro giudiziario della giornalista con la malavita, non ancora terminato nelle aule del tribunale, che la vedono nel contempo come donna, moglie, madre, figlia e giornalista, che sa esprimere con netta evidenza la sua vita sottoposta ad un agguato continuo, la sua angoscia permanente e il suo stato di disagio espresso dalla paura, dall’isolamento sociale, dalla perdita della libertà professionale quale il proseguimento dell’inchiesta toltale dal direttore del giornale per motivi di sicurezza personale, dalla mancanza del quotidiano calore familiare, dall’angoscia, che trova per fortuna un grande bilanciamento nella vasta solidarietà manifestata dai cittadini di Ostia e nel conseguente entusiasmo, e nell’onorificenza ricevuta nel 2015 dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, qual è titolo di Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana per la sua lotta alla mafia.

Il regista Claudio Bonivento, famoso per diverse serie televisive su figure storiche femminili importanti come Anita Garibaldi (2011) o come quella di Maria Rosaria, vedova di Vito Schifani, uomo della scorta del giudice Falcone rimasto uccico nel famoso attentato, in Vi perdono ma inginocchiatevi (2012), con grande densità narrativa riesce magistralmente a far leggere in A Mano Disarmata l’intensità drammatica causata dal sentimento dell’angoscia della protagonista, anche in questo caso una donna, espressa soprattutto dai primi piani, attraverso cui lo spettatore ne percepisce il profondo e acuto dramma interiore. E fa cogliere nella sua interezza il senso del film inglobato nel suo ritmo che si ripete armonicamente con gli stati d’animo della protagonista e con il susseguirsi della vicenda.

Filmografia

Regista di diverse serie TV, ha diretto per il Cinema: Altri uomini (1997), Le giraffe (2000).

Francesco Giuliano

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“Quel giorno d’estate”, un film drammatico che coinvolge empaticamente lo spettatore e lo fa riflettere sulla speranza

Titolo: Quel giorno d’astate

Titolo originale: Amanda

Regia: Mikhaël Hers

Sceneggiatura: Maude Ameline, Mikhaël Hers

Musica: Anton Sanko

Produzione Paese: Francia, 2018

Cast: Vincent Lacoste, Isaure Multriere, Stacy Martin, Ophélia Kolb, Marianne Basler, Jonathan Cohen, Greta Scacchi, Claire Tran,  Nabiha Akkari, CJ Parson, […]

Leggiadro, raffinato, poetico, appassionante, empatico, gradevole, semplice nella narrazione ma profondo e toccante nei contenuti, Quel giorno d’estate è un elogio dell’amore, in cui la vita, miracolo universale, viene contrapposta alla morte: l’anabolismo che si oppone al catabolismo, l’amore che si contrappone all’odio che divide, la speranza che contrasta e reagisce alle conseguenze del terrore. Quel giorno d’estate descrive la vita del giovane David (Vincent Lacoste), ventiquattrenne, che, agendo secondo ciò che ritiene corretto e lasciandosi trasportare dalle sue angosce e dalle sue gioie, si rivela in extrema ratio di essere un eroe romantico. Egli vive da solo in un appartamento a Parigi, città che negli ultimi anni è stata presa d’assalto da frequenti attentati terroristici. E sbarca il lunario eseguendo diversi lavori precari tra cui quello di potare gli alberi della città. Manifesta un affetto profondo nei confronti della sorella Sandrine (Ophélia Kolb), insegnante di inglese in un liceo, e di Amanda, la bella e magnifica nipote di sette anni (Isaure Multriere). Mentre la sua vita scorre nella normalità, accanto al suo appartamento viene a vivere una ragazza di provincia, Lena (Stacy Martin), con la quale instaura subito un rapporto empatico e dalla cui frequenza nasce un amore profondo. Quando meno se l’aspetta, tuttavia, David, andando a trovare nel giorno in cui presso un parco Sandrine festeggia assieme ad altre amiche, tra cui  Lena, il superamento dell’esame di guida automobilistica, trova un insieme di corpi stesi sul prato, insanguinati, immobili, deturpati. Rimane sconcertato, confuso. Non trova una motivazione razionale di quell’eccedio. Il suo turbamento è enorme. La sua indole esprime subito una grande debolezza che si fa grande. Tra quei corpi c’è anche quello inerme della sorella. Mentre Lena  si è salvata con una ferita al braccio sinistro. Un attentato terroristico nel cuore di Parigi ha reso la città deserta, silenziosa, muta, sconvolta, sbigottita, traumatizzata e asllo stesso modo l’animo di David, il quale, oltre a dovere sostenere l’enorme dolore della perdita della sorella, dovrà risolvere un problema enorme, di cui non è esperto, perché dovrà accudire la piccola Amanda.

Il regista Mikhaël Hers, invece di descrivere l’attentato terroristico nella Parigi dei giorni nostri, racconta le conseguenze che esso genera nel privato, compiendo un’indagine sull’intimità di ciascuno di coloro che sono stati coinvolti nella tragedia e un’analisi sui componenti della famiglia, e facendo, nel contempo, vedere come all’inaudita violenza espressa alla massima potenza, da una parte, possa corrispondere una profonda delicatezza di sentimenti, dall’altra. Il regista sottolinea anche come la violenza possa sconvolgere e travolgere la vita di più persone in modo da renderla insopportabile per il sorgere della depressione, dell’angoscia, della paura dell’ignoto, e dell’afflizione continua, e per il sentirsi isolati da tutti. Soltanto una sedimentazione dei sentimenti negativi per effetto del passare del tempo può fare ritornare a credere nella vita e nei suoi valori fondamentali e può dare quell’impulso vitale che permette di affermare che domani è un altro giorno. Parigi, infatti, da città deserta, silenziosa, triste, cupa, pian piano si riempie di colori, di quel colore verde che è il colore della natura e della rinascita, ed è anche il colore della speranza. E della speranza nel film se ne parla pretestuosamente, apparendo inizialmente scollegata con i fatti narrati quando il titolo del libro di Dylan Jones sulla biografia di Elvis Presley Elvis has left the building desta stupore nella piccola Amanda che ne chiede alla madre la spiegazione: quando Elvis dopo aver suonato in un locale ha già lasciato l’edificio, gli spettatori hanno perso la speranza che il cantante ritorni sul palco a cantare un’altra canzone. Eppure spes, ultima dea, la speranza è ultima a morire come recita un detto latino, perché la speranza è un sentimento che proietta l’essere umano nel futuro anche se rimane connesso sempre al dubbio, al di là di ogni credo religioso o non. Il nome David forse non è stato scelto perché, nel racconto biblico, Davide, il ragazzo israelita che uccide il gigante filisteo Golia, non era avvinto dal dubbio di poter riuscire vincitore nella difficile se non impossibile impresa? Come sosteneva Aristotele, la speranza è il sogno di un uomo sveglio, o, come asseriva Talete, la speranza è il solo bene che è comune a tutti gli uomini, e anche coloro che non hanno più nulla la possiedono ancora. Lo stesso Platone diceva che l’atleta non si affaticherebbe negli esercizi se non sperasse nella vittoria.

Presentato alla LXXV Mostra Internazionale del Cinema di Venezia 2018, Quel giorno d’estate ha ottenuto due nomination (miglior attore a Vincent Lacoste e migliore colonna sonora a Anton Sanko) al Premio César.

Filmografia

The Guitar Lesson (2006), Charell (2006), Primrose Hill (2007), Montparnasse (2009), Memory Lane (2010), Quel sentimento estivo (2015).

Francesco Giuliano

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“Tutti pazzi a Tel Aviv” è una commedia appassionata dal contenuto sarcastico che fa riflettere sulla drammatica situazione israelo-

Titolo: Tutti pazzi a Tel Aviv

Titolo originale: Tel Aviv on Fire

Regia: Sameh Zoabi

Sceneggiatura: Dan Kleinman, Sameh Zoabi

Musica: André Dziezuk

Paese Produzione: Lussenburgo, Israele, Belgio, Francia, 2018

Cast: Kais Nashif, Lubna Azabal, Yaniv Biton, Nadim Sawalha, Maisa Abd  Elhadi, Salim Dau, Yousef’Joè Sweid, Amed Hlehel, Ashraf Farah, Laetitia Eïdo, […]

 

Dopo la fine della seconda guerra mondiale, nel 1947, l’ONU approvò la spartizione dello Stato palestinese in due territori, quello arabo-palestinese e quello ebraico, dando origine alla nascita dello Stato di Israele che, nel 1967 uscì vincitore della Guerra dei sei giorni e si accaparrò alcuni territori degli Stati limitrofi ad esso ostili. Questo ha determinato un conflitto perenne di cui non si vede ancora la soluzione. Conseguentemente gli israeliani, per prevenire probabili attentati, esercitano un controllo coatto dei palestinesi che devono spostarsi nel territorio per lavorare o per altro. In questo contesto si svolge Tutti Pazzi a Tel Aviv, un  film diretto dal regista palestinese Sameh Zoabi, che racconta le vicissitudini di Salam ( Kais Nashif) che scrive ogni giorno la sceneggiatura di una fiction televisiva palestinese “Tel Aviv brucia” che va in onda quotidianamente ed è molto seguita. Salam, che ha un carattere mite e molto accondiscendente, ogni mattina, per recarsi al lavoro è costretto a passare il controllo presso un posto di blocco israeliano. Un giorno gli chiede i documenti una bella soldatessa israeliana, a cui Salam, per sapere se nella sceneggiatura una battuta può andare bene, senza risultare scortese nei confronti della protagonista Tala (Lubna Azabal), domanda: Se io dico a una donna sei una bomba … è un complimento o un’offesa? La soldatessa, ovviamente, si sente presa in giro e conduce Salam presso il suo comandante Assi (Yaniv Biton) il quale, per sorprendere la moglie che segue costantemente quella fiction, pretende di partecipare alla stesura quotidiana della sceneggiatura ricattando Salam, fino al punto di togliergli il documento di riconoscimento.

Tutti Pazzi a Tel Aviv è una commedia molto divertente e intensamente sarcastica che non banalizza la condizione sociale palestinese molto critica e inconcepibile, e riesce accortamente a coinvolgere lo spettatore senza soluzione di continuità facendolo sorridere e anche partecipe, con grande semplicità e acuta sagacia, di una realtà problematica che rende difficile la convivenza pacifica dei palestinesi con gli israeliani.

In concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2018 Tutti Pazzi a Tel Aviv ha comportato l’assegnazione del Premio Orizzonti miglior attore a Kais Nashif .

Francesco Giuliano

 

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La conferma della Teoria della Relatività Generale di Albert Einstein avvenne un secolo fa in seguito all’eclissi totale di sole

La Teoria della Relatività generale, elaborata nel 1915 da Albert Einstein dopo dieci anni di studi, fu pubblicata nel 1916, ma la sua conferma avvenne tre anni dopo grazie all’osservazione dell’eclissi totale di Sole, nell’isola di Principe ubicata nel golfo della Guinea, avvenuta il 29 maggio 1919. Grazie all’eclissi fu osservata per la prima volta la flessione dei raggi luminosi di una stella in presenza del forte campo gravitazionale del sole. La teoria della relatività generale, infatti, descrive l’interazione gravitazionale come effetto di una legge che lega lo spazio-tempo con la distribuzione e il flusso in esso di massa, energia e impulso.

Francesco Giuliano

 

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“A mano disarmata” descrive la vicenda di una giornalista che lotta con la mano armata di penna e con l’animo armato di coraggio

Titolo: A mano disarmata

Regia: Claudio Bonivento

Soggetto: Domitilla Shaula Di Pietro (dall’autobiografia della giornalista Federica Angeli)

Sceneggiatura: Domitilla Shaula Di Pietro, Federica Angeli

Produzione Paese: Italia, 2019

Cast: Claudia Gerini, Rodolfo Laganà, Maurizio Mattioli, Nini Salerno, Francesco Venditti,  Francesco Pannofino, Mirko Frezza, Gaetano Amato, Giorgio Gobbi, Emanuela Fanelli, Milena Mancini, Licia Amendola, Massimo De Francovich, Daniele Monterosi, […]

 

A Mano Disarmata è un film realistico, diretto da Claudio Bonivento,  che denuncia lo stato mafioso che vige, oggi, in varie parti d’Italia, in questo caso in quel di Ostia, dove Claudia Gerini, indiscussa protagonista principale, veste i  panni di Federica Angeli, la quarantaquattrenne giornalista del quotidiano La Repubblica, la quale, in seguito ai suoi articoli-inchiesta sulla criminalità organizzata di Ostia è stata minacciata di morte, e dal 17 luglio 2013 vive sotto scorta. Federica Angeli è l’esempio di come una donna possa cambiare il corso della storia italica.

Interessante è sottolineare il coraggio, la tenacia e la caparbietà di questa donna che la Gerini riesce a interpretare magnificamente facendone captare allo spettatore le vicissitudini travagliate, l’irrequietudine e il logorio interiore – e qui è necessario sottolineare come la pari opportunità emerga da sola. Tant’è che la giornalista contro ogni minaccia seria e grave, come quella fattale dal mafioso Calogero Costa (Mirko Frezza), giornalista de’ Ostia, io te levo la serenità dentro casa,  mette in gioco non solo la sua vita ma anche quella di tutti i suoi familiari, ma soprattutto quelle del marito Massimo (Francesco Venditti) e dei suoi tre figli per i quali non ottiene la scorta, evidenziando in questo caso un grave inadempimento dello Stato. E lo fa per dare un taglio mortale al clan malavitoso dei Costa che incontrastato da anni fa il bello e il cattivo tempo a Ostia. Cronista della pagina romana di La Repubblica, infatti, Federica Angeli, supportata soltanto dal padre Egidio (Massimo De Francovich) quando tutti gli altri le consigliano di desistere, con la sola arma che sa usare, la penna, prende la greve decisione di pubblicare i pesanti soprusi e la violenza gratuita che i personaggi mafiosi della città esercitano sugli abitanti, siano esercenti che politici locali perché si sono impossessati di tutto. Ristoranti, bar, pizzerie, autolavaggi. Tutto. Il film descrive, con sagacia e con grande effetto scenografico, da una parte, la cattiveria, la violenza sia fisica che morale, i modi opprimenti dei malavitosi, e, dall’altra, le vicissitudini dello scontro giudiziario della giornalista con la malavita, non ancora terminato nelle aule del tribunale, che la vedono nel contempo come donna, moglie, madre, figlia e giornalista, che sa esprimere con netta evidenza la sua vita sottoposta ad un agguato continuo, la sua angoscia permanente e il suo stato di disagio espresso dalla paura, dall’isolamento sociale, dalla perdita della libertà professionale quale il proseguimento dell’inchiesta toltale dal direttore del giornale per motivi di sicurezza personale, dalla mancanza del quotidiano calore familiare, dall’angoscia, che trova per fortuna un grande bilanciamento nella vasta solidarietà manifestata dai cittadini di Ostia e nel conseguente entusiasmo, e nell’onorificenza ricevuta nel 2015 dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, qual è titolo di Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana per la sua lotta alla mafia.

Il regista Claudio Bonivento, famoso per diverse serie televisive su figure storiche femminili importanti come Anita Garibaldi (2011) o come quella di Maria Rosaria, vedova di Vito Schifani, uomo della scorta del giudice Falcone rimasto uccico nel famoso attentato, in Vi perdono ma inginocchiatevi (2012), con grande densità narrativa riesce magistralmente a far leggere in A Mano Disarmata l’intensità drammatica causata dal sentimento dell’angoscia della protagonista, anche in questo caso una donna, espressa soprattutto dai primi piani, attraverso cui lo spettatore ne percepisce il profondo e acuto dramma interiore. E fa cogliere nella sua interezza il senso del film inglobato nel suo ritmo che si ripete armonicamente con gli stati d’animo della protagonista e con il susseguirsi della vicenda.

Filmografia

Regista di diverse serie TV, ha diretto per il Cinema: Altri uomini (1997), Le giraffe (2000).

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“Quel giorno d’estate”, un film drammatico che coinvolge empaticamente lo spettatore e lo fa riflettere sulla speranza

Titolo: Quel giorno d’astate

Titolo originale: Amanda

Regia: Mikhaël Hers

Sceneggiatura: Maude Ameline, Mikhaël Hers

Musica: Anton Sanko

Produzione Paese: Francia, 2018

Cast: Vincent Lacoste, Isaure Multriere, Stacy Martin, Ophélia Kolb, Marianne Basler, Jonathan Cohen, Greta Scacchi, Claire Tran,  Nabiha Akkari, CJ Parson, […]

Leggiadro, raffinato, poetico, appassionante, empatico, gradevole, semplice nella narrazione ma profondo e toccante nei contenuti, Quel giorno d’estate è un elogio dell’amore, in cui la vita, miracolo universale, viene contrapposta alla morte: l’anabolismo che si oppone al catabolismo, l’amore che si contrappone all’odio che divide, la speranza che contrasta e reagisce alle conseguenze del terrore. Quel giorno d’estate descrive la vita del giovane David (Vincent Lacoste), ventiquattrenne, che, agendo secondo ciò che ritiene corretto e lasciandosi trasportare dalle sue angosce e dalle sue gioie, si rivela in extrema ratio di essere un eroe romantico. Egli vive da solo in un appartamento a Parigi, città che negli ultimi anni è stata presa d’assalto da frequenti attentati terroristici. E sbarca il lunario eseguendo diversi lavori precari tra cui quello di potare gli alberi della città. Manifesta un affetto profondo nei confronti della sorella Sandrine (Ophélia Kolb), insegnante di inglese in un liceo, e di Amanda, la bella e magnifica nipote di sette anni (Isaure Multriere). Mentre la sua vita scorre nella normalità, accanto al suo appartamento viene a vivere una ragazza di provincia, Lena (Stacy Martin), con la quale instaura subito un rapporto empatico e dalla cui frequenza nasce un amore profondo. Quando meno se l’aspetta, tuttavia, David, andando a trovare nel giorno in cui presso un parco Sandrine festeggia assieme ad altre amiche, tra cui  Lena, il superamento dell’esame di guida automobilistica, trova un insieme di corpi stesi sul prato, insanguinati, immobili, deturpati. Rimane sconcertato, confuso. Non trova una motivazione razionale di quell’eccedio. Il suo turbamento è enorme. La sua indole esprime subito una grande debolezza che si fa grande. Tra quei corpi c’è anche quello inerme della sorella. Mentre Lena  si è salvata con una ferita al braccio sinistro. Un attentato terroristico nel cuore di Parigi ha reso la città deserta, silenziosa, muta, sconvolta, sbigottita, traumatizzata e asllo stesso modo l’animo di David, il quale, oltre a dovere sostenere l’enorme dolore della perdita della sorella, dovrà risolvere un problema enorme, di cui non è esperto, perché dovrà accudire la piccola Amanda.

Il regista Mikhaël Hers, invece di descrivere l’attentato terroristico nella Parigi dei giorni nostri, racconta le conseguenze che esso genera nel privato, compiendo un’indagine sull’intimità di ciascuno di coloro che sono stati coinvolti nella tragedia e un’analisi sui componenti della famiglia, e facendo, nel contempo, vedere come all’inaudita violenza espressa alla massima potenza, da una parte, possa corrispondere una profonda delicatezza di sentimenti, dall’altra. Il regista sottolinea anche come la violenza possa sconvolgere e travolgere la vita di più persone in modo da renderla insopportabile per il sorgere della depressione, dell’angoscia, della paura dell’ignoto, e dell’afflizione continua, e per il sentirsi isolati da tutti. Soltanto una sedimentazione dei sentimenti negativi per effetto del passare del tempo può fare ritornare a credere nella vita e nei suoi valori fondamentali e può dare quell’impulso vitale che permette di affermare che domani è un altro giorno. Parigi, infatti, da città deserta, silenziosa, triste, cupa, pian piano si riempie di colori, di quel colore verde che è il colore della natura e della rinascita, ed è anche il colore della speranza. E della speranza nel film se ne parla pretestuosamente, apparendo inizialmente scollegata con i fatti narrati quando il titolo del libro di Dylan Jones sulla biografia di Elvis Presley Elvis has left the building desta stupore nella piccola Amanda che ne chiede alla madre la spiegazione: quando Elvis dopo aver suonato in un locale ha già lasciato l’edificio, gli spettatori hanno perso la speranza che il cantante ritorni sul palco a cantare un’altra canzone. Eppure spes, ultima dea, la speranza è ultima a morire come recita un detto latino, perché la speranza è un sentimento che proietta l’essere umano nel futuro anche se rimane connesso sempre al dubbio, al di là di ogni credo religioso o non. Il nome David forse non è stato scelto perché, nel racconto biblico, Davide, il ragazzo israelita che uccide il gigante filisteo Golia, non era avvinto dal dubbio di poter riuscire vincitore nella difficile se non impossibile impresa? Come sosteneva Aristotele, la speranza è il sogno di un uomo sveglio, o, come asseriva Talete, la speranza è il solo bene che è comune a tutti gli uomini, e anche coloro che non hanno più nulla la possiedono ancora. Lo stesso Platone diceva che l’atleta non si affaticherebbe negli esercizi se non sperasse nella vittoria.

Presentato alla LXXV Mostra Internazionale del Cinema di Venezia 2018, Quel giorno d’estate ha ottenuto due nomination (miglior attore a Vincent Lacoste e migliore colonna sonora a Anton Sanko) al Premio César.

Filmografia

The Guitar Lesson (2006), Charell (2006), Primrose Hill (2007), Montparnasse (2009), Memory Lane (2010), Quel sentimento estivo (2015).

Francesco Giuliano

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“Tutti pazzi a Tel Aviv” è una commedia appassionata dal contenuto sarcastico che fa riflettere sulla drammatica situazione israelo-

Titolo: Tutti pazzi a Tel Aviv

Titolo originale: Tel Aviv on Fire

Regia: Sameh Zoabi

Sceneggiatura: Dan Kleinman, Sameh Zoabi

Musica: André Dziezuk

Paese Produzione: Lussenburgo, Israele, Belgio, Francia, 2018

Cast: Kais Nashif, Lubna Azabal, Yaniv Biton, Nadim Sawalha, Maisa Abd  Elhadi, Salim Dau, Yousef’Joè Sweid, Amed Hlehel, Ashraf Farah, Laetitia Eïdo, […]

 

Dopo la fine della seconda guerra mondiale, nel 1947, l’ONU approvò la spartizione dello Stato palestinese in due territori, quello arabo-palestinese e quello ebraico, dando origine alla nascita dello Stato di Israele che, nel 1967 uscì vincitore della Guerra dei sei giorni e si accaparrò alcuni territori degli Stati limitrofi ad esso ostili. Questo ha determinato un conflitto perenne di cui non si vede ancora la soluzione. Conseguentemente gli israeliani, per prevenire probabili attentati, esercitano un controllo coatto dei palestinesi che devono spostarsi nel territorio per lavorare o per altro. In questo contesto si svolge Tutti Pazzi a Tel Aviv, un  film diretto dal regista palestinese Sameh Zoabi, che racconta le vicissitudini di Salam ( Kais Nashif) che scrive ogni giorno la sceneggiatura di una fiction televisiva palestinese “Tel Aviv brucia” che va in onda quotidianamente ed è molto seguita. Salam, che ha un carattere mite e molto accondiscendente, ogni mattina, per recarsi al lavoro è costretto a passare il controllo presso un posto di blocco israeliano. Un giorno gli chiede i documenti una bella soldatessa israeliana, a cui Salam, per sapere se nella sceneggiatura una battuta può andare bene, senza risultare scortese nei confronti della protagonista Tala (Lubna Azabal), domanda: Se io dico a una donna sei una bomba … è un complimento o un’offesa? La soldatessa, ovviamente, si sente presa in giro e conduce Salam presso il suo comandante Assi (Yaniv Biton) il quale, per sorprendere la moglie che segue costantemente quella fiction, pretende di partecipare alla stesura quotidiana della sceneggiatura ricattando Salam, fino al punto di togliergli il documento di riconoscimento.

Tutti Pazzi a Tel Aviv è una commedia molto divertente e intensamente sarcastica che non banalizza la condizione sociale palestinese molto critica e inconcepibile, e riesce accortamente a coinvolgere lo spettatore senza soluzione di continuità facendolo sorridere e anche partecipe, con grande semplicità e acuta sagacia, di una realtà problematica che rende difficile la convivenza pacifica dei palestinesi con gli israeliani.

In concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2018 Tutti Pazzi a Tel Aviv ha comportato l’assegnazione del Premio Orizzonti miglior attore a Kais Nashif .

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La conferma della Teoria della Relatività Generale di Albert Einstein avvenne un secolo fa in seguito all’eclissi totale di sole

La Teoria della Relatività generale, elaborata nel 1915 da Albert Einstein dopo dieci anni di studi, fu pubblicata nel 1916, ma la sua conferma avvenne tre anni dopo grazie all’osservazione dell’eclissi totale di Sole, nell’isola di Principe ubicata nel golfo della Guinea, avvenuta il 29 maggio 1919. Grazie all’eclissi fu osservata per la prima volta la flessione dei raggi luminosi di una stella in presenza del forte campo gravitazionale del sole. La teoria della relatività generale, infatti, descrive l’interazione gravitazionale come effetto di una legge che lega lo spazio-tempo con la distribuzione e il flusso in esso di massa, energia e impulso.

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“A mano disarmata” descrive la vicenda di una giornalista che lotta con la mano armata di penna e con l’animo armato di coraggio

Titolo: A mano disarmata

Regia: Claudio Bonivento

Soggetto: Domitilla Shaula Di Pietro (dall’autobiografia della giornalista Federica Angeli)

Sceneggiatura: Domitilla Shaula Di Pietro, Federica Angeli

Produzione Paese: Italia, 2019

Cast: Claudia Gerini, Rodolfo Laganà, Maurizio Mattioli, Nini Salerno, Francesco Venditti,  Francesco Pannofino, Mirko Frezza, Gaetano Amato, Giorgio Gobbi, Emanuela Fanelli, Milena Mancini, Licia Amendola, Massimo De Francovich, Daniele Monterosi, […]

 

A Mano Disarmata è un film realistico, diretto da Claudio Bonivento,  che denuncia lo stato mafioso che vige, oggi, in varie parti d’Italia, in questo caso in quel di Ostia, dove Claudia Gerini, indiscussa protagonista principale, veste i  panni di Federica Angeli, la quarantaquattrenne giornalista del quotidiano La Repubblica, la quale, in seguito ai suoi articoli-inchiesta sulla criminalità organizzata di Ostia è stata minacciata di morte, e dal 17 luglio 2013 vive sotto scorta. Federica Angeli è l’esempio di come una donna possa cambiare il corso della storia italica.

Interessante è sottolineare il coraggio, la tenacia e la caparbietà di questa donna che la Gerini riesce a interpretare magnificamente facendone captare allo spettatore le vicissitudini travagliate, l’irrequietudine e il logorio interiore – e qui è necessario sottolineare come la pari opportunità emerga da sola. Tant’è che la giornalista contro ogni minaccia seria e grave, come quella fattale dal mafioso Calogero Costa (Mirko Frezza), giornalista de’ Ostia, io te levo la serenità dentro casa,  mette in gioco non solo la sua vita ma anche quella di tutti i suoi familiari, ma soprattutto quelle del marito Massimo (Francesco Venditti) e dei suoi tre figli per i quali non ottiene la scorta, evidenziando in questo caso un grave inadempimento dello Stato. E lo fa per dare un taglio mortale al clan malavitoso dei Costa che incontrastato da anni fa il bello e il cattivo tempo a Ostia. Cronista della pagina romana di La Repubblica, infatti, Federica Angeli, supportata soltanto dal padre Egidio (Massimo De Francovich) quando tutti gli altri le consigliano di desistere, con la sola arma che sa usare, la penna, prende la greve decisione di pubblicare i pesanti soprusi e la violenza gratuita che i personaggi mafiosi della città esercitano sugli abitanti, siano esercenti che politici locali perché si sono impossessati di tutto. Ristoranti, bar, pizzerie, autolavaggi. Tutto. Il film descrive, con sagacia e con grande effetto scenografico, da una parte, la cattiveria, la violenza sia fisica che morale, i modi opprimenti dei malavitosi, e, dall’altra, le vicissitudini dello scontro giudiziario della giornalista con la malavita, non ancora terminato nelle aule del tribunale, che la vedono nel contempo come donna, moglie, madre, figlia e giornalista, che sa esprimere con netta evidenza la sua vita sottoposta ad un agguato continuo, la sua angoscia permanente e il suo stato di disagio espresso dalla paura, dall’isolamento sociale, dalla perdita della libertà professionale quale il proseguimento dell’inchiesta toltale dal direttore del giornale per motivi di sicurezza personale, dalla mancanza del quotidiano calore familiare, dall’angoscia, che trova per fortuna un grande bilanciamento nella vasta solidarietà manifestata dai cittadini di Ostia e nel conseguente entusiasmo, e nell’onorificenza ricevuta nel 2015 dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, qual è titolo di Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana per la sua lotta alla mafia.

Il regista Claudio Bonivento, famoso per diverse serie televisive su figure storiche femminili importanti come Anita Garibaldi (2011) o come quella di Maria Rosaria, vedova di Vito Schifani, uomo della scorta del giudice Falcone rimasto uccico nel famoso attentato, in Vi perdono ma inginocchiatevi (2012), con grande densità narrativa riesce magistralmente a far leggere in A Mano Disarmata l’intensità drammatica causata dal sentimento dell’angoscia della protagonista, anche in questo caso una donna, espressa soprattutto dai primi piani, attraverso cui lo spettatore ne percepisce il profondo e acuto dramma interiore. E fa cogliere nella sua interezza il senso del film inglobato nel suo ritmo che si ripete armonicamente con gli stati d’animo della protagonista e con il susseguirsi della vicenda.

Filmografia

Regista di diverse serie TV, ha diretto per il Cinema: Altri uomini (1997), Le giraffe (2000).

Francesco Giuliano

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“Quel giorno d’estate”, un film drammatico che coinvolge empaticamente lo spettatore e lo fa riflettere sulla speranza

Titolo: Quel giorno d’astate

Titolo originale: Amanda

Regia: Mikhaël Hers

Sceneggiatura: Maude Ameline, Mikhaël Hers

Musica: Anton Sanko

Produzione Paese: Francia, 2018

Cast: Vincent Lacoste, Isaure Multriere, Stacy Martin, Ophélia Kolb, Marianne Basler, Jonathan Cohen, Greta Scacchi, Claire Tran,  Nabiha Akkari, CJ Parson, […]

Leggiadro, raffinato, poetico, appassionante, empatico, gradevole, semplice nella narrazione ma profondo e toccante nei contenuti, Quel giorno d’estate è un elogio dell’amore, in cui la vita, miracolo universale, viene contrapposta alla morte: l’anabolismo che si oppone al catabolismo, l’amore che si contrappone all’odio che divide, la speranza che contrasta e reagisce alle conseguenze del terrore. Quel giorno d’estate descrive la vita del giovane David (Vincent Lacoste), ventiquattrenne, che, agendo secondo ciò che ritiene corretto e lasciandosi trasportare dalle sue angosce e dalle sue gioie, si rivela in extrema ratio di essere un eroe romantico. Egli vive da solo in un appartamento a Parigi, città che negli ultimi anni è stata presa d’assalto da frequenti attentati terroristici. E sbarca il lunario eseguendo diversi lavori precari tra cui quello di potare gli alberi della città. Manifesta un affetto profondo nei confronti della sorella Sandrine (Ophélia Kolb), insegnante di inglese in un liceo, e di Amanda, la bella e magnifica nipote di sette anni (Isaure Multriere). Mentre la sua vita scorre nella normalità, accanto al suo appartamento viene a vivere una ragazza di provincia, Lena (Stacy Martin), con la quale instaura subito un rapporto empatico e dalla cui frequenza nasce un amore profondo. Quando meno se l’aspetta, tuttavia, David, andando a trovare nel giorno in cui presso un parco Sandrine festeggia assieme ad altre amiche, tra cui  Lena, il superamento dell’esame di guida automobilistica, trova un insieme di corpi stesi sul prato, insanguinati, immobili, deturpati. Rimane sconcertato, confuso. Non trova una motivazione razionale di quell’eccedio. Il suo turbamento è enorme. La sua indole esprime subito una grande debolezza che si fa grande. Tra quei corpi c’è anche quello inerme della sorella. Mentre Lena  si è salvata con una ferita al braccio sinistro. Un attentato terroristico nel cuore di Parigi ha reso la città deserta, silenziosa, muta, sconvolta, sbigottita, traumatizzata e asllo stesso modo l’animo di David, il quale, oltre a dovere sostenere l’enorme dolore della perdita della sorella, dovrà risolvere un problema enorme, di cui non è esperto, perché dovrà accudire la piccola Amanda.

Il regista Mikhaël Hers, invece di descrivere l’attentato terroristico nella Parigi dei giorni nostri, racconta le conseguenze che esso genera nel privato, compiendo un’indagine sull’intimità di ciascuno di coloro che sono stati coinvolti nella tragedia e un’analisi sui componenti della famiglia, e facendo, nel contempo, vedere come all’inaudita violenza espressa alla massima potenza, da una parte, possa corrispondere una profonda delicatezza di sentimenti, dall’altra. Il regista sottolinea anche come la violenza possa sconvolgere e travolgere la vita di più persone in modo da renderla insopportabile per il sorgere della depressione, dell’angoscia, della paura dell’ignoto, e dell’afflizione continua, e per il sentirsi isolati da tutti. Soltanto una sedimentazione dei sentimenti negativi per effetto del passare del tempo può fare ritornare a credere nella vita e nei suoi valori fondamentali e può dare quell’impulso vitale che permette di affermare che domani è un altro giorno. Parigi, infatti, da città deserta, silenziosa, triste, cupa, pian piano si riempie di colori, di quel colore verde che è il colore della natura e della rinascita, ed è anche il colore della speranza. E della speranza nel film se ne parla pretestuosamente, apparendo inizialmente scollegata con i fatti narrati quando il titolo del libro di Dylan Jones sulla biografia di Elvis Presley Elvis has left the building desta stupore nella piccola Amanda che ne chiede alla madre la spiegazione: quando Elvis dopo aver suonato in un locale ha già lasciato l’edificio, gli spettatori hanno perso la speranza che il cantante ritorni sul palco a cantare un’altra canzone. Eppure spes, ultima dea, la speranza è ultima a morire come recita un detto latino, perché la speranza è un sentimento che proietta l’essere umano nel futuro anche se rimane connesso sempre al dubbio, al di là di ogni credo religioso o non. Il nome David forse non è stato scelto perché, nel racconto biblico, Davide, il ragazzo israelita che uccide il gigante filisteo Golia, non era avvinto dal dubbio di poter riuscire vincitore nella difficile se non impossibile impresa? Come sosteneva Aristotele, la speranza è il sogno di un uomo sveglio, o, come asseriva Talete, la speranza è il solo bene che è comune a tutti gli uomini, e anche coloro che non hanno più nulla la possiedono ancora. Lo stesso Platone diceva che l’atleta non si affaticherebbe negli esercizi se non sperasse nella vittoria.

Presentato alla LXXV Mostra Internazionale del Cinema di Venezia 2018, Quel giorno d’estate ha ottenuto due nomination (miglior attore a Vincent Lacoste e migliore colonna sonora a Anton Sanko) al Premio César.

Filmografia

The Guitar Lesson (2006), Charell (2006), Primrose Hill (2007), Montparnasse (2009), Memory Lane (2010), Quel sentimento estivo (2015).

Francesco Giuliano

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