“L’uomo che uccise Don Chisciotte” è un mescolamento sottile tra la realtà e il sogno per parlare della deriva retrograda del nostro tempo

“L’uomo che uccise Don Chisciotte” è un mescolamento sottile tra la realtà e il sogno per parlare della deriva retrograda del nostro tempo

Postato di su Set 28, 2018 in Cinema

“L’uomo che uccise Don Chisciotte” è un mescolamento sottile tra la realtà e il sogno per parlare della deriva retrograda del nostro tempo

Titolo: L’uomo che uccise Don Chisciotte

Titolo originale: The Man Who Killed Don Quixote

Regia: Terry Gilliam

Sceneggiatura: Tony Grisoni, Terry Gilliam

Musiche: Roque Baños

Produzione Paese: UK, Spagna, Francia, Portogallo, Belgio, 2018

Cast: Adam Driver, Jonathan Pryce, Joana Ribeiro, Stellan Sharsgard, Olga Kurylenko, Jason Watkins, Oscar Jaenada, Sergi López, Rossy de Palma, Jordi Mollà, […]

Il calzolaio Javier (Jonathan Pryce) è un vecchio impazzito che, come avviene ad Alonso Quijano del romanzo avventuroso “Don Chisciotte della Mancia” di Miguel de Cervantes Saavedra, si è convinto di essere il cavaliere errante senza macchia e senza paura, tant’è che sostiene che Io sono colui per il quale sono espressamente riservati i pericoli. Io sono Don Chisciotte della Mancia! … Venuto per far rivivere il perduto ordine della cavalleria!

Pari ad Alonso, Javier è un uomo … forte di corporatura, asciutto di corpo, e di viso …. viveva, ora non è molto, in una terra della Mancia, che non voglio ricordare come si chiami, un hidalgo di quelli che hanno lance nella rastrelliera, scudi antichi, magro ronzino e cane da caccia, scrive Cervantes. L’anziano ciabattino, alias Don Chisciotte, a causa della sua paradossale demenza ormai irreversibile, confonde Toby (Adam Driver), un giovane e brillate sceneggiatore di film pubblicitari, per il suo fedele sparviero – è così che lo chiama -, alias scudiero Sancho Panza: Un contadino come te non sa leggere! Io declamerò i versi e tu … guarderai le figure! I due intraprendono un viaggio bizzarro, movimentato, avventuroso, fantastico ma anche pericoloso, alla ricerca della bella Dulcinea del Toboso, migrando con un continuo andirivieni tra il loro tempo e quello del sedicesimo secolo, dopo la famosa battaglia di Lepanto. In Don Chisciotte c’è l’intento di combattere per nobili cause, tra cui difendere i deboli e gli oppressi e dare loro la dignità. Non per niente, il cavaliere scambia i mulini al vento, grazie alla sua demente immaginazione, con giganti pericolosi, le pecore con donne affettuose, ecc. . Ciò che alla fine  risulta è che ne esce sempre sconfitto. Tuttavia, come già accaduto al vecchio uomo, anche Toby inizia a venire gradualmente appassionato come il vecchio demente dalle illusioni che si crea, rischiando anche lui di non saper più distinguere i sogni dalla realtà, tantè che la sua confusione mentale è così grande che lo porta ad affermare che Il vecchio che faceva Chisciotte è ancora vivo.

Ora come ai tempi di Cervantes, il regista Terry Gilliam, con il linguaggio surreale, fantastico e satirico, ma anche profetico che gli appartiene, utilizza la figura di Don Chisciotte come strumento per far rivivere il perduto ordine della cavalleria e per sottolineare l’inadeguatezza dei comportamenti virtuosi che risultano fuorvianti ad affrontare i tempi moderni, dove non c’è più rispetto, cortesia, valorizzazione della dignità dell’essere umano e possesso di ideali. Senza ideali l’umanità si muove senza uno scopo e senza una meta, come il nocchiere, che entra in naviglio senza timone o bussola, che mai ha la certezza dove si vada. Come allora, il regista sottolinea,quasi da novello profeta, la crisi moderna dei valori umani fondamentali, usando l’uccisione di Don Chisciotte come metafora sarcastica e immaginifica, crisi che via via dominerà un futuro prossimo, quello dell’oscurantismo, in cui si verranno a perdere gradualmente la libertà di pensiero e tutte le conquiste civili per le quali sono stati pagati sacrifici umani non indifferenti. Ciò lo testimonia la piega socio-politica in cui sta versando il mondo, oggi.

Nel vedere questo film con la sua atmosfera da fiaba, lo spettatore viene subito colpito dal dubbio amletico: Sogno o son desto? Ma come sosteneva il fisico e filosofo Ernst Mach: Non ha un senso scientifico la domanda spesso posta se il mondo  sia reale o se sia solo un nostro sogno. Anche il sogno più confuso è pur sempre un fatto, come qualsiasi altro.

Questa  storia immaginaria, infatti, raccontata con destrezza e in modo esilarante e appassionante, coinvolge lo spettatore e lo rende compartecipe fino al punto che egli la vive come se fosse un fatto vero e lo fa riflettere sulla sua realtà suscitando in lui senso critico e trasduttivo.

Filmografia

Monty Python e il Sacro Graal (1975), Jabberwochy (1977), I banditi del tempo (1981), Monty Python – iL senso della vita (1983), Brazil (1985), Le avventure del Barone di Munchausen (1988), La leggenda del re pescatore (1991), L’esercito delle 12 scimmie (1995), Paura e delirio a Las Vegas (1998), I fratelli Grimm e l’incantevole strega (2005), Tidelan – Il mondo capovolto (2005), Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo (2009), The Zero Theorem – Tutto è vanità (2013).

Francesco Giuliano

“L’uomo che uccise Don Chisciotte” è un mescolamento sottile tra la realtà e il sogno per parlare della deriva retrograda del nostro tempoultima modifica: 2018-09-28T10:40:53+02:00da francesco.giulianolt

    1 Commento

  1. Chiarissima l’analista del film.MI PIACE

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