Concerto dei LIBRA al MadXXII sabato 26 gennaio

Sabato 26 gennaio 2019, alle ore 22.00, presso il MadXII (Museo Contemporaneo), all’interno del Consorzio Sviluppo Industriale Roma-Latina di Latina Scalo, località Tor Tre...

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“La ricerca”, le motivazioni per leggere questo romanzo pubblicato da Aracne editrice

Il libro “La ricerca” di Francesco Giuliano (http://www.aracneeditrice.it/index.php/autori.html?auth-id=363985 ),  pubblicato nel mese di luglio 2018 da Aracne Editrice nella...

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L’Installazione-Concerto di Alex Mendizabal a Latina

Domenica 23 Dicembre 2018, dalle ore 21 alle 24, presso il Museo Cambellotti di Latina si potrà entrare ed uscire quando e quanto si vorrà; in città ci sarà anche la notte...

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“Un uomo tranquillo”, un thriller pieno di humor e coinvolgente che mette a confronto il bene con il male

Titolo: Un uomo tranquillo

Titolo originale: Cold Pursuit

Regia:Hans Petter Moland

Soggetto: Kim Fupz Aakeson

Sceneggiatura: Frank Baldwin

Musiche: George Fenton

Produzione Paese: USA, UK, Canada, Norvegia, 2019

Cast: Liam Neeson, Laura Dem, Emmy Rossum, Tom Bateman, David O’Hara, Domenick Lombardozzi, Julia Jones, William Forsythe, Raoul Trujillo, John Doman, Michael Eklund, Benjamin Hollingsworth, Arnold Pinnock, Aleks Paunovic, […]

Un uomo tranquillo,  remake del film In ordine di sparizione (2014) dello stesso regista norvegese Hans Petter Moland, inizia con l’incipit di Oscar Wilde Alcuni portano la felicità ovunque vadano. Altri quando se ne vanno. Questa citazione mette lo spettatore subito in attesa di eventi sconvolgenti che lo stesso titolo del film lascia presagire. E lo lascia presagire quando al protagonista del film Nelson “Nels” Coxman (Liam Neeson) viene assegnato il premio come cittadino esemplare dell’anno. Sono davvero onorato di ricevere il premio come cittadino dell’anno, sono solo un uomo tranquillo che ama fare la cosa giusta – dice rivolgendosi al pubblico dal palco di premiazione.

Nels è, infatti, un uomo tranquillo che vive fuori la città, alle falde delle Montagne rocciose, nei pressi di Denver in Colorado, con la moglie Grace (Laura Dem) e il figlio che fa il trasportatore presso il locale aeroporto. Il lavoro di Nels consiste nel guidare un mezzo spazzaneve che permette la viabilità alle auto dei turisti durante la stagione invernale. Tutto sembra procedere quietamente fino a quando il figlio viene fatto uccidere dallo psicopatico boss della droga, soprannominato il Vichingo (Tom Bateman). A questo punto, come recita il proverbio non disturbare il cane che dorme perché se il cane si sveglia morde, Nels, abbandonato anche dalla moglie e indotto dal sentimento di vendicare il figlio, dato che la polizia si disinteressa del delitto, genera un putiferio pari ad un effetto farfalla (butterfly effect), asserzione usata per indicare la dipendenza sensibile alle condizioni iniziali di un dato sistema, in questo caso di un gruppo di persone che interagiscono. In altre parole, piccole variazioni nelle condizioni iniziali producono variazioni grandi e crescenti in tale gruppo.

Il regista, che ama le atmosfere inquietanti, con perfetta sagacia compositiva e ritmica descrive la tragedia di un uomo afflitto sia per la perdita del figlio  che per  l’abbandono della moglie in un ambiente il cui candore, sia per il paesaggio copiosamente innevato sia per la grande quantità di droga che vi circola, apparentemente esprime purezza. Esso però nasconde un mondo fatto di efferati delitti e di violenza estrema. E dà grande ritmo a questo film, dove dramma e commedia duellano in maniera attraente, è incalzante e l’azione scorre con fluidità narrativa senza dare nulla per scontato.

Filmografia

The Last Lieutenant (1993), Zero Kelvin (1995), Aberdeen (2000), In ordine di sparizione (2014).

Francesco Giuliano

 

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Concerto dei LIBRA al MadXXII sabato 26 gennaio

Sabato 26 gennaio 2019, alle ore 22.00, presso il MadXII (Museo Contemporaneo), all’interno del Consorzio Sviluppo Industriale Roma-Latina di Latina Scalo, località Tor Tre Ponti, in Via Carrara 12/A, si terrà il concerto dei LIBRA: Ermanno Baron, batteria; Ludovica Manzo, voce; Flavio Zanuttini, tromba; Marco Colonna, clarinetti.
Per il nuovo progetto “Libra”, Ermanno Baron cerca la preziosa collaborazione di musicisti che fanno della ricerca del suono una caratteristica fondante del loro profondo e variegato linguaggio musicale. Ognuno dei musicisti coinvolti ha un ampia discografia personale e una vasta rete di collaborazioni, che spaziano da Evan Parker a Eivind Aarset, da Antonello Salis ad Euegene Chadbourne, per citarne alcuni. La performance espressa da questa atipica formazione, che si avvale di tre strumenti a fiato e percussione, passa da un approccio minimale da impro-cameristica a movimenti caotici ed irrequieti ricchi di intensità.
ERMANNO BARON: Di formazione artistica articolata unisce la sensibilità del mondo accademico con la freschezza e la creatività del jazz, arricchita dalla curiosità verso le sperimentazioni della musica elettronica ed elettroacustica dei nostri giorni. Nell’ambito accademico ha studiato percussioni col M° Giordano Rebecchi facendo parte del suo ensemble di percussioni di muscica contemporanea, eseguendo autori come Edgar Varese, Henry Dixon Cowell, Carlos Chavez, Steve Reich, Ruud Wiener etc.. Nel percorso jazzistico si è diplomato all’International Jazz Master (INJAM) dove ha incontrato maestri come Billy Hart, Eric Harland, Tim Berne, Kenny Werner, John Riley, Jeff Ballard, Anders Jormin, Franco D’Andrea e altri. Il suo continuo sviluppo di una voce personale, lo porta a svolgere un intensa attività concertistica nazionale ed internazionale: Jazz and World music festival (Zimbabwe), Jazz-Pt (Portugal), Tremplin Jazz Avignon (France), Smalls, Blue Note, Barbes, Fat Cat (New York), 12 Points (Dublin), Ankara Caz (Turkey), Visual Jazz, Roma Jazz Fest, Young Jazz in Town,Casa Del Jazz, ecc. .
LUDOVICA MANZO: Cantante e compositrice, è attiva come leader in progetti originali e vocalist in diverse formazioni nell’ambito del jazz contemporaneo, del songwriting e della musica improvvisata.
Diplomata in Musica Jazz al Conservatorio di Roma “Santa Cecilia” e al Dams di Roma Tor Vergata con una tesi su “La sperimentazione vocale dagli anni ’60 ad oggi”, si è formata sotto la guida di Maria Pia De Vito e Sabina Meyer. Ha seguito lezioni e masterclass di Norma Winston, Jay Clayton, Bob Stoloff, Elisabetta Antonini, Greg Burk, Andrea Avena. Si è esibita negli anni in numerosi club, manifestazioni e Festival tra cui: Summertime Festival – Casa del Jazz di Roma 2016, Young Jazz Festival di Foligno 2017, Peperoncino Jazz Festival 2012 e 2015, Europa Jazz Festival 2012 (Le Mans), Roccella Jazz Festival 2010 e 2012, “Les Rendez-vous del’Erdre” 2010 (Nantes), GAS Festival 2012 (Göteborg), Top Jazz Festival 2011 (Reggio Calabria), Autumn In Jazz Festival Auditorium Parco della Musica Roma 2011, Giardini dell’Accademia Filarmonica Romana 2013, Percorsi Jazz al Conservatorio S.Cecilia di Roma 2010 e 2013, “Musei In Musica” al Museo Maxxi 2012, Jazz at Fnac di Barcellona 2009, Musei in Jazz di Maglie 2014, Una Stirscia di Terra Feconda Festival 2011, Villa Celimontana Jazz Festival 2008, Mumyuha Festival 2009 (Hochneukirchen), XXIV Salone Int. del Libro di Torino 2010, Piccolo Festival Teatro di Corciano 2012, ecc. .  

FLAVIO ZANUTTINI: Un trombettista estremamente versatile che non trova mai pace nella ricerca di un suono ed una poetica personali. Nominato tra i migliori trombettisti d’Italia secondo la rivista Musica Jazz nel 2011, il suo suono e il suo approccio sono unici e si possono riconoscere in tutti i contesti dov’è impegnato che variano dalla lead trumpet in grossi ensemble (Abbey Town Jazz Orchestra, Folkwang Jazz Orchestra, North East Ska*Jazz Orchestra, Udin&Jazz Big Band, Improvvirussoundexperience, Big Tartini Band, L’Insiúm, Das Große Ding, Greetings from Saturn, Naked Musician e altre) al solista improvvisatore in gruppi più piccoli (Francesco Cusa & The Assassins, Mizar Duo, Camatta Monk, Martello, Arbe Garbe, Radio Zastava, Kick the Kid, Le Retour des Oiseaux e altri). Tra il 2004 e il 2013 con il gruppo Arbe Garbe ha suonato in tutta Europa (Italia, Slovenia, Bosnia, Serbia, Croazia, Austria, Svizzera, Francia, Spagna, Svezia, Germania, Francia) e oltreoceano (Argentina, Uruguay, Australia) e ha pubblicato cinque album di cui ha curato composizioni, arrangiamenti e produzione. Due di questi assieme al chitarrista e cantante statunitense Eugene Chadbourne.
Dal 2007 al 2015 è stato prima tromba della Abbey Town Jazz Orchestra con la quale ha collaborato con diversi artisti di fama internazionale come Michael Abene, Kyle Gregory, Mauro Ottolini, Marco Tamburini, Emilio Soana, Jamie Davis, Tre Allegri Ragazzi Morti, Ray Gelato, Klaus Gesing e molti altri, ed ha accompagnato diversi cantanti ospitati al Summer Jamboree di Senigallia per diversi anni durante la serata di punta del festival con un’affluenza di pubblico che ha superato in più occasioni le 10.000 persone. Dal 2011 è parte del gruppo Francesco Cusa & The Assassins, tra i più attivi nella scena jazzistica italiana e richiestissimo in tutta Europa. Con questo ha realizzato tre album, il primo dei quali (The Beauty and The Grace) è stato premiato tra le migliori 100 produzioni discografiche del 2012 secondo la redazione della rivista Jazzit.
MARCO COLONNA: (Born in Rome 21/12/1978), multi-instrumentalist, composer, improviser, writer
He play clarinets, saxophones, flutes, ethnic flutes, percussions.
Active for about 20 years in classical, contemporary, avantgarde, folk and jazz fields, he is considered one of the most important musician of his generation in Italy.
In 2016 he is 4th on the Italian rank for the best Jazz musician for the magazine MUSICA JAZZ. Central point of his poetic is transcultural and trans idiomatic new forms that can cross genres, attitudes and platforms to develop a new way to make music, performance, and art in general. He usually play with international masters as Agusti Fernandez, Evan Parker, Zlatko Kaucic, Marie Incontrera, and Italian historical and contemporary masters as Eugenio Colombo, Ettore Fioravanti, Antonello Salis, Fabizio Spera. In the contemporary classical fields, composers as Giorgio Colombo Taccani, Dan Di Maggio, Sofia Mikaelyan, Silvia Colasanti, Shigeru Kan-No, Marie Incontrera wrote piece dedicated and first executed by Marco Colonna. He did the first Italian contrabass clarinet recital in Italy, playing Donatoni, Grisey, Kan-No, Eyser and many others.
In folk field he works with the band Acquaragia Drom and touring the World,. He played in international festival in Malesia, New York, Spain, Portugal, Germany, Greece, France, Mexico.
He compose music for TV, Radio, Theatre.
He published up 40 CD in differents fileds of music, In 2014 starts his adventouros trip in self publish on bandcamp platform, his experimental works.
He write ttheatre piece, poetry, and works with the Sardinian poet Alberto Masala.
Per info, tel. 3933364694

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“Maria Regina di Scozia” indaga sulla subalternità di una sovrana ad un mondo maschilista

Titolo: Maria Regina di Scozia
Titolo originale: Mary Queen of Scots
Regia: Josie Rourke
Soggetto: John Guy (dal libro biografico: The True Life of Mary Stuart)
Sceneggiatura: Beau Willimon
Produzione Paese: UK, 2018
Cast: Saoirse Ronan, Margot Robbie, Jack Lowden, Joe Alwyn, David Tennant, Guy Pearce, Gemma Chan, Brendan Coyle, Martin Compston, James McArdle, Mria-Victoria Dragus, Ismael Cruz Còrdova, Ian Hart, […]

La regista Josie Rourke dirige il suo primo film Maria Regina di Scozia, dopo una nutrita esperienza teatrale di cui si evincono i peculiari connotati nella performance delle due protagoniste principali. E vi descrive le tormentate vicissitudini di Maria Stuarda, o Mary Stuart, (Saoirse Ronan), regina di Scozia, che rimasta vedova appena diciottenne per la morte del marito, il re di Francia, ritorna in patria per reclamare legittimamente il suo trono. Purtroppo essendo cattolica deve andare incontro alle resistenze politiche e religiose in un paese che è diventato protestante e che non sopporta la dipendenza dal papa, e quindi da Maria, la quale entra in diatriba. anche con la cugina Elisabetta I (Margot Robbie) che regna sull’Inghilterra. Maria Regina di Scozia è un film che descrive la contrapposizione di due donne sole al potere in un mondo di maschi. Da una parte, infatti, c’è “la donna” Maria che, anche se cattolica, si mostra tollerante sulle diversità religiose ed è molto molto umana ma determinata nel pretendere anche il trono d’Inghilterra, e non accetta compromessi contrapponendosi spesso ai suoi consiglieri. Dall’altra parte, c’è “l’uomo” Elisabetta I che non tollera i cattolici e accetta sempre i dettami dei suoi consiglieri a cui dà spesso libertà di agire. Ognuna nella sua corte è contornata, dunque, da una folta folla di maschi affaristi, arrivisti e cospiratori che sobillano ribellioni, e che le porta a diventare rivali, anche se Maria ha dalla parte sua il vantaggio di poter unificare Scozia ed Inghilterra nel caso che, sposandosi, abbia un erede maschio: Il mio unico intento era unificare questa terra, ma loro cercano di usurpare la mia corona. Un assassino, un traditore e una regina … io sarò una donna diversa da lei! Metterò al mondo l’erede al trono di Scozia e di Inghilterra. Purtroppo, a causa del suo carattere intransigente e inflessibile, sarà soggetta a cospirazioni che la porteranno, come la storia insegna, al carcere e poi alla condanna a morte per decapitazione in questa valle di lacrime: Maria Stuarda … è condannata a morte per ordine della nostra sovrana Elisabetta, Regina d’Inghilterra. Eppure, Elisabetta le aveva promesso che giammai l’avrebbe fatta uccidere.
La regista, se pur con qualche forzatura di tipo storico, riesce a mettere in evidenza gli ineffabili tormenti e la tragedia di una donna combattuta per l’amore della sua terra. Riesce a rendere l’atmosfera inquietante, facilitando lo svolgersi della macchinazione narrativa con un uso accattivante delle risorse sia scenografiche che tecniche, e costruisce un film senza eccessi e intenso, dove predilige nel contempo la commozione e lo sdegno che coinvolgono lo spettatore. In questo contesto, la regista riesce a fare emergere le due donne con i loro rispettivi caratteri, interpretate degnamente da Saoirse Ronan e Margot Robbie in un mondo maschilista che crea soltanto guai e che, in questo caso, ha determinato il cambiamento del corso della storia, in quanto dopo la morte di Maria, Elisabetta regnò per 45 anni ancora.
La pellicola è stata presentata all’American Film Institute Fest il 15 novembre 2018.

Francesco Giuliano

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James Dewey Watson e le conseguenze della sua dichiarazione “I neri sono meno intelligenti dei bianchi”

Il biologo statunitense James Dewey Watson, nato a Chigago nel 1928, è divenuto famoso per avere scoperto nel 1953, assieme a Francis Crick (biologo britannico) e a Maurice Wilkins (biologo neozelandese), sulla base delle immagini a raggi X di Rosalind Franklin, chimica inglese, la struttura a doppia elica dell’acido nucleico DNA (Acido DesossiriboNucleico o DeossiriboNucleico che era stato isolato nel 1869 dal biochimico svizzero Friedrich Miescher), sostanza responsabile delle informazioni genetiche necessarie per la biosintesi dell’altro acido nucleico RNA (Acido RiboNucleico) e delle proteine in ambito cellulare. Per tale scoperta Watson nel 1962 fu insignito del premio Nobel per la medicina con Crick e Wilkins. La Franklin venne esclusa perché lo stesso premio Nobel può essere assegnato ad un massimo di tre scienziati.

Oggi, Watson è ritornato alla ribalta perché, in una recente intervista dell’emittente americana PBS, ha sostenuto la sua tesi che tra bianchi e neri esistano “significative differenze genetiche” da cui consegue un “grande divario” tra di essi sul piano del loro QI – Quoziente intellettivo. Già nel 2007 il quotidiano britannico The Independent pubblicava una dichiarazione di Watson secondo cui “I neri sono meno intelligenti dei bianchi” e ciò scatenò uno sdegno generale che costrinse lo scienziato a ritrattare affermando che “non vi sono basi scientifiche per sostenere tali tesi” e a chiedere scusa “Ma come ho fatto a dire certe sciocchezze?” Ma ciò gli costò il licenziamento dall’Università di Cambridge.

Adesso in seguito alle affermazioni fatte nella citata intervista  hanno indotto vari istituti di ricerca ad annunciare la “immediata revoca” delle onorificenze concesse in passato allo scienziato.

Il figlio dello scienziato, Rufus, ha precisato che il padre “non è un razzista e che ha soltanto descritto quanto è emerso dalle sue ricerche nel campo della genetica”.

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“Il gioco delle coppie” e il simposio di stampo platonico su come va il mondo sono ben serviti

Titolo: Il gioco delle coppie

Titolo originale: Doubles vies

Regia: Olivier Assayas

Sceneggiatura: Olivier Assayas

Produzione Paese: Francia, 2018

Cast: Guillaume Canet, Juliette Binoche, Vincent Mascaigne, Christa Théret, Nora Hamzawi, Pascal Greggory

Il regista Olivier Assayas è stato molto bravo a coinvolgere lo spettatore non permettendogli alcuna distrazione con 108 minuti di conversazione densa e ricca di significati attuali dato che si parla, anche se in tempi e in luoghi diversi e tra persone diverse, della realtà attuale in continuo e rapido cambiamento. Dialoghi tra un editore affermato come Alain (Guillaume Canet) e uno scrittore di successo come Léonard (Vincent Mascaigne), o tra Alain e sua moglie Selena (Juliette Binoche), attrice televisiva di una nota fiction poliziesca, oppure tra Alain e la sua manager Laura (Christa Théret), responsabile della transizione digitale della casa editrice da lui stesso diretta e con la quale ha anche un rapporto extraconiugale. Dialoghi serrati anche tra Vincent e la sua nuova compagna Valérie (Nora Hamzawi), segretaria puntuale e scrupolosa di un politico, ossia tra Vincent  e  Selena, amanti da sei anni. Una rete fitta e aggrovigliata di relazioni verbali e sentimentali in cui si discute di editoria, di letteratura, di politica, di eros, di internet e di come la tecnologia digitale stia cambiando le abitudini delle persone in modo vertiginoso e senza regole. Un cambiamento immanente, e duraturo forse, che cambierà il mondo? Dialoghi intensi in cui si dibatte del futuro dei libri stampati e dell’editoria digitale, delle informazioni via web a gratis e delle informazioni false e ingannevoli come le fake news e delle post-verità in cui la verità è considerata un problema secondario, e di tutto il resto che popola i social network che sta influendo negativamente sui comportamenti individuali tra cui l’elogio di se stessi, come il narcisismo, che internet ha fatto nascere e sviluppare in modo caotico e sregolato, dove tutto è diventato opinabile e come tale dato spesso come certezza assoluta e indiscutibile anche se non è dimostrabile. Viviamo in una società che rispetta i soldi e il potere … più i libri costeranno e più saranno letti, secondo Alain, mentre di parere contrario è Léonard secondo cui in futuro leggeremo meno libri e saranno ebook. Opinioni, soltanto opinioni, espresse sul cambiamento della società attuale anche se il riferimento di Alain al Gattopardo di Tomasi di Lampedusa ne determina il significato intrinseco perché nulla cambi, bisogna che tutto cambi. La vita, infatti, continuerà a svolgersi come sempre con le sue sembianze positive e quelle negative, ma soprattutto con l’amore, motore della vita, che unifica ogni cosa e annulla ogni sospetto o controversia, così come sostiene Dante Alighieri nell’ultimo verso del Paradiso e della Divina Commedia:  amor che move il sole e l’altre stelle.

Con Il gioco delle coppie il regista trasmette i contenuti culturali del momento attuale che gli sono particolarmente cari attraverso i dialoghi con attori di alto livello che si mostrano all’altezza del ruolo ad essi assegnato.

Il film è stato presentato in concorso sia alla LXXV Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia 2018, sia al TIFF-Toronto International Film Festival 2018.

Filmografia

Desordre – Disordine (1986), Il bambino d’inverno (1989), Contro il destino (1991), Nuova vita (1993), L’eau froide (1994), Irma Vep (1996), Fin aout, début septembre (1998), Les Destinées sentimentales (2001), Demonlover (2002), Clean (2004), Boardin Gate (2007), L’Heure d’été (2008), Qualcosa nell’aria (2012), Sils Maria (2014), Personal Shopper (2016).

Francesco Giuliano

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“Un uomo tranquillo”, un thriller pieno di humor e coinvolgente che mette a confronto il bene con il male

Titolo: Un uomo tranquillo

Titolo originale: Cold Pursuit

Regia:Hans Petter Moland

Soggetto: Kim Fupz Aakeson

Sceneggiatura: Frank Baldwin

Musiche: George Fenton

Produzione Paese: USA, UK, Canada, Norvegia, 2019

Cast: Liam Neeson, Laura Dem, Emmy Rossum, Tom Bateman, David O’Hara, Domenick Lombardozzi, Julia Jones, William Forsythe, Raoul Trujillo, John Doman, Michael Eklund, Benjamin Hollingsworth, Arnold Pinnock, Aleks Paunovic, […]

Un uomo tranquillo,  remake del film In ordine di sparizione (2014) dello stesso regista norvegese Hans Petter Moland, inizia con l’incipit di Oscar Wilde Alcuni portano la felicità ovunque vadano. Altri quando se ne vanno. Questa citazione mette lo spettatore subito in attesa di eventi sconvolgenti che lo stesso titolo del film lascia presagire. E lo lascia presagire quando al protagonista del film Nelson “Nels” Coxman (Liam Neeson) viene assegnato il premio come cittadino esemplare dell’anno. Sono davvero onorato di ricevere il premio come cittadino dell’anno, sono solo un uomo tranquillo che ama fare la cosa giusta – dice rivolgendosi al pubblico dal palco di premiazione.

Nels è, infatti, un uomo tranquillo che vive fuori la città, alle falde delle Montagne rocciose, nei pressi di Denver in Colorado, con la moglie Grace (Laura Dem) e il figlio che fa il trasportatore presso il locale aeroporto. Il lavoro di Nels consiste nel guidare un mezzo spazzaneve che permette la viabilità alle auto dei turisti durante la stagione invernale. Tutto sembra procedere quietamente fino a quando il figlio viene fatto uccidere dallo psicopatico boss della droga, soprannominato il Vichingo (Tom Bateman). A questo punto, come recita il proverbio non disturbare il cane che dorme perché se il cane si sveglia morde, Nels, abbandonato anche dalla moglie e indotto dal sentimento di vendicare il figlio, dato che la polizia si disinteressa del delitto, genera un putiferio pari ad un effetto farfalla (butterfly effect), asserzione usata per indicare la dipendenza sensibile alle condizioni iniziali di un dato sistema, in questo caso di un gruppo di persone che interagiscono. In altre parole, piccole variazioni nelle condizioni iniziali producono variazioni grandi e crescenti in tale gruppo.

Il regista, che ama le atmosfere inquietanti, con perfetta sagacia compositiva e ritmica descrive la tragedia di un uomo afflitto sia per la perdita del figlio  che per  l’abbandono della moglie in un ambiente il cui candore, sia per il paesaggio copiosamente innevato sia per la grande quantità di droga che vi circola, apparentemente esprime purezza. Esso però nasconde un mondo fatto di efferati delitti e di violenza estrema. E dà grande ritmo a questo film, dove dramma e commedia duellano in maniera attraente, è incalzante e l’azione scorre con fluidità narrativa senza dare nulla per scontato.

Filmografia

The Last Lieutenant (1993), Zero Kelvin (1995), Aberdeen (2000), In ordine di sparizione (2014).

Francesco Giuliano

 

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Concerto dei LIBRA al MadXXII sabato 26 gennaio

Sabato 26 gennaio 2019, alle ore 22.00, presso il MadXII (Museo Contemporaneo), all’interno del Consorzio Sviluppo Industriale Roma-Latina di Latina Scalo, località Tor Tre Ponti, in Via Carrara 12/A, si terrà il concerto dei LIBRA: Ermanno Baron, batteria; Ludovica Manzo, voce; Flavio Zanuttini, tromba; Marco Colonna, clarinetti.
Per il nuovo progetto “Libra”, Ermanno Baron cerca la preziosa collaborazione di musicisti che fanno della ricerca del suono una caratteristica fondante del loro profondo e variegato linguaggio musicale. Ognuno dei musicisti coinvolti ha un ampia discografia personale e una vasta rete di collaborazioni, che spaziano da Evan Parker a Eivind Aarset, da Antonello Salis ad Euegene Chadbourne, per citarne alcuni. La performance espressa da questa atipica formazione, che si avvale di tre strumenti a fiato e percussione, passa da un approccio minimale da impro-cameristica a movimenti caotici ed irrequieti ricchi di intensità.
ERMANNO BARON: Di formazione artistica articolata unisce la sensibilità del mondo accademico con la freschezza e la creatività del jazz, arricchita dalla curiosità verso le sperimentazioni della musica elettronica ed elettroacustica dei nostri giorni. Nell’ambito accademico ha studiato percussioni col M° Giordano Rebecchi facendo parte del suo ensemble di percussioni di muscica contemporanea, eseguendo autori come Edgar Varese, Henry Dixon Cowell, Carlos Chavez, Steve Reich, Ruud Wiener etc.. Nel percorso jazzistico si è diplomato all’International Jazz Master (INJAM) dove ha incontrato maestri come Billy Hart, Eric Harland, Tim Berne, Kenny Werner, John Riley, Jeff Ballard, Anders Jormin, Franco D’Andrea e altri. Il suo continuo sviluppo di una voce personale, lo porta a svolgere un intensa attività concertistica nazionale ed internazionale: Jazz and World music festival (Zimbabwe), Jazz-Pt (Portugal), Tremplin Jazz Avignon (France), Smalls, Blue Note, Barbes, Fat Cat (New York), 12 Points (Dublin), Ankara Caz (Turkey), Visual Jazz, Roma Jazz Fest, Young Jazz in Town,Casa Del Jazz, ecc. .
LUDOVICA MANZO: Cantante e compositrice, è attiva come leader in progetti originali e vocalist in diverse formazioni nell’ambito del jazz contemporaneo, del songwriting e della musica improvvisata.
Diplomata in Musica Jazz al Conservatorio di Roma “Santa Cecilia” e al Dams di Roma Tor Vergata con una tesi su “La sperimentazione vocale dagli anni ’60 ad oggi”, si è formata sotto la guida di Maria Pia De Vito e Sabina Meyer. Ha seguito lezioni e masterclass di Norma Winston, Jay Clayton, Bob Stoloff, Elisabetta Antonini, Greg Burk, Andrea Avena. Si è esibita negli anni in numerosi club, manifestazioni e Festival tra cui: Summertime Festival – Casa del Jazz di Roma 2016, Young Jazz Festival di Foligno 2017, Peperoncino Jazz Festival 2012 e 2015, Europa Jazz Festival 2012 (Le Mans), Roccella Jazz Festival 2010 e 2012, “Les Rendez-vous del’Erdre” 2010 (Nantes), GAS Festival 2012 (Göteborg), Top Jazz Festival 2011 (Reggio Calabria), Autumn In Jazz Festival Auditorium Parco della Musica Roma 2011, Giardini dell’Accademia Filarmonica Romana 2013, Percorsi Jazz al Conservatorio S.Cecilia di Roma 2010 e 2013, “Musei In Musica” al Museo Maxxi 2012, Jazz at Fnac di Barcellona 2009, Musei in Jazz di Maglie 2014, Una Stirscia di Terra Feconda Festival 2011, Villa Celimontana Jazz Festival 2008, Mumyuha Festival 2009 (Hochneukirchen), XXIV Salone Int. del Libro di Torino 2010, Piccolo Festival Teatro di Corciano 2012, ecc. .  

FLAVIO ZANUTTINI: Un trombettista estremamente versatile che non trova mai pace nella ricerca di un suono ed una poetica personali. Nominato tra i migliori trombettisti d’Italia secondo la rivista Musica Jazz nel 2011, il suo suono e il suo approccio sono unici e si possono riconoscere in tutti i contesti dov’è impegnato che variano dalla lead trumpet in grossi ensemble (Abbey Town Jazz Orchestra, Folkwang Jazz Orchestra, North East Ska*Jazz Orchestra, Udin&Jazz Big Band, Improvvirussoundexperience, Big Tartini Band, L’Insiúm, Das Große Ding, Greetings from Saturn, Naked Musician e altre) al solista improvvisatore in gruppi più piccoli (Francesco Cusa & The Assassins, Mizar Duo, Camatta Monk, Martello, Arbe Garbe, Radio Zastava, Kick the Kid, Le Retour des Oiseaux e altri). Tra il 2004 e il 2013 con il gruppo Arbe Garbe ha suonato in tutta Europa (Italia, Slovenia, Bosnia, Serbia, Croazia, Austria, Svizzera, Francia, Spagna, Svezia, Germania, Francia) e oltreoceano (Argentina, Uruguay, Australia) e ha pubblicato cinque album di cui ha curato composizioni, arrangiamenti e produzione. Due di questi assieme al chitarrista e cantante statunitense Eugene Chadbourne.
Dal 2007 al 2015 è stato prima tromba della Abbey Town Jazz Orchestra con la quale ha collaborato con diversi artisti di fama internazionale come Michael Abene, Kyle Gregory, Mauro Ottolini, Marco Tamburini, Emilio Soana, Jamie Davis, Tre Allegri Ragazzi Morti, Ray Gelato, Klaus Gesing e molti altri, ed ha accompagnato diversi cantanti ospitati al Summer Jamboree di Senigallia per diversi anni durante la serata di punta del festival con un’affluenza di pubblico che ha superato in più occasioni le 10.000 persone. Dal 2011 è parte del gruppo Francesco Cusa & The Assassins, tra i più attivi nella scena jazzistica italiana e richiestissimo in tutta Europa. Con questo ha realizzato tre album, il primo dei quali (The Beauty and The Grace) è stato premiato tra le migliori 100 produzioni discografiche del 2012 secondo la redazione della rivista Jazzit.
MARCO COLONNA: (Born in Rome 21/12/1978), multi-instrumentalist, composer, improviser, writer
He play clarinets, saxophones, flutes, ethnic flutes, percussions.
Active for about 20 years in classical, contemporary, avantgarde, folk and jazz fields, he is considered one of the most important musician of his generation in Italy.
In 2016 he is 4th on the Italian rank for the best Jazz musician for the magazine MUSICA JAZZ. Central point of his poetic is transcultural and trans idiomatic new forms that can cross genres, attitudes and platforms to develop a new way to make music, performance, and art in general. He usually play with international masters as Agusti Fernandez, Evan Parker, Zlatko Kaucic, Marie Incontrera, and Italian historical and contemporary masters as Eugenio Colombo, Ettore Fioravanti, Antonello Salis, Fabizio Spera. In the contemporary classical fields, composers as Giorgio Colombo Taccani, Dan Di Maggio, Sofia Mikaelyan, Silvia Colasanti, Shigeru Kan-No, Marie Incontrera wrote piece dedicated and first executed by Marco Colonna. He did the first Italian contrabass clarinet recital in Italy, playing Donatoni, Grisey, Kan-No, Eyser and many others.
In folk field he works with the band Acquaragia Drom and touring the World,. He played in international festival in Malesia, New York, Spain, Portugal, Germany, Greece, France, Mexico.
He compose music for TV, Radio, Theatre.
He published up 40 CD in differents fileds of music, In 2014 starts his adventouros trip in self publish on bandcamp platform, his experimental works.
He write ttheatre piece, poetry, and works with the Sardinian poet Alberto Masala.
Per info, tel. 3933364694

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“Maria Regina di Scozia” indaga sulla subalternità di una sovrana ad un mondo maschilista

Titolo: Maria Regina di Scozia
Titolo originale: Mary Queen of Scots
Regia: Josie Rourke
Soggetto: John Guy (dal libro biografico: The True Life of Mary Stuart)
Sceneggiatura: Beau Willimon
Produzione Paese: UK, 2018
Cast: Saoirse Ronan, Margot Robbie, Jack Lowden, Joe Alwyn, David Tennant, Guy Pearce, Gemma Chan, Brendan Coyle, Martin Compston, James McArdle, Mria-Victoria Dragus, Ismael Cruz Còrdova, Ian Hart, […]

La regista Josie Rourke dirige il suo primo film Maria Regina di Scozia, dopo una nutrita esperienza teatrale di cui si evincono i peculiari connotati nella performance delle due protagoniste principali. E vi descrive le tormentate vicissitudini di Maria Stuarda, o Mary Stuart, (Saoirse Ronan), regina di Scozia, che rimasta vedova appena diciottenne per la morte del marito, il re di Francia, ritorna in patria per reclamare legittimamente il suo trono. Purtroppo essendo cattolica deve andare incontro alle resistenze politiche e religiose in un paese che è diventato protestante e che non sopporta la dipendenza dal papa, e quindi da Maria, la quale entra in diatriba. anche con la cugina Elisabetta I (Margot Robbie) che regna sull’Inghilterra. Maria Regina di Scozia è un film che descrive la contrapposizione di due donne sole al potere in un mondo di maschi. Da una parte, infatti, c’è “la donna” Maria che, anche se cattolica, si mostra tollerante sulle diversità religiose ed è molto molto umana ma determinata nel pretendere anche il trono d’Inghilterra, e non accetta compromessi contrapponendosi spesso ai suoi consiglieri. Dall’altra parte, c’è “l’uomo” Elisabetta I che non tollera i cattolici e accetta sempre i dettami dei suoi consiglieri a cui dà spesso libertà di agire. Ognuna nella sua corte è contornata, dunque, da una folta folla di maschi affaristi, arrivisti e cospiratori che sobillano ribellioni, e che le porta a diventare rivali, anche se Maria ha dalla parte sua il vantaggio di poter unificare Scozia ed Inghilterra nel caso che, sposandosi, abbia un erede maschio: Il mio unico intento era unificare questa terra, ma loro cercano di usurpare la mia corona. Un assassino, un traditore e una regina … io sarò una donna diversa da lei! Metterò al mondo l’erede al trono di Scozia e di Inghilterra. Purtroppo, a causa del suo carattere intransigente e inflessibile, sarà soggetta a cospirazioni che la porteranno, come la storia insegna, al carcere e poi alla condanna a morte per decapitazione in questa valle di lacrime: Maria Stuarda … è condannata a morte per ordine della nostra sovrana Elisabetta, Regina d’Inghilterra. Eppure, Elisabetta le aveva promesso che giammai l’avrebbe fatta uccidere.
La regista, se pur con qualche forzatura di tipo storico, riesce a mettere in evidenza gli ineffabili tormenti e la tragedia di una donna combattuta per l’amore della sua terra. Riesce a rendere l’atmosfera inquietante, facilitando lo svolgersi della macchinazione narrativa con un uso accattivante delle risorse sia scenografiche che tecniche, e costruisce un film senza eccessi e intenso, dove predilige nel contempo la commozione e lo sdegno che coinvolgono lo spettatore. In questo contesto, la regista riesce a fare emergere le due donne con i loro rispettivi caratteri, interpretate degnamente da Saoirse Ronan e Margot Robbie in un mondo maschilista che crea soltanto guai e che, in questo caso, ha determinato il cambiamento del corso della storia, in quanto dopo la morte di Maria, Elisabetta regnò per 45 anni ancora.
La pellicola è stata presentata all’American Film Institute Fest il 15 novembre 2018.

Francesco Giuliano

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James Dewey Watson e le conseguenze della sua dichiarazione “I neri sono meno intelligenti dei bianchi”

Il biologo statunitense James Dewey Watson, nato a Chigago nel 1928, è divenuto famoso per avere scoperto nel 1953, assieme a Francis Crick (biologo britannico) e a Maurice Wilkins (biologo neozelandese), sulla base delle immagini a raggi X di Rosalind Franklin, chimica inglese, la struttura a doppia elica dell’acido nucleico DNA (Acido DesossiriboNucleico o DeossiriboNucleico che era stato isolato nel 1869 dal biochimico svizzero Friedrich Miescher), sostanza responsabile delle informazioni genetiche necessarie per la biosintesi dell’altro acido nucleico RNA (Acido RiboNucleico) e delle proteine in ambito cellulare. Per tale scoperta Watson nel 1962 fu insignito del premio Nobel per la medicina con Crick e Wilkins. La Franklin venne esclusa perché lo stesso premio Nobel può essere assegnato ad un massimo di tre scienziati.

Oggi, Watson è ritornato alla ribalta perché, in una recente intervista dell’emittente americana PBS, ha sostenuto la sua tesi che tra bianchi e neri esistano “significative differenze genetiche” da cui consegue un “grande divario” tra di essi sul piano del loro QI – Quoziente intellettivo. Già nel 2007 il quotidiano britannico The Independent pubblicava una dichiarazione di Watson secondo cui “I neri sono meno intelligenti dei bianchi” e ciò scatenò uno sdegno generale che costrinse lo scienziato a ritrattare affermando che “non vi sono basi scientifiche per sostenere tali tesi” e a chiedere scusa “Ma come ho fatto a dire certe sciocchezze?” Ma ciò gli costò il licenziamento dall’Università di Cambridge.

Adesso in seguito alle affermazioni fatte nella citata intervista  hanno indotto vari istituti di ricerca ad annunciare la “immediata revoca” delle onorificenze concesse in passato allo scienziato.

Il figlio dello scienziato, Rufus, ha precisato che il padre “non è un razzista e che ha soltanto descritto quanto è emerso dalle sue ricerche nel campo della genetica”.

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“Il gioco delle coppie” e il simposio di stampo platonico su come va il mondo sono ben serviti

Titolo: Il gioco delle coppie

Titolo originale: Doubles vies

Regia: Olivier Assayas

Sceneggiatura: Olivier Assayas

Produzione Paese: Francia, 2018

Cast: Guillaume Canet, Juliette Binoche, Vincent Mascaigne, Christa Théret, Nora Hamzawi, Pascal Greggory

Il regista Olivier Assayas è stato molto bravo a coinvolgere lo spettatore non permettendogli alcuna distrazione con 108 minuti di conversazione densa e ricca di significati attuali dato che si parla, anche se in tempi e in luoghi diversi e tra persone diverse, della realtà attuale in continuo e rapido cambiamento. Dialoghi tra un editore affermato come Alain (Guillaume Canet) e uno scrittore di successo come Léonard (Vincent Mascaigne), o tra Alain e sua moglie Selena (Juliette Binoche), attrice televisiva di una nota fiction poliziesca, oppure tra Alain e la sua manager Laura (Christa Théret), responsabile della transizione digitale della casa editrice da lui stesso diretta e con la quale ha anche un rapporto extraconiugale. Dialoghi serrati anche tra Vincent e la sua nuova compagna Valérie (Nora Hamzawi), segretaria puntuale e scrupolosa di un politico, ossia tra Vincent  e  Selena, amanti da sei anni. Una rete fitta e aggrovigliata di relazioni verbali e sentimentali in cui si discute di editoria, di letteratura, di politica, di eros, di internet e di come la tecnologia digitale stia cambiando le abitudini delle persone in modo vertiginoso e senza regole. Un cambiamento immanente, e duraturo forse, che cambierà il mondo? Dialoghi intensi in cui si dibatte del futuro dei libri stampati e dell’editoria digitale, delle informazioni via web a gratis e delle informazioni false e ingannevoli come le fake news e delle post-verità in cui la verità è considerata un problema secondario, e di tutto il resto che popola i social network che sta influendo negativamente sui comportamenti individuali tra cui l’elogio di se stessi, come il narcisismo, che internet ha fatto nascere e sviluppare in modo caotico e sregolato, dove tutto è diventato opinabile e come tale dato spesso come certezza assoluta e indiscutibile anche se non è dimostrabile. Viviamo in una società che rispetta i soldi e il potere … più i libri costeranno e più saranno letti, secondo Alain, mentre di parere contrario è Léonard secondo cui in futuro leggeremo meno libri e saranno ebook. Opinioni, soltanto opinioni, espresse sul cambiamento della società attuale anche se il riferimento di Alain al Gattopardo di Tomasi di Lampedusa ne determina il significato intrinseco perché nulla cambi, bisogna che tutto cambi. La vita, infatti, continuerà a svolgersi come sempre con le sue sembianze positive e quelle negative, ma soprattutto con l’amore, motore della vita, che unifica ogni cosa e annulla ogni sospetto o controversia, così come sostiene Dante Alighieri nell’ultimo verso del Paradiso e della Divina Commedia:  amor che move il sole e l’altre stelle.

Con Il gioco delle coppie il regista trasmette i contenuti culturali del momento attuale che gli sono particolarmente cari attraverso i dialoghi con attori di alto livello che si mostrano all’altezza del ruolo ad essi assegnato.

Il film è stato presentato in concorso sia alla LXXV Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia 2018, sia al TIFF-Toronto International Film Festival 2018.

Filmografia

Desordre – Disordine (1986), Il bambino d’inverno (1989), Contro il destino (1991), Nuova vita (1993), L’eau froide (1994), Irma Vep (1996), Fin aout, début septembre (1998), Les Destinées sentimentales (2001), Demonlover (2002), Clean (2004), Boardin Gate (2007), L’Heure d’été (2008), Qualcosa nell’aria (2012), Sils Maria (2014), Personal Shopper (2016).

Francesco Giuliano

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“Un uomo tranquillo”, un thriller pieno di humor e coinvolgente che mette a confronto il bene con il male

Titolo: Un uomo tranquillo

Titolo originale: Cold Pursuit

Regia:Hans Petter Moland

Soggetto: Kim Fupz Aakeson

Sceneggiatura: Frank Baldwin

Musiche: George Fenton

Produzione Paese: USA, UK, Canada, Norvegia, 2019

Cast: Liam Neeson, Laura Dem, Emmy Rossum, Tom Bateman, David O’Hara, Domenick Lombardozzi, Julia Jones, William Forsythe, Raoul Trujillo, John Doman, Michael Eklund, Benjamin Hollingsworth, Arnold Pinnock, Aleks Paunovic, […]

Un uomo tranquillo,  remake del film In ordine di sparizione (2014) dello stesso regista norvegese Hans Petter Moland, inizia con l’incipit di Oscar Wilde Alcuni portano la felicità ovunque vadano. Altri quando se ne vanno. Questa citazione mette lo spettatore subito in attesa di eventi sconvolgenti che lo stesso titolo del film lascia presagire. E lo lascia presagire quando al protagonista del film Nelson “Nels” Coxman (Liam Neeson) viene assegnato il premio come cittadino esemplare dell’anno. Sono davvero onorato di ricevere il premio come cittadino dell’anno, sono solo un uomo tranquillo che ama fare la cosa giusta – dice rivolgendosi al pubblico dal palco di premiazione.

Nels è, infatti, un uomo tranquillo che vive fuori la città, alle falde delle Montagne rocciose, nei pressi di Denver in Colorado, con la moglie Grace (Laura Dem) e il figlio che fa il trasportatore presso il locale aeroporto. Il lavoro di Nels consiste nel guidare un mezzo spazzaneve che permette la viabilità alle auto dei turisti durante la stagione invernale. Tutto sembra procedere quietamente fino a quando il figlio viene fatto uccidere dallo psicopatico boss della droga, soprannominato il Vichingo (Tom Bateman). A questo punto, come recita il proverbio non disturbare il cane che dorme perché se il cane si sveglia morde, Nels, abbandonato anche dalla moglie e indotto dal sentimento di vendicare il figlio, dato che la polizia si disinteressa del delitto, genera un putiferio pari ad un effetto farfalla (butterfly effect), asserzione usata per indicare la dipendenza sensibile alle condizioni iniziali di un dato sistema, in questo caso di un gruppo di persone che interagiscono. In altre parole, piccole variazioni nelle condizioni iniziali producono variazioni grandi e crescenti in tale gruppo.

Il regista, che ama le atmosfere inquietanti, con perfetta sagacia compositiva e ritmica descrive la tragedia di un uomo afflitto sia per la perdita del figlio  che per  l’abbandono della moglie in un ambiente il cui candore, sia per il paesaggio copiosamente innevato sia per la grande quantità di droga che vi circola, apparentemente esprime purezza. Esso però nasconde un mondo fatto di efferati delitti e di violenza estrema. E dà grande ritmo a questo film, dove dramma e commedia duellano in maniera attraente, è incalzante e l’azione scorre con fluidità narrativa senza dare nulla per scontato.

Filmografia

The Last Lieutenant (1993), Zero Kelvin (1995), Aberdeen (2000), In ordine di sparizione (2014).

Francesco Giuliano

 

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Concerto dei LIBRA al MadXXII sabato 26 gennaio

Sabato 26 gennaio 2019, alle ore 22.00, presso il MadXII (Museo Contemporaneo), all’interno del Consorzio Sviluppo Industriale Roma-Latina di Latina Scalo, località Tor Tre Ponti, in Via Carrara 12/A, si terrà il concerto dei LIBRA: Ermanno Baron, batteria; Ludovica Manzo, voce; Flavio Zanuttini, tromba; Marco Colonna, clarinetti.
Per il nuovo progetto “Libra”, Ermanno Baron cerca la preziosa collaborazione di musicisti che fanno della ricerca del suono una caratteristica fondante del loro profondo e variegato linguaggio musicale. Ognuno dei musicisti coinvolti ha un ampia discografia personale e una vasta rete di collaborazioni, che spaziano da Evan Parker a Eivind Aarset, da Antonello Salis ad Euegene Chadbourne, per citarne alcuni. La performance espressa da questa atipica formazione, che si avvale di tre strumenti a fiato e percussione, passa da un approccio minimale da impro-cameristica a movimenti caotici ed irrequieti ricchi di intensità.
ERMANNO BARON: Di formazione artistica articolata unisce la sensibilità del mondo accademico con la freschezza e la creatività del jazz, arricchita dalla curiosità verso le sperimentazioni della musica elettronica ed elettroacustica dei nostri giorni. Nell’ambito accademico ha studiato percussioni col M° Giordano Rebecchi facendo parte del suo ensemble di percussioni di muscica contemporanea, eseguendo autori come Edgar Varese, Henry Dixon Cowell, Carlos Chavez, Steve Reich, Ruud Wiener etc.. Nel percorso jazzistico si è diplomato all’International Jazz Master (INJAM) dove ha incontrato maestri come Billy Hart, Eric Harland, Tim Berne, Kenny Werner, John Riley, Jeff Ballard, Anders Jormin, Franco D’Andrea e altri. Il suo continuo sviluppo di una voce personale, lo porta a svolgere un intensa attività concertistica nazionale ed internazionale: Jazz and World music festival (Zimbabwe), Jazz-Pt (Portugal), Tremplin Jazz Avignon (France), Smalls, Blue Note, Barbes, Fat Cat (New York), 12 Points (Dublin), Ankara Caz (Turkey), Visual Jazz, Roma Jazz Fest, Young Jazz in Town,Casa Del Jazz, ecc. .
LUDOVICA MANZO: Cantante e compositrice, è attiva come leader in progetti originali e vocalist in diverse formazioni nell’ambito del jazz contemporaneo, del songwriting e della musica improvvisata.
Diplomata in Musica Jazz al Conservatorio di Roma “Santa Cecilia” e al Dams di Roma Tor Vergata con una tesi su “La sperimentazione vocale dagli anni ’60 ad oggi”, si è formata sotto la guida di Maria Pia De Vito e Sabina Meyer. Ha seguito lezioni e masterclass di Norma Winston, Jay Clayton, Bob Stoloff, Elisabetta Antonini, Greg Burk, Andrea Avena. Si è esibita negli anni in numerosi club, manifestazioni e Festival tra cui: Summertime Festival – Casa del Jazz di Roma 2016, Young Jazz Festival di Foligno 2017, Peperoncino Jazz Festival 2012 e 2015, Europa Jazz Festival 2012 (Le Mans), Roccella Jazz Festival 2010 e 2012, “Les Rendez-vous del’Erdre” 2010 (Nantes), GAS Festival 2012 (Göteborg), Top Jazz Festival 2011 (Reggio Calabria), Autumn In Jazz Festival Auditorium Parco della Musica Roma 2011, Giardini dell’Accademia Filarmonica Romana 2013, Percorsi Jazz al Conservatorio S.Cecilia di Roma 2010 e 2013, “Musei In Musica” al Museo Maxxi 2012, Jazz at Fnac di Barcellona 2009, Musei in Jazz di Maglie 2014, Una Stirscia di Terra Feconda Festival 2011, Villa Celimontana Jazz Festival 2008, Mumyuha Festival 2009 (Hochneukirchen), XXIV Salone Int. del Libro di Torino 2010, Piccolo Festival Teatro di Corciano 2012, ecc. .  

FLAVIO ZANUTTINI: Un trombettista estremamente versatile che non trova mai pace nella ricerca di un suono ed una poetica personali. Nominato tra i migliori trombettisti d’Italia secondo la rivista Musica Jazz nel 2011, il suo suono e il suo approccio sono unici e si possono riconoscere in tutti i contesti dov’è impegnato che variano dalla lead trumpet in grossi ensemble (Abbey Town Jazz Orchestra, Folkwang Jazz Orchestra, North East Ska*Jazz Orchestra, Udin&Jazz Big Band, Improvvirussoundexperience, Big Tartini Band, L’Insiúm, Das Große Ding, Greetings from Saturn, Naked Musician e altre) al solista improvvisatore in gruppi più piccoli (Francesco Cusa & The Assassins, Mizar Duo, Camatta Monk, Martello, Arbe Garbe, Radio Zastava, Kick the Kid, Le Retour des Oiseaux e altri). Tra il 2004 e il 2013 con il gruppo Arbe Garbe ha suonato in tutta Europa (Italia, Slovenia, Bosnia, Serbia, Croazia, Austria, Svizzera, Francia, Spagna, Svezia, Germania, Francia) e oltreoceano (Argentina, Uruguay, Australia) e ha pubblicato cinque album di cui ha curato composizioni, arrangiamenti e produzione. Due di questi assieme al chitarrista e cantante statunitense Eugene Chadbourne.
Dal 2007 al 2015 è stato prima tromba della Abbey Town Jazz Orchestra con la quale ha collaborato con diversi artisti di fama internazionale come Michael Abene, Kyle Gregory, Mauro Ottolini, Marco Tamburini, Emilio Soana, Jamie Davis, Tre Allegri Ragazzi Morti, Ray Gelato, Klaus Gesing e molti altri, ed ha accompagnato diversi cantanti ospitati al Summer Jamboree di Senigallia per diversi anni durante la serata di punta del festival con un’affluenza di pubblico che ha superato in più occasioni le 10.000 persone. Dal 2011 è parte del gruppo Francesco Cusa & The Assassins, tra i più attivi nella scena jazzistica italiana e richiestissimo in tutta Europa. Con questo ha realizzato tre album, il primo dei quali (The Beauty and The Grace) è stato premiato tra le migliori 100 produzioni discografiche del 2012 secondo la redazione della rivista Jazzit.
MARCO COLONNA: (Born in Rome 21/12/1978), multi-instrumentalist, composer, improviser, writer
He play clarinets, saxophones, flutes, ethnic flutes, percussions.
Active for about 20 years in classical, contemporary, avantgarde, folk and jazz fields, he is considered one of the most important musician of his generation in Italy.
In 2016 he is 4th on the Italian rank for the best Jazz musician for the magazine MUSICA JAZZ. Central point of his poetic is transcultural and trans idiomatic new forms that can cross genres, attitudes and platforms to develop a new way to make music, performance, and art in general. He usually play with international masters as Agusti Fernandez, Evan Parker, Zlatko Kaucic, Marie Incontrera, and Italian historical and contemporary masters as Eugenio Colombo, Ettore Fioravanti, Antonello Salis, Fabizio Spera. In the contemporary classical fields, composers as Giorgio Colombo Taccani, Dan Di Maggio, Sofia Mikaelyan, Silvia Colasanti, Shigeru Kan-No, Marie Incontrera wrote piece dedicated and first executed by Marco Colonna. He did the first Italian contrabass clarinet recital in Italy, playing Donatoni, Grisey, Kan-No, Eyser and many others.
In folk field he works with the band Acquaragia Drom and touring the World,. He played in international festival in Malesia, New York, Spain, Portugal, Germany, Greece, France, Mexico.
He compose music for TV, Radio, Theatre.
He published up 40 CD in differents fileds of music, In 2014 starts his adventouros trip in self publish on bandcamp platform, his experimental works.
He write ttheatre piece, poetry, and works with the Sardinian poet Alberto Masala.
Per info, tel. 3933364694

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“Maria Regina di Scozia” indaga sulla subalternità di una sovrana ad un mondo maschilista

Titolo: Maria Regina di Scozia
Titolo originale: Mary Queen of Scots
Regia: Josie Rourke
Soggetto: John Guy (dal libro biografico: The True Life of Mary Stuart)
Sceneggiatura: Beau Willimon
Produzione Paese: UK, 2018
Cast: Saoirse Ronan, Margot Robbie, Jack Lowden, Joe Alwyn, David Tennant, Guy Pearce, Gemma Chan, Brendan Coyle, Martin Compston, James McArdle, Mria-Victoria Dragus, Ismael Cruz Còrdova, Ian Hart, […]

La regista Josie Rourke dirige il suo primo film Maria Regina di Scozia, dopo una nutrita esperienza teatrale di cui si evincono i peculiari connotati nella performance delle due protagoniste principali. E vi descrive le tormentate vicissitudini di Maria Stuarda, o Mary Stuart, (Saoirse Ronan), regina di Scozia, che rimasta vedova appena diciottenne per la morte del marito, il re di Francia, ritorna in patria per reclamare legittimamente il suo trono. Purtroppo essendo cattolica deve andare incontro alle resistenze politiche e religiose in un paese che è diventato protestante e che non sopporta la dipendenza dal papa, e quindi da Maria, la quale entra in diatriba. anche con la cugina Elisabetta I (Margot Robbie) che regna sull’Inghilterra. Maria Regina di Scozia è un film che descrive la contrapposizione di due donne sole al potere in un mondo di maschi. Da una parte, infatti, c’è “la donna” Maria che, anche se cattolica, si mostra tollerante sulle diversità religiose ed è molto molto umana ma determinata nel pretendere anche il trono d’Inghilterra, e non accetta compromessi contrapponendosi spesso ai suoi consiglieri. Dall’altra parte, c’è “l’uomo” Elisabetta I che non tollera i cattolici e accetta sempre i dettami dei suoi consiglieri a cui dà spesso libertà di agire. Ognuna nella sua corte è contornata, dunque, da una folta folla di maschi affaristi, arrivisti e cospiratori che sobillano ribellioni, e che le porta a diventare rivali, anche se Maria ha dalla parte sua il vantaggio di poter unificare Scozia ed Inghilterra nel caso che, sposandosi, abbia un erede maschio: Il mio unico intento era unificare questa terra, ma loro cercano di usurpare la mia corona. Un assassino, un traditore e una regina … io sarò una donna diversa da lei! Metterò al mondo l’erede al trono di Scozia e di Inghilterra. Purtroppo, a causa del suo carattere intransigente e inflessibile, sarà soggetta a cospirazioni che la porteranno, come la storia insegna, al carcere e poi alla condanna a morte per decapitazione in questa valle di lacrime: Maria Stuarda … è condannata a morte per ordine della nostra sovrana Elisabetta, Regina d’Inghilterra. Eppure, Elisabetta le aveva promesso che giammai l’avrebbe fatta uccidere.
La regista, se pur con qualche forzatura di tipo storico, riesce a mettere in evidenza gli ineffabili tormenti e la tragedia di una donna combattuta per l’amore della sua terra. Riesce a rendere l’atmosfera inquietante, facilitando lo svolgersi della macchinazione narrativa con un uso accattivante delle risorse sia scenografiche che tecniche, e costruisce un film senza eccessi e intenso, dove predilige nel contempo la commozione e lo sdegno che coinvolgono lo spettatore. In questo contesto, la regista riesce a fare emergere le due donne con i loro rispettivi caratteri, interpretate degnamente da Saoirse Ronan e Margot Robbie in un mondo maschilista che crea soltanto guai e che, in questo caso, ha determinato il cambiamento del corso della storia, in quanto dopo la morte di Maria, Elisabetta regnò per 45 anni ancora.
La pellicola è stata presentata all’American Film Institute Fest il 15 novembre 2018.

Francesco Giuliano

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James Dewey Watson e le conseguenze della sua dichiarazione “I neri sono meno intelligenti dei bianchi”

Il biologo statunitense James Dewey Watson, nato a Chigago nel 1928, è divenuto famoso per avere scoperto nel 1953, assieme a Francis Crick (biologo britannico) e a Maurice Wilkins (biologo neozelandese), sulla base delle immagini a raggi X di Rosalind Franklin, chimica inglese, la struttura a doppia elica dell’acido nucleico DNA (Acido DesossiriboNucleico o DeossiriboNucleico che era stato isolato nel 1869 dal biochimico svizzero Friedrich Miescher), sostanza responsabile delle informazioni genetiche necessarie per la biosintesi dell’altro acido nucleico RNA (Acido RiboNucleico) e delle proteine in ambito cellulare. Per tale scoperta Watson nel 1962 fu insignito del premio Nobel per la medicina con Crick e Wilkins. La Franklin venne esclusa perché lo stesso premio Nobel può essere assegnato ad un massimo di tre scienziati.

Oggi, Watson è ritornato alla ribalta perché, in una recente intervista dell’emittente americana PBS, ha sostenuto la sua tesi che tra bianchi e neri esistano “significative differenze genetiche” da cui consegue un “grande divario” tra di essi sul piano del loro QI – Quoziente intellettivo. Già nel 2007 il quotidiano britannico The Independent pubblicava una dichiarazione di Watson secondo cui “I neri sono meno intelligenti dei bianchi” e ciò scatenò uno sdegno generale che costrinse lo scienziato a ritrattare affermando che “non vi sono basi scientifiche per sostenere tali tesi” e a chiedere scusa “Ma come ho fatto a dire certe sciocchezze?” Ma ciò gli costò il licenziamento dall’Università di Cambridge.

Adesso in seguito alle affermazioni fatte nella citata intervista  hanno indotto vari istituti di ricerca ad annunciare la “immediata revoca” delle onorificenze concesse in passato allo scienziato.

Il figlio dello scienziato, Rufus, ha precisato che il padre “non è un razzista e che ha soltanto descritto quanto è emerso dalle sue ricerche nel campo della genetica”.

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“Il gioco delle coppie” e il simposio di stampo platonico su come va il mondo sono ben serviti

Titolo: Il gioco delle coppie

Titolo originale: Doubles vies

Regia: Olivier Assayas

Sceneggiatura: Olivier Assayas

Produzione Paese: Francia, 2018

Cast: Guillaume Canet, Juliette Binoche, Vincent Mascaigne, Christa Théret, Nora Hamzawi, Pascal Greggory

Il regista Olivier Assayas è stato molto bravo a coinvolgere lo spettatore non permettendogli alcuna distrazione con 108 minuti di conversazione densa e ricca di significati attuali dato che si parla, anche se in tempi e in luoghi diversi e tra persone diverse, della realtà attuale in continuo e rapido cambiamento. Dialoghi tra un editore affermato come Alain (Guillaume Canet) e uno scrittore di successo come Léonard (Vincent Mascaigne), o tra Alain e sua moglie Selena (Juliette Binoche), attrice televisiva di una nota fiction poliziesca, oppure tra Alain e la sua manager Laura (Christa Théret), responsabile della transizione digitale della casa editrice da lui stesso diretta e con la quale ha anche un rapporto extraconiugale. Dialoghi serrati anche tra Vincent e la sua nuova compagna Valérie (Nora Hamzawi), segretaria puntuale e scrupolosa di un politico, ossia tra Vincent  e  Selena, amanti da sei anni. Una rete fitta e aggrovigliata di relazioni verbali e sentimentali in cui si discute di editoria, di letteratura, di politica, di eros, di internet e di come la tecnologia digitale stia cambiando le abitudini delle persone in modo vertiginoso e senza regole. Un cambiamento immanente, e duraturo forse, che cambierà il mondo? Dialoghi intensi in cui si dibatte del futuro dei libri stampati e dell’editoria digitale, delle informazioni via web a gratis e delle informazioni false e ingannevoli come le fake news e delle post-verità in cui la verità è considerata un problema secondario, e di tutto il resto che popola i social network che sta influendo negativamente sui comportamenti individuali tra cui l’elogio di se stessi, come il narcisismo, che internet ha fatto nascere e sviluppare in modo caotico e sregolato, dove tutto è diventato opinabile e come tale dato spesso come certezza assoluta e indiscutibile anche se non è dimostrabile. Viviamo in una società che rispetta i soldi e il potere … più i libri costeranno e più saranno letti, secondo Alain, mentre di parere contrario è Léonard secondo cui in futuro leggeremo meno libri e saranno ebook. Opinioni, soltanto opinioni, espresse sul cambiamento della società attuale anche se il riferimento di Alain al Gattopardo di Tomasi di Lampedusa ne determina il significato intrinseco perché nulla cambi, bisogna che tutto cambi. La vita, infatti, continuerà a svolgersi come sempre con le sue sembianze positive e quelle negative, ma soprattutto con l’amore, motore della vita, che unifica ogni cosa e annulla ogni sospetto o controversia, così come sostiene Dante Alighieri nell’ultimo verso del Paradiso e della Divina Commedia:  amor che move il sole e l’altre stelle.

Con Il gioco delle coppie il regista trasmette i contenuti culturali del momento attuale che gli sono particolarmente cari attraverso i dialoghi con attori di alto livello che si mostrano all’altezza del ruolo ad essi assegnato.

Il film è stato presentato in concorso sia alla LXXV Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia 2018, sia al TIFF-Toronto International Film Festival 2018.

Filmografia

Desordre – Disordine (1986), Il bambino d’inverno (1989), Contro il destino (1991), Nuova vita (1993), L’eau froide (1994), Irma Vep (1996), Fin aout, début septembre (1998), Les Destinées sentimentales (2001), Demonlover (2002), Clean (2004), Boardin Gate (2007), L’Heure d’été (2008), Qualcosa nell’aria (2012), Sils Maria (2014), Personal Shopper (2016).

Francesco Giuliano

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