Con l’avanzare di un nuovo Medio Evo, la Scienza assume un’importanza fondamentale per arginare il dannoso fenomeno

La Terra è piatta, la caccia alle streghe, le scie chimiche e la teoria del complotto, l’antivaccinismo o no-vax, e quant’altro, sono concezioni obsolete che stanno ricomparendo...

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La Ricerca e la Notte Europea dei Ricercatori

Il Museo della Terra Pontina di Latina, sito in piazza del Quadrato, ha organizzato, per la serata di venerdì 28 settembre 2018, una conferenza in cui sono stati presentati i...

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La Terza Cultura per evitare un nuovo Medio Evo

Oggi, c’è un difficile rapporto tra le scienze umane e le scienze sperimentali. Le prime, arroccate in un mondo isolato fatto di sapienza non-empirica che dà della realtà una...

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Inquinamento atmosferico- Parte seconda. Inquinamento urbano: città “isole di calore”

Continuando il discorso sugli effetti dell’inquinamento termico urbano sul clima, è fuor di dubbio che esso subisce, nell’arco dell’anno, delle variazioni considerevoli dovute essenzialmente al fatto che di inverno al calore dovuto ai raggi solari, a quello emesso dal traffico e dalle varie attività artigiane e imprenditoriali, si aggiunge anche quello dovuto al riscaldamento delle abitazioni, di scuole, uffici.

In uno studio americano del 1979 di Lippmann e Schlessinger è stato calcolato che il rapporto tra l’assorbimento del calore solare  – pari a circa 1,4 kW per ogni metro quadrato, valore che varia a seconda dell’inclinazione dei raggi solari sulla superficie terrestre – e la produzione di calore generato dall’uomo su scala planetaria risulta essere seimila. Ciò vuol dire che il riscaldamento della superficie terrestre dovuto ai raggi solari è seimila volte più elevato di quello causato dalle varie attività produttive dell’uomo. Orbene, in molte città ad alta intensità di popolazione e quindi di traffico urbano, questo rapporto scende fino a venti. Ciò dimostra che il riscaldamento antropogenico a livello locale aumenta di circa trecento volte il valore che si trova nelle aree non urbane.

Questo stato di cose comporta la formazione nell’atmosfera della città di un sistema che viene denominato “isola di calore”, perché tra questa e le sue zone periferiche esterne si viene a creare una differenza di temperatura di circa cinque gradi di inverno e meno della metà di questo valore in estate. Quando si verificano però condizioni adiabatiche, cioè che questo sistema urbano non riesce a scambiare calore con l’ambiente, sulla città si costituirà una cappa, una specie di bolla gassosa, in cui tutti gli inquinanti prodotti dal traffico e dalle altre attività antropogeniche si accumuleranno con conseguente fall-out sul suolo, dove avviene qualcosa di simile al metodo della fumigazione (usato molto in agricoltura), che consiste nel disinfestare un determinato luogo chiuso riempiendolo di sostanze per uccidere tutti i germi nocivi che vi si trovano.

Da questo si comprende quanto grande sia il danno che si ripercuote sugli abitanti. Ovviamente, e talvolta per fortuna, le condizioni adiabatiche sono fluttuanti nell’arco della giornata, a causa dello spostamento dei raggi solari dovuto al quotidiano movimento della terra attorno al sole, apportando un rimescolamento dell’aria e quindi degli inquinanti con scomparsa della bolla, ma con conseguenze sull’ambiente circostante che a lungo andare determinano variazioni ambientali significative nel mesoclima, cioè in una zona di scala intermedia tra il microclima (zona locale) e il macroclima (zona a lungo raggio).

Tra queste conseguenze ci possono essere l’effetto frigorifero e l’effetto serra. Il primo è causato dall’eccessiva presenza di polveri sospese, o particolati, nella parte bassa della troposfera (zona dell’atmosfera che si estende dalla superficie terrestre fino ad un altezza di circa 15 chilometri), le quali assorbono e disperdono i raggi solari impedendone l’incidenza sul suolo interessato e determinandone di conseguenza un abbassamento della temperatura. L’effetto serra, al contrario, è causato dai raggi a lunghezza d’onda elevata (raggi infrarossi), riflessi dalla superficie terrestre, che vengono assorbiti e in parte rimandati sulla superficie terrestre da diverse sostanze che si accumulano nella troposfera tra cui, in particolar modo, il vapor acqueo, il biossido di carbonio, alias anidride carbonica, il metano, e in minor quantità il protossido di azoto, i clorofluorocarburi (CFC), ecc..

I mezzi di informazione, tuttavia, trascurano la rilevanza degli altri componenti e danno molto peso soltanto al biossido di carbonio, che viene prodotto dalle combustioni dei combustibili fossili e non (carbone, pellet, legna, benzina, metano, gasolio, gpl, ecc.) la cui origine deriva dal traffico urbano, dal riscaldamento domestico, da tutte le attività produttive che richiedono energia, ecc.. Esso si accumula nella troposfera al netto di quello che viene eliminato dalla fotosintesi clorofilliana, fenomeno biochimico naturale dovuto al pigmento verde presente nelle foglie delle piante. L’effetto serra è, quindi, conseguenza di quella parte dell’energia solare trattenuta da tutte le sostanze su citate che determina un aumento della temperatura del mesoclima. (continua)

Francesco Giuliano

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Inquinamento atmosferico – Parte prima. L’inquinamento termico delle città e i suoi effetti sul clima

Il clima (dal greco klima significa inclinazione) di una data regione geografica della Terra dipende dall’inclinazione dei raggi solari (che il lettore può immaginare come un fascio di tante frecce proiettate dal Sole sulla Terra) sulla sua superficie. Esso è mediamente lo stato atmosferico che raggruppa fenomeni e grandezze fisiche ad essi collegati (precipitazioni, vento, temperatura, pressione, ecc.) che avvengono nell’atmosfera in un intervallo temporale di almeno trent’anni. Tale regione, per semplicità, la chiamiamo col termine scientifico ecosistema. In essa si instaurano determinati equilibri chimico-fisici (evaporazione dell’acqua, precipitazioni atmosferiche, ecc.) e biochimici (respirazione, fotosintesi clorofilliana, processi fermentativi nella biomassa, ecc.). Dal clima dipendono quindi le caratteristiche dell’ecosistema, quale la sua popolazione suddivisa rispettivamente in flora (vegetale) e fauna (animale). Il clima incide anche sulle attività economiche e su tutto ciò che da queste dipende, quale in primis la cultura della popolazione nella sua accezione più ampia, che in essa vive. Quando sul clima e sulla sua variabilità influiscono i prodotti delle attività antropiche (calore, fumi e con essi i particolati come  i pm10, i pm2,5, ecc., vapori, umidità, sostanze di varia natura come gli idrocarburi, gli idrocarburi alogenati, le diossine, gli ossidi di azoto NOx, biossido di zolfo SO2, biossido di carbonio CO, metano CH4, ozono O3, ecc.) in modo significativo, producendo eventi che ne alterano gli equilibri naturali, equilibri che sono dinamici, si parla di inquinamento climatico. Quando uno o più di questi equilibri vengono perturbati, prima che si instaurino nuovi equilibri ci vuole un lasso di tempo più o meno lungo e, in questo tempo, possono avvenire dei disastri meteorologici. Per comprendere cosa significhi ciò, si consideri questa analogia: il galleggiamento di una barca in mare corrisponde ad uno stato di equilibrio. Se un urto contro uno scoglio provoca una falla, nella barca entra dell’acqua che la fa sprofondare rapidamente facendole perdere l’equilibrio iniziale. Si determina cioè uno stato che si chiama perturbazione. Per ripristinare l’equilibrio, allora, bisogna pompare al di fuori della barca l’acqua ad una velocità superiore a quella con la quale l’acqua vi entra e questo richiede del tempo. Il fatto che la barca continui a galleggiare mentre l’acqua da una parte entra e dall’altra esce dà l’idea che l’equilibrio è dinamico e non statico.

Sulla base di queste precisazioni, l’ecosistema in termini scientifici può essere trattato come un sistema il quale, dal punto di vista termodinamico, può essere isolato, chiuso e aperto. Un sistema, in effetti, è idealmente una porzione della materia che può avere diverse relazioni di scambio sia di massa (materia) che di energia con la parte rimanente dell’ambiente.

Quando il sistema non può avere scambi né di massa né di energia con l’esterno (situazione difficile da ottenersi), si dice isolato. In un sistema chiuso, invece, avvengono con l’ambiente circostante soltanto scambi di energia, mentre in un sistema aperto si hanno scambi sia di energia che di massa con l’ambiente. Ad esempio, una città con tutte le attività economiche, culturali e abitudinarie della sua popolazione è un sistema che si può studiare come un sistema aperto, dove si produce, tra l’altro, calore dovuto sia al riscaldamento domestico sia alle attività più svariate dei vari enti produttivi e non, al riscaldamento prodotto dal traffico cittadino degli autoveicoli e dall’uso delle macchine industriali, a cui si aggiunge quello che deriva dagli impianti chimici, tessili, meccanici, alimentari, ecc.. Tutto questo calore ovviamente si accumula nell’atmosfera della città, la cui temperatura aumenterà. Di conseguenza, poiché il calore si trasmette da un punto a temperatura più alta a quello a temperatura più bassa, tale calore si trasmetterà nell’ambiente limitrofo alla città. In definitiva, tale inquinamento termico prodotto avrà delle ripercussioni indirette rovinose a livello più ampio, addirittura su scala globale. Ciò potrebbe essere confermato dall’ipotesi del 1979, chiamata effetto farfalla, avanzata dal fisico Edward Lorenz, secondo la quale si può avere da un evento trascurabile un evento di portata smisurata. Infatti, per fare capire il significato di ciò, Lorenz ipotizzò che un battito di ali di una farfalla in Brasile avrebbe potuto provocare un uragano nel Texas. Da ciò si può comprendere quanto dannoso e pericoloso possa essere il riscaldamento prodotto nelle città. (continua)

Francesco Giuliano

 

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Tre anni fa, a Firenze, la commemorazione della morte del chimico italo-tedesco Hugo Schiff

Mi piace ricordare che tre anni fa, in occasione del centenario della morte del chimico italo-tedesco Hugo Schiff avvenuta l’8 settembre 1915, fu organizzata il 14 dicembre 2015, presso il Palazzo Panciatichi, Via Cavour 4, a Firenze, una giornata di studio per commemorare l’opera e la vita di questo grande scienziato.

Allievo presso l’Università di Gottinga del tedesco Friedrich Wöhler, chimico famoso per aver sintetizzato l’urea, sostanza fino ad allora considerata organica, partendo invece da composti inorganici, e per avere scoperto l’elemento chimico Berillio,  Hugo Schiff si può considerare per i suoi studi e per le sue scoperte uno dei padri della Chimica ed è stato anche il fondatore del quotidiano socialista “Avanti”. Nato a Francoforte sul Meno nel 1834, dovette abbandonare la Germania per le sue origine ebraiche e per avere abbracciato le idee socialiste derivate dalla corrispondenza con Karl Marx. Si trasferì prima a Firenze e poi a Torino e poi di nuovo a Firenze, due città in cui insegnò ‘Chimica generale’. Effettuò studi approfonditi sui glucosidi (fonti di immagazzinamento di zuccheri) e sul furfurolo (oggi, ottenuto dai cascami vegetali, è molto impiegato al posto della formaldeide, nella produzione di resine fenoliche e ureiche) scoprì le immine secondarie, sostanze stabili ottenute dalla condensazione di ammoniaca o di un’ammina primaria con un aldeide o un chetone, note appunto come ‘basi di Schiff’, e un reattivo, a base di fucsina, che porta il suo nome per individuare le aldeidi.

Cofondatore della Gazzetta Chimica Italiana con Stanislao Cannizzaro e Emanuele Paternò istituì una delle più importanti scuole di chimica favorita anche dal suo libro “Introduzione allo studio della chimica” pubblicato nel 1876.

Hugo Schiff morì nel 1915.

Francesco Giuliano

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“Colette” , una brillante storia d’amore e di tradimenti

Titolo: Colette

Regia: Wash Westmoreland

Sceneggiatura: Wash Westmoreland, Richard Glatzer, Rebecca Lenkiewicz

Musiche: Thomas Adès

Produzione Paese: UK, USA, Ungheria, 2018

Cast: Keira Knightley, Dominic West, Fiona Shaw, Denise Gough, Eleanor Tomlinson, Aiysha Hart, Robert Pugh, Ray Panthaki, Shannon Tarbet, Caroline Boulton, Rebecca Root, Attila C. Arpa, Arabella Weir, Karl Farrer, Masayoshi Haneda, Maté Haumann, Dchie Beau, […]

Colette (Keira Knightley), in realtà Sidonie-Gabrielle Colette, vive con la madre Sido (Fiona Shaw) e il padre Jules (Robert Pugh), invalido di guerra, nella campagna di Montignies. Un giorno in seguito ad una visita alla sua famiglia, Colette conosce Willy (Dominic West), un famoso imprenditore letterario di Parigi, di cui si innamora. Da lì a poco ne consegue il matrimonio che porta Colette ad abitare a Parigi dove, grazie alle frequentazioni del marito, conosce diversi personaggi più o meno famosi della Belle Époque. Lei, infatti, non vuole che venga trattata come la moglie che aspetta a casa, ma vuole far parte della vita di Willy. Il contatto con quella gente è stimolante e suscita subito in Colette delle ispirazioni letterarie che la portano a scrivere dei racconti autobiografici dove la protagonista dalla disinibita e spregiudicata sensualità si chiama Claudine. Willy a corto di denaro, per risanare le finanze familiari avendo avuto sentore della bellezza e dell’originalità di quegli scritti anticonformisti, fa pubblicare quei racconti però a proprio nome con il consenso della moglie. Essi hanno subito un grande successo tant’è che Claudine per i suoi comportamenti erotici e osé diventa subito famosa nell’entourage culturale parigino e lo diventa ancor di più il suo scrittore, si fa per dire, Willy. Conseguentemente, approfittando di ciò Colette continua a scriverne altri che Willy seguita a fare pubblicare ancora a proprio nome. Passano gli anni e il rapporto coniugale incomincia ad incresparsi per diversi motivi: non avendo figli con un marito che oltre ad essere un donnaiolo è anche un dissipatore di denaro, Colette scopre di essere lesbica e intraprende una profonda e duratura relazione amorosa con Missy (Denise Gough), una nobile femminista disinibita dagli evidenti comportamenti maschili. Ne risulta  che Colette divorzia da Wlly e riesce a pubblicare i romanzi con il suo nome ottenendo un grande successo meritato.

Ambedue gli attori protagonisti Keira Knightley e Dominic West,  che alternano magistralmente il dramma con la commedia,  descrivono un capolavoro di accortezza pittorica, che rivela un gusto delicato per la moda del tempo e per i rapporti sociali basati sul pettegolezzo e sul moralismo sfrenato. Keira Knightley è molto brava a indossare le vesti di Colette perché mostra una profonda capacità di evidenziarne il bisogno spasmodico di eversione e il sentire pulsante diverso dal resto della società in cui risiede, e che la inducono a invocare per sé un nuovo modo di vivere, libero da vincoli di qualsiasi natura e avulso dai pregiudizi e dalle inibizioni sociali. Nel contempo Dominic West descrive brillantemente la sua tragedia, quella di un uomo combattuto fra l’amore per la moglie e l’amore per la gloria evanescente, optando per sua natura per il secondo che lo porta al fallimento sia come marito che come uomo.

Il regista sostiene, nel frattempo, lo svolgersi dell’intrigo narrativo con un uso convincente delle risorse scenografiche  e musicali equilibrando il giusto ritmo dei gesti, degli sguardi e dei dettagli per niente trascurati per fare cogliere il profondo senso del logorio interiore e della verità. Egli, come un bravo scultore, scava profondamente nei volti di Colette e di Willy per far cogliere allo spettatore la loro individuale intimità e per mettere in luce la raffinata ipocrisia di lui e l’aggressività erotica di lei.

Il regista asseconda, infine, anche il proseguire della storia dei due coniugi  con un accurata opera di ambientazione e con un uso preciso dei dettagli, che non risparmiano alcun aspetto, usando a fondo e con perfetto equilibrio il linguaggio cinematografico risultato utile per una costruzione armonica della vicenda, misurata e senza crepe.

Il film è stato presentato al Sundance Film Festival 2018 ed ha ottenuto 4 candidature al British Independent Film Awards 2018.

Filmografia

The Fluffer (2001), Non è pecacto- La Quinceañera (2006), The Last of Robin Hood (2013), Still Alice (2014). Ha diretto diversi film con vari pseudonimi (Wash West e Bud Light).

Francesco Giuliano

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“Il vizio della speranza” alla conquista dell’umanità perduta

Titolo: Il vizio della speranza

Regia: Edoardo De Angelis

Soggetto: Edoardo De Angelis

Sceneggiatura: Edoardo De Angelis, Umberto Contarello

Musiche: Enzo Avitabile

Produzione Paese: Italia, 2018

Cast: Pina Turco, Marina Confalone, Massimiliano Rossi, Cristina Donadio, Odette Gomis, Juliet Esey Joseph, Maria Angela Robustelli, Jane Bobkova, Yvonne Zidiouemba, Marcello Romolo, Demy Licata, […]

Nascere a Castel Volturno, su questo pezzo di litorale campano a metà strada tra Gaeta e Napoli, è diverso che nascere in qualsiasi altro luogo d’Italia. Un territorio che conta venticinquemila abitanti regolari, più venticinquemila clandestini, tra aborti, superstizione cattolica, crimine organizzato bianco e nero, riti voodoo (rito Africano che rende schiave le persone che lo praticano), scrive il regista nel suo libro “Il vizio della speranza” (ed. Mondadori, 2018) da cui è stato tratto questo film realistico e drammatico.

In questo contesto, si svolge la vita di Maria (Pina Turco) che, con il solito giaccone ricamato, il cappuccio in testa e il passo svelto, incurante delle immondizie e delle pozzanghere che le capitano sotto i piedi perché essa stessa si considera un rifiuto in quanto in fin di vita fu ripescata da Carlo Pengue (Massimiliano Rossi), fa da spola tra la casa della Zì Mari (Marina Confalone) e la casa dove sono alloggiate le donne clandestine in attesa di partorire. Zì Mari,una signora che mostra autorevolezza,è una sfruttatrice drogata anche se molto curata e ingioiellata dalla testa sino ai piedi, un boss al femminile che si interessa del commercio dei neonati di donne in attesa di partorire. Ebbene, Maria alle sue dipendenze e ai suoi ordini si occupa di traghettare di notte sul fiume Volturno le partorienti africane, che in cambio di denaro hanno già ceduto il proprio nascituro a famiglie che non conosceranno mai. Maria si comporta, dunque, come un novello Caronte, il traghettatore dell’Ade (così come ha scritto Dante Alighieri nel Canto III dell’Inferno: E ‘l duca lui: “Caron, non ti crucciare:/ vuolsi così colà dove si puote/ ciò che si vuole, e più non dimandare), e, senza crearsi problemi di coscienza, conduce una vita che apparentemente sembra normale. In effetti, questa sua vita è squallida e priva di umanità anche se con grande amore si prende cura della madre Alba(Cristina Donadio), una donna alquanto squilibrata. Un giorno, tuttavia, Maria andando alla ricerca di Fatima, una donna africana fuggita, si accorge che anche lei è rimasta incinta. Questa nuova circostanza la pone in una stato di attesa e la induce a riflettere sulla sua vita. Maria comprende, con il feto in grembo e quindi da futura madre, la situazione psicologica in cui si sono trovate tutte quelle donne che ha traghettato fino ad allora. Ciò le cambia la vita perché, come ha asserito lo scrittore ucraino Giorgio Scerbanenco, anche la speranza è un vizio che nessuno riesce mai a togliersi completamente. Tant’è che Maria, spinta dalla speranza, ultima dea, che sta in bilico tra la debolezza e la forza, acquista coraggio e fugge da Zì Mari e da quell’ambiente sporco, privo di valori umani, alla ricerca di quell’umanità che non ha mai posseduto. Allo stesso modo del protagonista Andy Drufresne del film Le ali della libertà di Frank Darabont (1994) – C’è qualcosa dentro di te che nessuno ti può toccare né togliere, se tu non vuoi. Si chiama speranza! … La paura può farti prigioniero. La speranza può renderti libero –, Maria fugge dalla schiavitù verso la libertà perché non tiene nessuna intenzione di abortire aiutata dall’unico essere umano che conosce, quel Carlo Pengue che la salvò da annegamento sicuro quando ancora era bambina. E, come canta Fabrizio De André nella sua canzone Via del Campo: Ama e ridi se amor risponde / piangi forte se non ti sente / dai diamanti non nasce niente / dal letame nascono i fior, per miracolo dalla povertà morale vissuta di Maria nasce come un fiore una grande umanità.

Un film tutto al femminile, dove l’uomo, l’unico uomo degno di questo nome, uomo “un bel nome”, è Carlo Pengue, forse perché le donne governano male questo mondo?

Il film è stato presentato in anteprima alla 13^ edizione della Festa del Cinema di Roma dove gli è stato assegnato il Premio del pubblico BLN, mentre al Tokyo International Film Festival 2018 ha vinto il Premio Miglior regista a Edoardo De Angelis e il Premio Migliore attrice a Pina Turco.

Filmografia

Mozzarella Stories (2011), Perez (2014), Vieni a vivere a Napoli (episodio Magnifico shock, 2016), Indivisibili (2016).

Francesco Giuliano

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Inquinamento atmosferico- Parte seconda. Inquinamento urbano: città “isole di calore”

Continuando il discorso sugli effetti dell’inquinamento termico urbano sul clima, è fuor di dubbio che esso subisce, nell’arco dell’anno, delle variazioni considerevoli dovute essenzialmente al fatto che di inverno al calore dovuto ai raggi solari, a quello emesso dal traffico e dalle varie attività artigiane e imprenditoriali, si aggiunge anche quello dovuto al riscaldamento delle abitazioni, di scuole, uffici.

In uno studio americano del 1979 di Lippmann e Schlessinger è stato calcolato che il rapporto tra l’assorbimento del calore solare  – pari a circa 1,4 kW per ogni metro quadrato, valore che varia a seconda dell’inclinazione dei raggi solari sulla superficie terrestre – e la produzione di calore generato dall’uomo su scala planetaria risulta essere seimila. Ciò vuol dire che il riscaldamento della superficie terrestre dovuto ai raggi solari è seimila volte più elevato di quello causato dalle varie attività produttive dell’uomo. Orbene, in molte città ad alta intensità di popolazione e quindi di traffico urbano, questo rapporto scende fino a venti. Ciò dimostra che il riscaldamento antropogenico a livello locale aumenta di circa trecento volte il valore che si trova nelle aree non urbane.

Questo stato di cose comporta la formazione nell’atmosfera della città di un sistema che viene denominato “isola di calore”, perché tra questa e le sue zone periferiche esterne si viene a creare una differenza di temperatura di circa cinque gradi di inverno e meno della metà di questo valore in estate. Quando si verificano però condizioni adiabatiche, cioè che questo sistema urbano non riesce a scambiare calore con l’ambiente, sulla città si costituirà una cappa, una specie di bolla gassosa, in cui tutti gli inquinanti prodotti dal traffico e dalle altre attività antropogeniche si accumuleranno con conseguente fall-out sul suolo, dove avviene qualcosa di simile al metodo della fumigazione (usato molto in agricoltura), che consiste nel disinfestare un determinato luogo chiuso riempiendolo di sostanze per uccidere tutti i germi nocivi che vi si trovano.

Da questo si comprende quanto grande sia il danno che si ripercuote sugli abitanti. Ovviamente, e talvolta per fortuna, le condizioni adiabatiche sono fluttuanti nell’arco della giornata, a causa dello spostamento dei raggi solari dovuto al quotidiano movimento della terra attorno al sole, apportando un rimescolamento dell’aria e quindi degli inquinanti con scomparsa della bolla, ma con conseguenze sull’ambiente circostante che a lungo andare determinano variazioni ambientali significative nel mesoclima, cioè in una zona di scala intermedia tra il microclima (zona locale) e il macroclima (zona a lungo raggio).

Tra queste conseguenze ci possono essere l’effetto frigorifero e l’effetto serra. Il primo è causato dall’eccessiva presenza di polveri sospese, o particolati, nella parte bassa della troposfera (zona dell’atmosfera che si estende dalla superficie terrestre fino ad un altezza di circa 15 chilometri), le quali assorbono e disperdono i raggi solari impedendone l’incidenza sul suolo interessato e determinandone di conseguenza un abbassamento della temperatura. L’effetto serra, al contrario, è causato dai raggi a lunghezza d’onda elevata (raggi infrarossi), riflessi dalla superficie terrestre, che vengono assorbiti e in parte rimandati sulla superficie terrestre da diverse sostanze che si accumulano nella troposfera tra cui, in particolar modo, il vapor acqueo, il biossido di carbonio, alias anidride carbonica, il metano, e in minor quantità il protossido di azoto, i clorofluorocarburi (CFC), ecc..

I mezzi di informazione, tuttavia, trascurano la rilevanza degli altri componenti e danno molto peso soltanto al biossido di carbonio, che viene prodotto dalle combustioni dei combustibili fossili e non (carbone, pellet, legna, benzina, metano, gasolio, gpl, ecc.) la cui origine deriva dal traffico urbano, dal riscaldamento domestico, da tutte le attività produttive che richiedono energia, ecc.. Esso si accumula nella troposfera al netto di quello che viene eliminato dalla fotosintesi clorofilliana, fenomeno biochimico naturale dovuto al pigmento verde presente nelle foglie delle piante. L’effetto serra è, quindi, conseguenza di quella parte dell’energia solare trattenuta da tutte le sostanze su citate che determina un aumento della temperatura del mesoclima. (continua)

Francesco Giuliano

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Inquinamento atmosferico – Parte prima. L’inquinamento termico delle città e i suoi effetti sul clima

Il clima (dal greco klima significa inclinazione) di una data regione geografica della Terra dipende dall’inclinazione dei raggi solari (che il lettore può immaginare come un fascio di tante frecce proiettate dal Sole sulla Terra) sulla sua superficie. Esso è mediamente lo stato atmosferico che raggruppa fenomeni e grandezze fisiche ad essi collegati (precipitazioni, vento, temperatura, pressione, ecc.) che avvengono nell’atmosfera in un intervallo temporale di almeno trent’anni. Tale regione, per semplicità, la chiamiamo col termine scientifico ecosistema. In essa si instaurano determinati equilibri chimico-fisici (evaporazione dell’acqua, precipitazioni atmosferiche, ecc.) e biochimici (respirazione, fotosintesi clorofilliana, processi fermentativi nella biomassa, ecc.). Dal clima dipendono quindi le caratteristiche dell’ecosistema, quale la sua popolazione suddivisa rispettivamente in flora (vegetale) e fauna (animale). Il clima incide anche sulle attività economiche e su tutto ciò che da queste dipende, quale in primis la cultura della popolazione nella sua accezione più ampia, che in essa vive. Quando sul clima e sulla sua variabilità influiscono i prodotti delle attività antropiche (calore, fumi e con essi i particolati come  i pm10, i pm2,5, ecc., vapori, umidità, sostanze di varia natura come gli idrocarburi, gli idrocarburi alogenati, le diossine, gli ossidi di azoto NOx, biossido di zolfo SO2, biossido di carbonio CO, metano CH4, ozono O3, ecc.) in modo significativo, producendo eventi che ne alterano gli equilibri naturali, equilibri che sono dinamici, si parla di inquinamento climatico. Quando uno o più di questi equilibri vengono perturbati, prima che si instaurino nuovi equilibri ci vuole un lasso di tempo più o meno lungo e, in questo tempo, possono avvenire dei disastri meteorologici. Per comprendere cosa significhi ciò, si consideri questa analogia: il galleggiamento di una barca in mare corrisponde ad uno stato di equilibrio. Se un urto contro uno scoglio provoca una falla, nella barca entra dell’acqua che la fa sprofondare rapidamente facendole perdere l’equilibrio iniziale. Si determina cioè uno stato che si chiama perturbazione. Per ripristinare l’equilibrio, allora, bisogna pompare al di fuori della barca l’acqua ad una velocità superiore a quella con la quale l’acqua vi entra e questo richiede del tempo. Il fatto che la barca continui a galleggiare mentre l’acqua da una parte entra e dall’altra esce dà l’idea che l’equilibrio è dinamico e non statico.

Sulla base di queste precisazioni, l’ecosistema in termini scientifici può essere trattato come un sistema il quale, dal punto di vista termodinamico, può essere isolato, chiuso e aperto. Un sistema, in effetti, è idealmente una porzione della materia che può avere diverse relazioni di scambio sia di massa (materia) che di energia con la parte rimanente dell’ambiente.

Quando il sistema non può avere scambi né di massa né di energia con l’esterno (situazione difficile da ottenersi), si dice isolato. In un sistema chiuso, invece, avvengono con l’ambiente circostante soltanto scambi di energia, mentre in un sistema aperto si hanno scambi sia di energia che di massa con l’ambiente. Ad esempio, una città con tutte le attività economiche, culturali e abitudinarie della sua popolazione è un sistema che si può studiare come un sistema aperto, dove si produce, tra l’altro, calore dovuto sia al riscaldamento domestico sia alle attività più svariate dei vari enti produttivi e non, al riscaldamento prodotto dal traffico cittadino degli autoveicoli e dall’uso delle macchine industriali, a cui si aggiunge quello che deriva dagli impianti chimici, tessili, meccanici, alimentari, ecc.. Tutto questo calore ovviamente si accumula nell’atmosfera della città, la cui temperatura aumenterà. Di conseguenza, poiché il calore si trasmette da un punto a temperatura più alta a quello a temperatura più bassa, tale calore si trasmetterà nell’ambiente limitrofo alla città. In definitiva, tale inquinamento termico prodotto avrà delle ripercussioni indirette rovinose a livello più ampio, addirittura su scala globale. Ciò potrebbe essere confermato dall’ipotesi del 1979, chiamata effetto farfalla, avanzata dal fisico Edward Lorenz, secondo la quale si può avere da un evento trascurabile un evento di portata smisurata. Infatti, per fare capire il significato di ciò, Lorenz ipotizzò che un battito di ali di una farfalla in Brasile avrebbe potuto provocare un uragano nel Texas. Da ciò si può comprendere quanto dannoso e pericoloso possa essere il riscaldamento prodotto nelle città. (continua)

Francesco Giuliano

 

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Tre anni fa, a Firenze, la commemorazione della morte del chimico italo-tedesco Hugo Schiff

Mi piace ricordare che tre anni fa, in occasione del centenario della morte del chimico italo-tedesco Hugo Schiff avvenuta l’8 settembre 1915, fu organizzata il 14 dicembre 2015, presso il Palazzo Panciatichi, Via Cavour 4, a Firenze, una giornata di studio per commemorare l’opera e la vita di questo grande scienziato.

Allievo presso l’Università di Gottinga del tedesco Friedrich Wöhler, chimico famoso per aver sintetizzato l’urea, sostanza fino ad allora considerata organica, partendo invece da composti inorganici, e per avere scoperto l’elemento chimico Berillio,  Hugo Schiff si può considerare per i suoi studi e per le sue scoperte uno dei padri della Chimica ed è stato anche il fondatore del quotidiano socialista “Avanti”. Nato a Francoforte sul Meno nel 1834, dovette abbandonare la Germania per le sue origine ebraiche e per avere abbracciato le idee socialiste derivate dalla corrispondenza con Karl Marx. Si trasferì prima a Firenze e poi a Torino e poi di nuovo a Firenze, due città in cui insegnò ‘Chimica generale’. Effettuò studi approfonditi sui glucosidi (fonti di immagazzinamento di zuccheri) e sul furfurolo (oggi, ottenuto dai cascami vegetali, è molto impiegato al posto della formaldeide, nella produzione di resine fenoliche e ureiche) scoprì le immine secondarie, sostanze stabili ottenute dalla condensazione di ammoniaca o di un’ammina primaria con un aldeide o un chetone, note appunto come ‘basi di Schiff’, e un reattivo, a base di fucsina, che porta il suo nome per individuare le aldeidi.

Cofondatore della Gazzetta Chimica Italiana con Stanislao Cannizzaro e Emanuele Paternò istituì una delle più importanti scuole di chimica favorita anche dal suo libro “Introduzione allo studio della chimica” pubblicato nel 1876.

Hugo Schiff morì nel 1915.

Francesco Giuliano

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“Colette” , una brillante storia d’amore e di tradimenti

Titolo: Colette

Regia: Wash Westmoreland

Sceneggiatura: Wash Westmoreland, Richard Glatzer, Rebecca Lenkiewicz

Musiche: Thomas Adès

Produzione Paese: UK, USA, Ungheria, 2018

Cast: Keira Knightley, Dominic West, Fiona Shaw, Denise Gough, Eleanor Tomlinson, Aiysha Hart, Robert Pugh, Ray Panthaki, Shannon Tarbet, Caroline Boulton, Rebecca Root, Attila C. Arpa, Arabella Weir, Karl Farrer, Masayoshi Haneda, Maté Haumann, Dchie Beau, […]

Colette (Keira Knightley), in realtà Sidonie-Gabrielle Colette, vive con la madre Sido (Fiona Shaw) e il padre Jules (Robert Pugh), invalido di guerra, nella campagna di Montignies. Un giorno in seguito ad una visita alla sua famiglia, Colette conosce Willy (Dominic West), un famoso imprenditore letterario di Parigi, di cui si innamora. Da lì a poco ne consegue il matrimonio che porta Colette ad abitare a Parigi dove, grazie alle frequentazioni del marito, conosce diversi personaggi più o meno famosi della Belle Époque. Lei, infatti, non vuole che venga trattata come la moglie che aspetta a casa, ma vuole far parte della vita di Willy. Il contatto con quella gente è stimolante e suscita subito in Colette delle ispirazioni letterarie che la portano a scrivere dei racconti autobiografici dove la protagonista dalla disinibita e spregiudicata sensualità si chiama Claudine. Willy a corto di denaro, per risanare le finanze familiari avendo avuto sentore della bellezza e dell’originalità di quegli scritti anticonformisti, fa pubblicare quei racconti però a proprio nome con il consenso della moglie. Essi hanno subito un grande successo tant’è che Claudine per i suoi comportamenti erotici e osé diventa subito famosa nell’entourage culturale parigino e lo diventa ancor di più il suo scrittore, si fa per dire, Willy. Conseguentemente, approfittando di ciò Colette continua a scriverne altri che Willy seguita a fare pubblicare ancora a proprio nome. Passano gli anni e il rapporto coniugale incomincia ad incresparsi per diversi motivi: non avendo figli con un marito che oltre ad essere un donnaiolo è anche un dissipatore di denaro, Colette scopre di essere lesbica e intraprende una profonda e duratura relazione amorosa con Missy (Denise Gough), una nobile femminista disinibita dagli evidenti comportamenti maschili. Ne risulta  che Colette divorzia da Wlly e riesce a pubblicare i romanzi con il suo nome ottenendo un grande successo meritato.

Ambedue gli attori protagonisti Keira Knightley e Dominic West,  che alternano magistralmente il dramma con la commedia,  descrivono un capolavoro di accortezza pittorica, che rivela un gusto delicato per la moda del tempo e per i rapporti sociali basati sul pettegolezzo e sul moralismo sfrenato. Keira Knightley è molto brava a indossare le vesti di Colette perché mostra una profonda capacità di evidenziarne il bisogno spasmodico di eversione e il sentire pulsante diverso dal resto della società in cui risiede, e che la inducono a invocare per sé un nuovo modo di vivere, libero da vincoli di qualsiasi natura e avulso dai pregiudizi e dalle inibizioni sociali. Nel contempo Dominic West descrive brillantemente la sua tragedia, quella di un uomo combattuto fra l’amore per la moglie e l’amore per la gloria evanescente, optando per sua natura per il secondo che lo porta al fallimento sia come marito che come uomo.

Il regista sostiene, nel frattempo, lo svolgersi dell’intrigo narrativo con un uso convincente delle risorse scenografiche  e musicali equilibrando il giusto ritmo dei gesti, degli sguardi e dei dettagli per niente trascurati per fare cogliere il profondo senso del logorio interiore e della verità. Egli, come un bravo scultore, scava profondamente nei volti di Colette e di Willy per far cogliere allo spettatore la loro individuale intimità e per mettere in luce la raffinata ipocrisia di lui e l’aggressività erotica di lei.

Il regista asseconda, infine, anche il proseguire della storia dei due coniugi  con un accurata opera di ambientazione e con un uso preciso dei dettagli, che non risparmiano alcun aspetto, usando a fondo e con perfetto equilibrio il linguaggio cinematografico risultato utile per una costruzione armonica della vicenda, misurata e senza crepe.

Il film è stato presentato al Sundance Film Festival 2018 ed ha ottenuto 4 candidature al British Independent Film Awards 2018.

Filmografia

The Fluffer (2001), Non è pecacto- La Quinceañera (2006), The Last of Robin Hood (2013), Still Alice (2014). Ha diretto diversi film con vari pseudonimi (Wash West e Bud Light).

Francesco Giuliano

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“Il vizio della speranza” alla conquista dell’umanità perduta

Titolo: Il vizio della speranza

Regia: Edoardo De Angelis

Soggetto: Edoardo De Angelis

Sceneggiatura: Edoardo De Angelis, Umberto Contarello

Musiche: Enzo Avitabile

Produzione Paese: Italia, 2018

Cast: Pina Turco, Marina Confalone, Massimiliano Rossi, Cristina Donadio, Odette Gomis, Juliet Esey Joseph, Maria Angela Robustelli, Jane Bobkova, Yvonne Zidiouemba, Marcello Romolo, Demy Licata, […]

Nascere a Castel Volturno, su questo pezzo di litorale campano a metà strada tra Gaeta e Napoli, è diverso che nascere in qualsiasi altro luogo d’Italia. Un territorio che conta venticinquemila abitanti regolari, più venticinquemila clandestini, tra aborti, superstizione cattolica, crimine organizzato bianco e nero, riti voodoo (rito Africano che rende schiave le persone che lo praticano), scrive il regista nel suo libro “Il vizio della speranza” (ed. Mondadori, 2018) da cui è stato tratto questo film realistico e drammatico.

In questo contesto, si svolge la vita di Maria (Pina Turco) che, con il solito giaccone ricamato, il cappuccio in testa e il passo svelto, incurante delle immondizie e delle pozzanghere che le capitano sotto i piedi perché essa stessa si considera un rifiuto in quanto in fin di vita fu ripescata da Carlo Pengue (Massimiliano Rossi), fa da spola tra la casa della Zì Mari (Marina Confalone) e la casa dove sono alloggiate le donne clandestine in attesa di partorire. Zì Mari,una signora che mostra autorevolezza,è una sfruttatrice drogata anche se molto curata e ingioiellata dalla testa sino ai piedi, un boss al femminile che si interessa del commercio dei neonati di donne in attesa di partorire. Ebbene, Maria alle sue dipendenze e ai suoi ordini si occupa di traghettare di notte sul fiume Volturno le partorienti africane, che in cambio di denaro hanno già ceduto il proprio nascituro a famiglie che non conosceranno mai. Maria si comporta, dunque, come un novello Caronte, il traghettatore dell’Ade (così come ha scritto Dante Alighieri nel Canto III dell’Inferno: E ‘l duca lui: “Caron, non ti crucciare:/ vuolsi così colà dove si puote/ ciò che si vuole, e più non dimandare), e, senza crearsi problemi di coscienza, conduce una vita che apparentemente sembra normale. In effetti, questa sua vita è squallida e priva di umanità anche se con grande amore si prende cura della madre Alba(Cristina Donadio), una donna alquanto squilibrata. Un giorno, tuttavia, Maria andando alla ricerca di Fatima, una donna africana fuggita, si accorge che anche lei è rimasta incinta. Questa nuova circostanza la pone in una stato di attesa e la induce a riflettere sulla sua vita. Maria comprende, con il feto in grembo e quindi da futura madre, la situazione psicologica in cui si sono trovate tutte quelle donne che ha traghettato fino ad allora. Ciò le cambia la vita perché, come ha asserito lo scrittore ucraino Giorgio Scerbanenco, anche la speranza è un vizio che nessuno riesce mai a togliersi completamente. Tant’è che Maria, spinta dalla speranza, ultima dea, che sta in bilico tra la debolezza e la forza, acquista coraggio e fugge da Zì Mari e da quell’ambiente sporco, privo di valori umani, alla ricerca di quell’umanità che non ha mai posseduto. Allo stesso modo del protagonista Andy Drufresne del film Le ali della libertà di Frank Darabont (1994) – C’è qualcosa dentro di te che nessuno ti può toccare né togliere, se tu non vuoi. Si chiama speranza! … La paura può farti prigioniero. La speranza può renderti libero –, Maria fugge dalla schiavitù verso la libertà perché non tiene nessuna intenzione di abortire aiutata dall’unico essere umano che conosce, quel Carlo Pengue che la salvò da annegamento sicuro quando ancora era bambina. E, come canta Fabrizio De André nella sua canzone Via del Campo: Ama e ridi se amor risponde / piangi forte se non ti sente / dai diamanti non nasce niente / dal letame nascono i fior, per miracolo dalla povertà morale vissuta di Maria nasce come un fiore una grande umanità.

Un film tutto al femminile, dove l’uomo, l’unico uomo degno di questo nome, uomo “un bel nome”, è Carlo Pengue, forse perché le donne governano male questo mondo?

Il film è stato presentato in anteprima alla 13^ edizione della Festa del Cinema di Roma dove gli è stato assegnato il Premio del pubblico BLN, mentre al Tokyo International Film Festival 2018 ha vinto il Premio Miglior regista a Edoardo De Angelis e il Premio Migliore attrice a Pina Turco.

Filmografia

Mozzarella Stories (2011), Perez (2014), Vieni a vivere a Napoli (episodio Magnifico shock, 2016), Indivisibili (2016).

Francesco Giuliano

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Inquinamento atmosferico- Parte seconda. Inquinamento urbano: città “isole di calore”

Continuando il discorso sugli effetti dell’inquinamento termico urbano sul clima, è fuor di dubbio che esso subisce, nell’arco dell’anno, delle variazioni considerevoli dovute essenzialmente al fatto che di inverno al calore dovuto ai raggi solari, a quello emesso dal traffico e dalle varie attività artigiane e imprenditoriali, si aggiunge anche quello dovuto al riscaldamento delle abitazioni, di scuole, uffici.

In uno studio americano del 1979 di Lippmann e Schlessinger è stato calcolato che il rapporto tra l’assorbimento del calore solare  – pari a circa 1,4 kW per ogni metro quadrato, valore che varia a seconda dell’inclinazione dei raggi solari sulla superficie terrestre – e la produzione di calore generato dall’uomo su scala planetaria risulta essere seimila. Ciò vuol dire che il riscaldamento della superficie terrestre dovuto ai raggi solari è seimila volte più elevato di quello causato dalle varie attività produttive dell’uomo. Orbene, in molte città ad alta intensità di popolazione e quindi di traffico urbano, questo rapporto scende fino a venti. Ciò dimostra che il riscaldamento antropogenico a livello locale aumenta di circa trecento volte il valore che si trova nelle aree non urbane.

Questo stato di cose comporta la formazione nell’atmosfera della città di un sistema che viene denominato “isola di calore”, perché tra questa e le sue zone periferiche esterne si viene a creare una differenza di temperatura di circa cinque gradi di inverno e meno della metà di questo valore in estate. Quando si verificano però condizioni adiabatiche, cioè che questo sistema urbano non riesce a scambiare calore con l’ambiente, sulla città si costituirà una cappa, una specie di bolla gassosa, in cui tutti gli inquinanti prodotti dal traffico e dalle altre attività antropogeniche si accumuleranno con conseguente fall-out sul suolo, dove avviene qualcosa di simile al metodo della fumigazione (usato molto in agricoltura), che consiste nel disinfestare un determinato luogo chiuso riempiendolo di sostanze per uccidere tutti i germi nocivi che vi si trovano.

Da questo si comprende quanto grande sia il danno che si ripercuote sugli abitanti. Ovviamente, e talvolta per fortuna, le condizioni adiabatiche sono fluttuanti nell’arco della giornata, a causa dello spostamento dei raggi solari dovuto al quotidiano movimento della terra attorno al sole, apportando un rimescolamento dell’aria e quindi degli inquinanti con scomparsa della bolla, ma con conseguenze sull’ambiente circostante che a lungo andare determinano variazioni ambientali significative nel mesoclima, cioè in una zona di scala intermedia tra il microclima (zona locale) e il macroclima (zona a lungo raggio).

Tra queste conseguenze ci possono essere l’effetto frigorifero e l’effetto serra. Il primo è causato dall’eccessiva presenza di polveri sospese, o particolati, nella parte bassa della troposfera (zona dell’atmosfera che si estende dalla superficie terrestre fino ad un altezza di circa 15 chilometri), le quali assorbono e disperdono i raggi solari impedendone l’incidenza sul suolo interessato e determinandone di conseguenza un abbassamento della temperatura. L’effetto serra, al contrario, è causato dai raggi a lunghezza d’onda elevata (raggi infrarossi), riflessi dalla superficie terrestre, che vengono assorbiti e in parte rimandati sulla superficie terrestre da diverse sostanze che si accumulano nella troposfera tra cui, in particolar modo, il vapor acqueo, il biossido di carbonio, alias anidride carbonica, il metano, e in minor quantità il protossido di azoto, i clorofluorocarburi (CFC), ecc..

I mezzi di informazione, tuttavia, trascurano la rilevanza degli altri componenti e danno molto peso soltanto al biossido di carbonio, che viene prodotto dalle combustioni dei combustibili fossili e non (carbone, pellet, legna, benzina, metano, gasolio, gpl, ecc.) la cui origine deriva dal traffico urbano, dal riscaldamento domestico, da tutte le attività produttive che richiedono energia, ecc.. Esso si accumula nella troposfera al netto di quello che viene eliminato dalla fotosintesi clorofilliana, fenomeno biochimico naturale dovuto al pigmento verde presente nelle foglie delle piante. L’effetto serra è, quindi, conseguenza di quella parte dell’energia solare trattenuta da tutte le sostanze su citate che determina un aumento della temperatura del mesoclima. (continua)

Francesco Giuliano

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Inquinamento atmosferico – Parte prima. L’inquinamento termico delle città e i suoi effetti sul clima

Il clima (dal greco klima significa inclinazione) di una data regione geografica della Terra dipende dall’inclinazione dei raggi solari (che il lettore può immaginare come un fascio di tante frecce proiettate dal Sole sulla Terra) sulla sua superficie. Esso è mediamente lo stato atmosferico che raggruppa fenomeni e grandezze fisiche ad essi collegati (precipitazioni, vento, temperatura, pressione, ecc.) che avvengono nell’atmosfera in un intervallo temporale di almeno trent’anni. Tale regione, per semplicità, la chiamiamo col termine scientifico ecosistema. In essa si instaurano determinati equilibri chimico-fisici (evaporazione dell’acqua, precipitazioni atmosferiche, ecc.) e biochimici (respirazione, fotosintesi clorofilliana, processi fermentativi nella biomassa, ecc.). Dal clima dipendono quindi le caratteristiche dell’ecosistema, quale la sua popolazione suddivisa rispettivamente in flora (vegetale) e fauna (animale). Il clima incide anche sulle attività economiche e su tutto ciò che da queste dipende, quale in primis la cultura della popolazione nella sua accezione più ampia, che in essa vive. Quando sul clima e sulla sua variabilità influiscono i prodotti delle attività antropiche (calore, fumi e con essi i particolati come  i pm10, i pm2,5, ecc., vapori, umidità, sostanze di varia natura come gli idrocarburi, gli idrocarburi alogenati, le diossine, gli ossidi di azoto NOx, biossido di zolfo SO2, biossido di carbonio CO, metano CH4, ozono O3, ecc.) in modo significativo, producendo eventi che ne alterano gli equilibri naturali, equilibri che sono dinamici, si parla di inquinamento climatico. Quando uno o più di questi equilibri vengono perturbati, prima che si instaurino nuovi equilibri ci vuole un lasso di tempo più o meno lungo e, in questo tempo, possono avvenire dei disastri meteorologici. Per comprendere cosa significhi ciò, si consideri questa analogia: il galleggiamento di una barca in mare corrisponde ad uno stato di equilibrio. Se un urto contro uno scoglio provoca una falla, nella barca entra dell’acqua che la fa sprofondare rapidamente facendole perdere l’equilibrio iniziale. Si determina cioè uno stato che si chiama perturbazione. Per ripristinare l’equilibrio, allora, bisogna pompare al di fuori della barca l’acqua ad una velocità superiore a quella con la quale l’acqua vi entra e questo richiede del tempo. Il fatto che la barca continui a galleggiare mentre l’acqua da una parte entra e dall’altra esce dà l’idea che l’equilibrio è dinamico e non statico.

Sulla base di queste precisazioni, l’ecosistema in termini scientifici può essere trattato come un sistema il quale, dal punto di vista termodinamico, può essere isolato, chiuso e aperto. Un sistema, in effetti, è idealmente una porzione della materia che può avere diverse relazioni di scambio sia di massa (materia) che di energia con la parte rimanente dell’ambiente.

Quando il sistema non può avere scambi né di massa né di energia con l’esterno (situazione difficile da ottenersi), si dice isolato. In un sistema chiuso, invece, avvengono con l’ambiente circostante soltanto scambi di energia, mentre in un sistema aperto si hanno scambi sia di energia che di massa con l’ambiente. Ad esempio, una città con tutte le attività economiche, culturali e abitudinarie della sua popolazione è un sistema che si può studiare come un sistema aperto, dove si produce, tra l’altro, calore dovuto sia al riscaldamento domestico sia alle attività più svariate dei vari enti produttivi e non, al riscaldamento prodotto dal traffico cittadino degli autoveicoli e dall’uso delle macchine industriali, a cui si aggiunge quello che deriva dagli impianti chimici, tessili, meccanici, alimentari, ecc.. Tutto questo calore ovviamente si accumula nell’atmosfera della città, la cui temperatura aumenterà. Di conseguenza, poiché il calore si trasmette da un punto a temperatura più alta a quello a temperatura più bassa, tale calore si trasmetterà nell’ambiente limitrofo alla città. In definitiva, tale inquinamento termico prodotto avrà delle ripercussioni indirette rovinose a livello più ampio, addirittura su scala globale. Ciò potrebbe essere confermato dall’ipotesi del 1979, chiamata effetto farfalla, avanzata dal fisico Edward Lorenz, secondo la quale si può avere da un evento trascurabile un evento di portata smisurata. Infatti, per fare capire il significato di ciò, Lorenz ipotizzò che un battito di ali di una farfalla in Brasile avrebbe potuto provocare un uragano nel Texas. Da ciò si può comprendere quanto dannoso e pericoloso possa essere il riscaldamento prodotto nelle città. (continua)

Francesco Giuliano

 

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Tre anni fa, a Firenze, la commemorazione della morte del chimico italo-tedesco Hugo Schiff

Mi piace ricordare che tre anni fa, in occasione del centenario della morte del chimico italo-tedesco Hugo Schiff avvenuta l’8 settembre 1915, fu organizzata il 14 dicembre 2015, presso il Palazzo Panciatichi, Via Cavour 4, a Firenze, una giornata di studio per commemorare l’opera e la vita di questo grande scienziato.

Allievo presso l’Università di Gottinga del tedesco Friedrich Wöhler, chimico famoso per aver sintetizzato l’urea, sostanza fino ad allora considerata organica, partendo invece da composti inorganici, e per avere scoperto l’elemento chimico Berillio,  Hugo Schiff si può considerare per i suoi studi e per le sue scoperte uno dei padri della Chimica ed è stato anche il fondatore del quotidiano socialista “Avanti”. Nato a Francoforte sul Meno nel 1834, dovette abbandonare la Germania per le sue origine ebraiche e per avere abbracciato le idee socialiste derivate dalla corrispondenza con Karl Marx. Si trasferì prima a Firenze e poi a Torino e poi di nuovo a Firenze, due città in cui insegnò ‘Chimica generale’. Effettuò studi approfonditi sui glucosidi (fonti di immagazzinamento di zuccheri) e sul furfurolo (oggi, ottenuto dai cascami vegetali, è molto impiegato al posto della formaldeide, nella produzione di resine fenoliche e ureiche) scoprì le immine secondarie, sostanze stabili ottenute dalla condensazione di ammoniaca o di un’ammina primaria con un aldeide o un chetone, note appunto come ‘basi di Schiff’, e un reattivo, a base di fucsina, che porta il suo nome per individuare le aldeidi.

Cofondatore della Gazzetta Chimica Italiana con Stanislao Cannizzaro e Emanuele Paternò istituì una delle più importanti scuole di chimica favorita anche dal suo libro “Introduzione allo studio della chimica” pubblicato nel 1876.

Hugo Schiff morì nel 1915.

Francesco Giuliano

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“Colette” , una brillante storia d’amore e di tradimenti

Titolo: Colette

Regia: Wash Westmoreland

Sceneggiatura: Wash Westmoreland, Richard Glatzer, Rebecca Lenkiewicz

Musiche: Thomas Adès

Produzione Paese: UK, USA, Ungheria, 2018

Cast: Keira Knightley, Dominic West, Fiona Shaw, Denise Gough, Eleanor Tomlinson, Aiysha Hart, Robert Pugh, Ray Panthaki, Shannon Tarbet, Caroline Boulton, Rebecca Root, Attila C. Arpa, Arabella Weir, Karl Farrer, Masayoshi Haneda, Maté Haumann, Dchie Beau, […]

Colette (Keira Knightley), in realtà Sidonie-Gabrielle Colette, vive con la madre Sido (Fiona Shaw) e il padre Jules (Robert Pugh), invalido di guerra, nella campagna di Montignies. Un giorno in seguito ad una visita alla sua famiglia, Colette conosce Willy (Dominic West), un famoso imprenditore letterario di Parigi, di cui si innamora. Da lì a poco ne consegue il matrimonio che porta Colette ad abitare a Parigi dove, grazie alle frequentazioni del marito, conosce diversi personaggi più o meno famosi della Belle Époque. Lei, infatti, non vuole che venga trattata come la moglie che aspetta a casa, ma vuole far parte della vita di Willy. Il contatto con quella gente è stimolante e suscita subito in Colette delle ispirazioni letterarie che la portano a scrivere dei racconti autobiografici dove la protagonista dalla disinibita e spregiudicata sensualità si chiama Claudine. Willy a corto di denaro, per risanare le finanze familiari avendo avuto sentore della bellezza e dell’originalità di quegli scritti anticonformisti, fa pubblicare quei racconti però a proprio nome con il consenso della moglie. Essi hanno subito un grande successo tant’è che Claudine per i suoi comportamenti erotici e osé diventa subito famosa nell’entourage culturale parigino e lo diventa ancor di più il suo scrittore, si fa per dire, Willy. Conseguentemente, approfittando di ciò Colette continua a scriverne altri che Willy seguita a fare pubblicare ancora a proprio nome. Passano gli anni e il rapporto coniugale incomincia ad incresparsi per diversi motivi: non avendo figli con un marito che oltre ad essere un donnaiolo è anche un dissipatore di denaro, Colette scopre di essere lesbica e intraprende una profonda e duratura relazione amorosa con Missy (Denise Gough), una nobile femminista disinibita dagli evidenti comportamenti maschili. Ne risulta  che Colette divorzia da Wlly e riesce a pubblicare i romanzi con il suo nome ottenendo un grande successo meritato.

Ambedue gli attori protagonisti Keira Knightley e Dominic West,  che alternano magistralmente il dramma con la commedia,  descrivono un capolavoro di accortezza pittorica, che rivela un gusto delicato per la moda del tempo e per i rapporti sociali basati sul pettegolezzo e sul moralismo sfrenato. Keira Knightley è molto brava a indossare le vesti di Colette perché mostra una profonda capacità di evidenziarne il bisogno spasmodico di eversione e il sentire pulsante diverso dal resto della società in cui risiede, e che la inducono a invocare per sé un nuovo modo di vivere, libero da vincoli di qualsiasi natura e avulso dai pregiudizi e dalle inibizioni sociali. Nel contempo Dominic West descrive brillantemente la sua tragedia, quella di un uomo combattuto fra l’amore per la moglie e l’amore per la gloria evanescente, optando per sua natura per il secondo che lo porta al fallimento sia come marito che come uomo.

Il regista sostiene, nel frattempo, lo svolgersi dell’intrigo narrativo con un uso convincente delle risorse scenografiche  e musicali equilibrando il giusto ritmo dei gesti, degli sguardi e dei dettagli per niente trascurati per fare cogliere il profondo senso del logorio interiore e della verità. Egli, come un bravo scultore, scava profondamente nei volti di Colette e di Willy per far cogliere allo spettatore la loro individuale intimità e per mettere in luce la raffinata ipocrisia di lui e l’aggressività erotica di lei.

Il regista asseconda, infine, anche il proseguire della storia dei due coniugi  con un accurata opera di ambientazione e con un uso preciso dei dettagli, che non risparmiano alcun aspetto, usando a fondo e con perfetto equilibrio il linguaggio cinematografico risultato utile per una costruzione armonica della vicenda, misurata e senza crepe.

Il film è stato presentato al Sundance Film Festival 2018 ed ha ottenuto 4 candidature al British Independent Film Awards 2018.

Filmografia

The Fluffer (2001), Non è pecacto- La Quinceañera (2006), The Last of Robin Hood (2013), Still Alice (2014). Ha diretto diversi film con vari pseudonimi (Wash West e Bud Light).

Francesco Giuliano

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“Il vizio della speranza” alla conquista dell’umanità perduta

Titolo: Il vizio della speranza

Regia: Edoardo De Angelis

Soggetto: Edoardo De Angelis

Sceneggiatura: Edoardo De Angelis, Umberto Contarello

Musiche: Enzo Avitabile

Produzione Paese: Italia, 2018

Cast: Pina Turco, Marina Confalone, Massimiliano Rossi, Cristina Donadio, Odette Gomis, Juliet Esey Joseph, Maria Angela Robustelli, Jane Bobkova, Yvonne Zidiouemba, Marcello Romolo, Demy Licata, […]

Nascere a Castel Volturno, su questo pezzo di litorale campano a metà strada tra Gaeta e Napoli, è diverso che nascere in qualsiasi altro luogo d’Italia. Un territorio che conta venticinquemila abitanti regolari, più venticinquemila clandestini, tra aborti, superstizione cattolica, crimine organizzato bianco e nero, riti voodoo (rito Africano che rende schiave le persone che lo praticano), scrive il regista nel suo libro “Il vizio della speranza” (ed. Mondadori, 2018) da cui è stato tratto questo film realistico e drammatico.

In questo contesto, si svolge la vita di Maria (Pina Turco) che, con il solito giaccone ricamato, il cappuccio in testa e il passo svelto, incurante delle immondizie e delle pozzanghere che le capitano sotto i piedi perché essa stessa si considera un rifiuto in quanto in fin di vita fu ripescata da Carlo Pengue (Massimiliano Rossi), fa da spola tra la casa della Zì Mari (Marina Confalone) e la casa dove sono alloggiate le donne clandestine in attesa di partorire. Zì Mari,una signora che mostra autorevolezza,è una sfruttatrice drogata anche se molto curata e ingioiellata dalla testa sino ai piedi, un boss al femminile che si interessa del commercio dei neonati di donne in attesa di partorire. Ebbene, Maria alle sue dipendenze e ai suoi ordini si occupa di traghettare di notte sul fiume Volturno le partorienti africane, che in cambio di denaro hanno già ceduto il proprio nascituro a famiglie che non conosceranno mai. Maria si comporta, dunque, come un novello Caronte, il traghettatore dell’Ade (così come ha scritto Dante Alighieri nel Canto III dell’Inferno: E ‘l duca lui: “Caron, non ti crucciare:/ vuolsi così colà dove si puote/ ciò che si vuole, e più non dimandare), e, senza crearsi problemi di coscienza, conduce una vita che apparentemente sembra normale. In effetti, questa sua vita è squallida e priva di umanità anche se con grande amore si prende cura della madre Alba(Cristina Donadio), una donna alquanto squilibrata. Un giorno, tuttavia, Maria andando alla ricerca di Fatima, una donna africana fuggita, si accorge che anche lei è rimasta incinta. Questa nuova circostanza la pone in una stato di attesa e la induce a riflettere sulla sua vita. Maria comprende, con il feto in grembo e quindi da futura madre, la situazione psicologica in cui si sono trovate tutte quelle donne che ha traghettato fino ad allora. Ciò le cambia la vita perché, come ha asserito lo scrittore ucraino Giorgio Scerbanenco, anche la speranza è un vizio che nessuno riesce mai a togliersi completamente. Tant’è che Maria, spinta dalla speranza, ultima dea, che sta in bilico tra la debolezza e la forza, acquista coraggio e fugge da Zì Mari e da quell’ambiente sporco, privo di valori umani, alla ricerca di quell’umanità che non ha mai posseduto. Allo stesso modo del protagonista Andy Drufresne del film Le ali della libertà di Frank Darabont (1994) – C’è qualcosa dentro di te che nessuno ti può toccare né togliere, se tu non vuoi. Si chiama speranza! … La paura può farti prigioniero. La speranza può renderti libero –, Maria fugge dalla schiavitù verso la libertà perché non tiene nessuna intenzione di abortire aiutata dall’unico essere umano che conosce, quel Carlo Pengue che la salvò da annegamento sicuro quando ancora era bambina. E, come canta Fabrizio De André nella sua canzone Via del Campo: Ama e ridi se amor risponde / piangi forte se non ti sente / dai diamanti non nasce niente / dal letame nascono i fior, per miracolo dalla povertà morale vissuta di Maria nasce come un fiore una grande umanità.

Un film tutto al femminile, dove l’uomo, l’unico uomo degno di questo nome, uomo “un bel nome”, è Carlo Pengue, forse perché le donne governano male questo mondo?

Il film è stato presentato in anteprima alla 13^ edizione della Festa del Cinema di Roma dove gli è stato assegnato il Premio del pubblico BLN, mentre al Tokyo International Film Festival 2018 ha vinto il Premio Miglior regista a Edoardo De Angelis e il Premio Migliore attrice a Pina Turco.

Filmografia

Mozzarella Stories (2011), Perez (2014), Vieni a vivere a Napoli (episodio Magnifico shock, 2016), Indivisibili (2016).

Francesco Giuliano

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