“Il traditore” con realismo e precisa perspicacia descrive la narrazione avvincente della collaborazione del pentito Tommaso Buscetta che ha fatto vacillare l’organizzazione mafiosa Cosa Nostra

“Il traditore” con realismo e precisa perspicacia descrive la narrazione avvincente della collaborazione del pentito Tommaso Buscetta che ha fatto vacillare l’organizzazione mafiosa Cosa Nostra

Postato di su Mag 29, 2019 in Cinema

“Il traditore” con realismo e precisa perspicacia descrive la narrazione avvincente della collaborazione del pentito Tommaso Buscetta che ha fatto vacillare l’organizzazione mafiosa Cosa Nostra

Titolo: Il traditore

Regia: Marco Bellocchio

Soggetto: Marco Bellocchio

Sceneggiatura: Marco Bellocchio, Valia Santella, Ludovica Rampoldi, Francesco

Piccolo, Francesco La Licata

Musiche: Nicola Piovani

Produzione Paese: Italia, Brasile, Germania, Francia, 2019

Cast: Pierfrancesco Favino, Maria Fernanda Cândido, Fabrizio Ferracana, Fausto Russo Alesi, Luigi Lo Cascio, Nicola Calì, Giovanni Calcagno, Bruno Cariello, Bebo Storti, Vincenzo Pirrotta, Goffredo Maria Bruno, Gabriele Cicirello, Paride Cicirello, Elia Schilton, Alessio Praticò, Pier Giorgio Bellocchio, Rosario Palazzolo, Antonio Orlando, Fabrizio Romano, Ada Nisticò, Federica Butera, Ludovico Caldarera, Nunzia lo Presti, Matteo Contino, Alberto Gottuso, Massimilaino Ubaldi, Pippo Di Marca, Raffaella Lebboroni,  […]

 

“Il traditore” è un film diretto da Marco Bellocchio, regista sui generis del cinema italiano, che ha descritto con semplicità filmica e realismo intenso un fenomeno attuale molto complesso qual è quello della mafia siciliana. La narrazione ha inizio nei primi anni ottanta, quando sta per iniziare la guerra tra le più importanti famiglie mafiose palermitane e quella emergente dei corleonesi guidata da Totò Riina (Nicola Calì) per il controllo del traffico della droga. Tommaso Buscetta (Pierfrancesco Favino), chiamato Don Masino, e conosciuto a livello internazionale come il Boss dei due mondi, avverte in anticipo l’incipit nefasto di tale scontro durante la festa di Santa Rosalia a Palermo ed emigra in Brasile dove va a vivere con Cristina (Maria Fernanda Cândido), la bellissima e affascinante moglie brasiliana.  Purtroppo, le cose vanno tristemente come lui aveva immaginato, solo che non aveva previsto che i suoi due figli e il fratello, rimasti in Sicilia, venissero uccisi violentemente, senza avere nessuna colpa, ma soltanto per annientare la semenza dei Buscetta. Soltanto Salvatore Contorno (Luigi Lo Cascio), tra tutti, riesce fortunatamente  a salvarsi dall’attentato perpetrato nei suoi confronti. Catturato dalla polizia brasiliana, Buscetta viene estradato in Italia dove, per evitare la stessa sorte dei suoi familiari per mano dei corleonesi, accetta di collaborare con lo Stato, diventando il primo pentito della storia italiana. Chi lo convince in questo è il giudice Giovanni Falcone (Fausto Russo Alesi) a cui Don Masino rivela gli infimi segreti e i nomi di personaggi famosi e anche di politici eccellenti implicati con l’organizzazione mafiosa Cosa Nostra. La prima domanda del giudice Falcone lascia intendere il prosieguo cronachistico: Faccia i nomi, Buscetta! A cui segue la risposta: Dottor Falcone, noi dobbiamo decidere solo una cosa: chi deve morire prima, lei o io?E il giudice risponde che non ci si può sottrarre dalla morte perché si può morire per un incidente, per cancro, e così via.

Quel che Bellocchio riesce a far cogliere allo spettatore avveduto, secondo il pensiero pirandelliano della duplice verità (Ma che colpa abbiamo se le parole sono vuote? E voi le riempite del senso vostro, nel dirmele; e nell’accoglierle, inevitabilmente, le riempio del senso mio. Abbiamo creduto di intenderci; non ci siamo intesi affatto.) sono essenzialmente alcune tematiche molto significative che riguardano tutti gli italiani. Una di queste, vista dalla parte della giustizia secondo un criterio sociologico, è riportata nel libro-intervista Cose di Cosa Nostra (edito da BUR, 2012), in cui la giornalista francese Marcelle Padovani fa, tra l’altro, una domanda sul problema-mafia a Giovanni Falcone, il quale risponde che La mafia, lo ripeto ancora una volta, non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano. Vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società. Questo è il terreno di coltura di Cosa Nostra con tutto quello che comporta di implicazioni dirette o indirette, consapevoli o no, volontarie o obbligate, che spesso godono del consenso della popolazione.

Dall’altra parte si coglie, al contrario, come il mafioso dal suo punto di vista interpreta la mafia: una perfezione spirituale qual è la bellezza pura. E ciò può essere desunto dall’intervista del compianto giornalista Enzo Biagi in Linea diretta del 20 marzo 1989 (citato in Moiraghi Francesco, Cosa Nostra, pubblicato in Strutture: Cosa Nostra e ‘ndrangheta a confronto, WikiMafia – Libera Enciclopedia sulle Mafie) ad un capofamiglia, il quale, alla domanda di Biagi “Che cos’è la mafia secondo lei, è una cosa riprovevole?”, risponde “[…] Leggendo vari autori che hanno parlato su ‘sta parola, mafia, e rifacendomi al Pitrè che è uno dei grandi cultori della lingua antica siciliana, mafia doveva essere una parola di bellezza. Bellezza non solo fisica, ma anche bellezza come spiritualità, nel senso che se incontro una bella donna diciamo “Mafiusa sta fimmina” […]. Era un complimento e un fenomeno di bellezza.” E il giornalista Biagi aggiunge “Se è così lei non si offende se io dico che è mafioso.”

Un’altra tematica è quella dei valori che si assegnano alle azioni e ai comportamenti umani e che, quindi, rientra nella sfera psicologica. La mafia, quella di Cosa Nostra, secondo Buscetta, era originariamente costituita da uomini d’onore che uccidevano (!) chi aveva disonorato l’organizzazione o non aveva portato rispetto alla famiglia, ma al tempo stesso faceva sacra la vita dei bambini, delle donne e delle persone innocenti. Invece, per le istituzioni e quindi per lo Stato, la vita di qualunque individuo è un valore sacro che va salvaguardato e il delitto va punito ad ogni costo.

Poi c’è la tematica del tradimento perché Buscetta era ritenuto dai corleonesi un infame, mentre da parte sua egli reputava di essere un uomo d’onore: Sono loro che hanno tradito gli ideali di Cosa Nostra, per questo io non mi considero un pentito!

E, ancora, c’è la tematica angosciosa e angosciante che lascia presagire nefandezze istituzionali segrete come si evince dalle parole di Falcone che risponde a Buscetta: Non ci sono intoccabili! Non mi fraintenda, ma ho più paura dello Stato che della mafia!

Il traditore risulta, quindi, un film encomiabile e coinvolgente che tutti dovrebbero vedere per il suo alto valore educativo e informativo, per il profondo realismo che lo caratterizza, per le azioni violente gratuite di mafiosi, direi alienati, che sono stati educati soltanto all’odio, a non considerare la vita come bene supremo, a prevalere a tutti i costi sui più deboli, ad essere, in definitiva, lupus lupi homini a dirla con il filosofo Thomas Hobbes.

La scelta di Favino nell’interpretare Buscetta è stata azzeccata propriamente in quanto l’attore essendo molto versatile è riuscito a cogliere l’aspetto sentimentale del pentito e a farlo suo con perfetta sagacia ed espressa passione. E lo stesso dicasi per Luigi Lo Cascio, anche se temporalmente in misura minore, che ha vestito i panni di Salvatore Contorno, anche lui pentito.

Le eccellenti e coinvolgenti musiche di Nicola Piovani, inoltre, ben si sono adattate all’ottima descrizione narrativa coinvolgendo e ponendo in attesa lo spettatore con perfetta ratio sui futuri eventi delittuosi o sentimentali raccontati.

In concorso per la Palma d’oro al 72° Festival di Cannes 2019 Il traditore non ha avuto alcun riconoscimento, ma è stato abbondantemente premiato, e continua ad esserlo, dal pubblico che ne ha colto la penetrante bellezza e l’acume filmico.

Filmografia

I pugni in tasca (1965), La Cina è vicina (1967), Nel nome del padre (1972), Sbatti il mostro in prima pagina (1972), Marcia trionfale (1976), Il gabbiano (1977), Salto nel vuoto (1980), Gli occhi, la bocca (1982), Enrico IV (1984), Diavolo in corpo (1986), La visione del sabba (1988), La condanna (1991), Il sogno della farfalla (1994), IL principe di Homburg (1996), La balia (1999), L’ora di religione (2002), Buongiorno, notte (2003), Il regista di matrimoni (2006), Sorelle (2006), Vincere (2009), Sorelle mai (2010), Bella addormentata (2012), Sangue del mio sangue (2015), Fai bei sogni (2016).

Francesco Giuliano

 

“Il traditore” con realismo e precisa perspicacia descrive la narrazione avvincente della collaborazione del pentito Tommaso Buscetta che ha fatto vacillare l’organizzazione mafiosa Cosa Nostraultima modifica: 2019-05-29T09:23:22+02:00da francesco.giulianolt

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