Qualche Verso…


*TI SCRIVO

inedito

di

Zairo Ferrante

 

Ti scrivo, ora dolcemente in silenzio,

mentre parto da solo su strade folte, di foglie,

che verdi smeraldo sventolano

– fazzoletti in stazioni affollate –

 

e io ti scrivo, ora.

 

E ti accarezzo piano, quando il sole

bacia il seno di donne distese da secoli

su letti di grano, ancor belle, e dolci, e leggere.

 

Io ti scrivo, adesso.

 

Quando il vento spinge batuffoli di cotone

grandi come case, palazzi e torri a mezz’aria,

sospese nell’azzurro velo di un ricordo.

 

Io, per questo, qui ti scrivo.

 

E sfioro forte dadi bianchi e neri

come acqua che scivola su facce giovani

e fresche, brillando alla luce d’un tramonto.

E son stelle calde e rosse, queste note che

danzano alla luna, ormai quasi alta nel cielo

a scandire le ore che sono passate, mentre

io, folle corridore felice, ti (de)scrivevo

e i secoli trascorsi disperatamente a cercarti

prima ch’io d’improvviso t’incontrassi.

 

Ed ecco… volando negli anfratti della mia testa,

disteso su volteggianti gabbiani che virano acuti

bagnati dalla rugiada che cade tiepida dal mare al cielo,

io ancora ti scrivo e ti dico…:“adesso dormi,

che domani è già con noi”, mentre con la mano,

che brancola e s’aggrappa dolce alla vita,

calo il sipario, zitto e geloso perfino

di questa notte che per qualche ora ancora

avida, tra le sue braccia, t’accoglierà cullandoti.

 

Zairo Ferrante

13 Luglio 2013

 

*Versi liberamente ispirati da “ Ti scrivo”, brano composto dal Maestro Giovanni Allevi – album: No Concept ( 2005, Ricordi )-

*******

TRILOGIA DI UN NOMADE

*inedito di

Zairo Ferrante 

Non v’è volto

di un amico

quando giungi

stanco

in una nuova

terra strana.

Il vento fresco assume,

come cielo che all’alba

secondo dopo minuto

sconosciuto si rinnova,

uno strano e triste odore.

Ti guardi per ritrovarti e

dopo chiudi gli occhi

per vederti.

Anche tu sei sconosciuto

tra tanti che non conosci

e aspetti il tuo tramonto

del primo giorno come

acrobata su di un filo

in stato precario d’attesa

indeciso se cadere e ritornare

o camminare e andare avanti.

***

L’alba di un giorno,

uno dei tanti,

nuovo e conosciuto.

Nel silenzio una

lacrima dal profumo

di viola e di casa

solca la faccia

come fendente

carico di nostalgia

e amore, e terrore.

Diamanti donati a chi,

a chi non sa che farne.

***

Più ne incontro, e più invidio

lo stare soli. Come i sassi.

Tanti ma singoli, ognuno

uguale solo e a se stesso.

Strani animali gli uomini,

più ne incontro, e più penso

che forse quando muoiono

le stelle, nel cielo d’inverno,

sono lacrime di Dio che si

manifestano a sottolineare

il Suo dolore  per gli uomini

che non sanno e non capiscono.

Strani animali senza l’anima,

che s’ostinano a sfidare il Cielo.

*Inedito di Zairo Ferrante per A.L.I.A.S. (Accademia Letteraria Italo-Australiana Scrittori) –copyright2012http://zairoferrante.xoom.it/ –

**Accademia Letteraria Italo-Australiana Scrittori (A.L.I.A.S.) http://www.alias.org.au/
( Presid. Cav. Giovanna Li Volti Guzzardi)

 

*******

 

ECOCOLORDOPPLER

di

Zairo Ferrante

 

Se potesse, la mia mente,

fare “un’ecocolordoppler” e

consciamente scandagliare

il flusso rimbalzante di

pensieri accartocciati.

Quanto potrei godere

nel vederli glauchi quelli

– già pensati – che leggeri

si allontanano come un filo,

un rigagnolo di fonte chiara

depurata dall’immortale

setaccio del ragionamento.

E fantastico potrebbe essere

riconoscerli perché scarlatti

quelli ch’ancor non ho pensato

e predirli, pensarli, aprirli e…

mangiarli, l’uno chiama l’altro,

come chicchi di melagrana,

senza la vorace e deformante

ansia, angoscia d’improvviso.

 

Ma io vivo e non esisto!!!

 

E così, come sublime

e innata dote umana,

vivendo e non sapendo,

mi godo questo scherzo

della mente che s’affaccenda,

a volte aperta e a volte casta,

ad inzeppare vuoti e ingorghi

nei crepacci di memoria.

Senza ch’io possa sapere

come e quando cesserà;

ché sì facendo, a sua insaputa,

certamente ancor disseta

la mia fame di speranza.

 

*******

 

 

IL TEMPO ( inedito)

Zairo Ferrante

Scorre il tempo
tra curve spigolose
inutilmente arrotondate
da ricordi trafugati.
Quasi rimbalza
dai tappeti della memoria
come storia immortalata
nell’inutile pagina
di un tentato vivere.
Eppur si muove.
– Il tempo –
Come cane bastonato
a mugolare tra le spine.
Uniche rose di un giardino
abbandonato.
E chiede il conto.
– Questo tempo –
Quando, al bancone,
tu consumi e perdi
la tua faccia
nel mascherare il tuo passato.
E nel prendere  gli ultimi
tuoi spicci, il barista,

– da sfacciato –
ti rammenta quel che eri.
E sorride mentre
tu l’aspetti al tuo autogrill.
Ultima fermata sgangherata
come oasi che ti allontana
dalla morte.
– E’ stupida illusione –
Tanto è tempo: che ti serve,
vola e ti sorpassa.
In quest’autostrada
che rallenta il tuo cammino
e che è la vita .

Zairo Ferrante, 8 – Ottobre – 2011

Le temps

Le temps s’écoule
entre les coudes anguleux
inutilement arrondis
par des souvenirs soustraits.
Presque il rebondit
des tapis de la mémoire
comme une histoire immortalisée
sur la page inutile
d’un essai de vie.
Et pourtant il se meut.
-Le temps-
Comme un chien matraqué
qui glapit au milieu des épines.
Uniques roses d’un jardin
abandonné.
Et il demande la note.
-Le temps-
Lorsque, au comptoir,
tu consommes et tu perds
la face
en voulant masquer ton passé.
Et en prenant ta dernière
monnaie, le barman
-en effronté-
te rappelle celui que tu étais.
Et il sourit lorsque
tu l’attends dans ton restoroute.
Dernier arrêt boiteux
comme une oasis qui t’éloigne
de la mort.
-C’est une illusion stupide-
De toute façon c’est le temps : qui te sert,
vole et te dépasse.
Sur cette autoroute
que freine ton chemin
et qui est la vie.

*VERSI TRADOTTI DALLA POETESSA FRANCO-ITALIANA LAURA MUCELLI.

* VIDEO/poesia CON VOCE DI ELIANA FARINON DISPONIBILE AL SEGUENTE LINK:

http://e-bookdinanimismo.myblog.it/archive/2011/10/09/poesia-inedita-di-zairo-ferrante.html

**Versi tratti dal sito:

http://girolamo.melis.it/2011/10/buongiorno-da-zairo-ferrante-una.html

 

*******

 

IL LAMPIONE

 dal libro “I bisbigli di un’anima muta” ( autore: Zairo Ferrante editore:CSA-editrice 2011 )


Piazza: irta foresta di gente sgomenta.
Che incredula osserva
danzar dolce musica
dai tondi e vuoti
neri buchi d’ottone
e dai legni a fatica
dall’uomo soffiati.
Piovono applausi! Mentre
una grigia voce annuncia
una calda dolce nanna…
… e di nuovo la gente,
muta e sgomenta,
col pensiero si finge
nel lento sbuffare
dei freschi orchestrali…
… e Lui lì, in disparte,
che fissa la folla
mentre illumina l’orchestra.
Solo,
si chiede se qualch’occhio
per errore l’ha veduto.
Sospettoso
si domanda
sulle bocche bisbiglianti.
E quasi infastidito
dalla voce del soprano
resta lì,
fermo e vecchio a lavorare
in rima attesa col mattino
nel suo buio da sopportare.

Zairo Ferrante 2011

 

*******

 

LA CONTRO-BALLATA DELL’UOMO-ROBOT

Di

Zairo Ferrante

 

Vaga l’uomo-robot

in questo inizio

di millennio ma

fine di progenie,

vecchia e superata.

 

Vola l’uomo-robot

tra aurore siderali,

porte temporali e

ruscelli radiopachi

d’intelligenze neocreate.

 

Tra molecole di bario

al vento regalate,

vive l’uomo-robot,

che si nutre della scienza

a trasmissione ultravioletta.

 

Combatte l’uomo-robot

con tiranni sanguinari,

che han per padre

il dio danaro e per

madre il gran mercato.

 

Sopravvive l’uomo-robot

in questa fine di progenie,

in questo inizio dell’eterno.

Tra più soli artificiali e

viaggi interspaziali.

 

Ed insegue l’uomo-robot,

la sua anima ormai ceduta

ai diavoli mascherati,

con promesse ben’agghindate

per un futuro immacolato.

 

E si dispera l’uomo-robot

per la sua anima che ha perduto,

per la ricchezza vanificata,

ché solo un robot – e non un uomo –

all’eterno ha consegnato.

 

14-4-2011

Copyright2011©zairoferrante

 

*******

 

 

*LA PORTA

*Poesia tratta dalla raccolta “D’amore, di sogni e di altre follie” di Zairo Ferrante  libro edito da este-edition luglio 2009

Si chiude, resta lì ferma, sospesa.

Nel limbo degli indecisi

nel mondo degli afflitti.

Si apre, resta lì ferma, sospesa.

Naufragata in un mare calmo,

non va alla deriva,

non ritorna sulla spiaggia

come farebbe una barca senza marinaio.

Resta lì nuda, ferma, sospesa.

Come sull’orlo del precipizio,

come sorretta da un vento lontano.

Quasi cercasse conforto in una voce

quasi aspettasse l’invito a farla finita.

Invece no.

Resta lì, ferma, sospesa.

Poi si apre, si chiude e di nuovo lì,

quasi soffrisse nella sua indecisione.

Poi una mano la apre,

poi più nulla,

la stessa mano la chiude.

E solo un tonfo si infrange sul mare di silenzio,

quasi a voler ricordare quella porta cullata

dal vento e poi chiusa dall’uomo.

Come vita cullata dall’amore

e poi spezzata dal destino.

 

*******

 

NERAZZURRO

( Inedito per la serie: tutto può esser poesia )

Una linea sottile

separa il nero e

l’azzurro, la storia

tra genio e pazzia.

Corridoio infinito

d’alterne emozioni

scandite dal forte

fruscìo d’una palla

che dolce si scivola

e rotola su strade

di tiepido verde,

sipario di un’unica

arena e battaglia,

di sport e di vita,

scandita dal batter

feroce del tempo

che incastra sussulti,

emozioni e tremori.

Novanta minuti per

gioie e dolori che

incalzano lenti e

sommessi nel cuore.

E così, come un colpo

di vento leggiadro

scompiglia i capelli,

in quei minuti distesi

e dipinti di umano,

la mente si perde

in sublime viaggio

di Beneamata follia.

 

Zairo Ferrante

26 – 1 – 2012

*******

***Alcuni dei seguenti versi di Zairo Ferrante sono stati inseriti ne “I bisbigli di un’anima muta”. Libro del medesimo autore, edito da  CSA EDITRICE   (2011).

A ME CHE SON DI-VERSO

di Zairo Ferrante

A me che son di-verso

qualche verso mi decanto,

per sberleffo

e dis-canto del normale.

A me che sono gay

quando, solo, cerco e trovo

la carezza di un amico.

A me che sono cieco

quando, forte, chiudo gli occhi

nell’amore della Donna,

assaporando quel suo bacio.

A me che sono down

quando, perso, nell’abbraccio di mia madre

dolcemente allungo gli occhi,

che si perdon’in un sorriso.

A me che son barbone

quando, al freddo, d’una panchina

mangio pane e bevo birra.

 

E decanto qualche verso

a Chi semina parole

per il mondo degli Uguali.

A Chi in silenzio,

per amore del di-verso,

si vergogna del normale.

 

Zairo Ferrante

4-2-2011

( Liberamente ispirata dalla lettura di “Io mi prendo cura di te” .

Libro di Girolamo Melis e vera professione d’Amore verso il dis-uguale. )

 

*FOR ME WHO IS DIF-FERENT

 

For me who is dif-ferent

I pour me some verses,

I make grimaces

and sing-out-of normal tune.

For me who is gay

when, alone, I seek and find

the caress of a friend.

 

For me who is blind

when, boldly, I close my eyes

in the love of a Lady,

savoring this kiss of hers.

 

For me who is down

when, lost, in my mother’s embrace

I gently squeeze my eyes closed,

getting lost in a smile.

 

For me who has a beard

when, in the cold, on a bench

I eat bread and drink beer.

 

And I pour some poetry

for Whovever sows words

all over a world of Equals.

For Whoever in silence,

out of love for the dif-ferent,

is ashamed of the normal.

*Traduzione in inglese liberamente concessa dalla poetessa Californiana Ute Margaret Saine

 

 

*******

 

E SCORRONO I POETI

 Zairo Ferrante

E scorrono i Poeti

come fiume argento vivo

a perdersi nel mare.

Molti sono già passati

Alcuni sono passanti

Qualc’altro, e questo sono io,

è morto giovane.

E frugano i Poeti

tra le lacrime della gente.

A loro poco importa

quando piegano,

a fatica,

le parole nel recinto d’una pagina.

Ed ecco ché li deridono,

quando parlano i Poeti.

 

Perché non sono nulla

se si esclude la loro voce.

Perché contano meno,

quando in silenzio,

della gente

un poco…,

portan la Croce.

 

Zairo Ferrante

26-1-2011

Dedicata ai Poeti, a Chi fa poesia, a Chi la poesia la vive nel silenzio del Cuore.

*Quadro: “Mendicante” di Carofalo Vincenzo

Per ascoltare questa Poesia recitata da Eliana Farinon accedere al seguente link:

http://youtu.be/tz7RErm9wrw

 

*******

 

“Somma di momenti” 

 Zairo Ferrante

 

Nell’ Impossibile Immortale.

Smarrito nell’Insuperabile.

Logica irrazionale assembla

scintillanti pensieri

di un Dio Creatore.

Paradigma dell’Eterno.

E nell’Anima color del vino

sommo il mio momento

e all’infinito.

Mi perdo e mi ritrovo

in uno zero.

Zero.

Inizio dell’eterno

Zero.

Capolinea dell’infinito.

Solo in disparte,

nell’arte di queste lettere

supero me stesso.

Ed ancor sconfitto mi

ri-abbatto…

…inutile pensarlo.

Concetto inafferrabile,

aria irrespirabile,

luce irraggiungibile.

Smarrito nel raccogliere

il mare in una tazza,

pazza è la mia mente

se mi volto e mi rigiro

in cerca di un suo volto.

Infelice piango!

Nel ritorno

alla mia Anima.

Lei: come uno zero

prova dell’Eterno,

somma di momenti

ch’espande l’Infinito.

Zairo Ferrante

16-03-10

*”Astratto” Quadro di Liliana Ummarino.

 

*******

 

VIAGGIO NEL SILENZIO

di

Zairo Ferrante

 

Soltanto sospinto dal vento
io sento il suo canto
e d’incanto mi perdo nel sole.
È mattino!

Traduzioni, in Inglese e Spagnolo, liberamente concesse dalla Poetessa Californiana Ute Margaret Saine

Traveling through the Silence

Only driven by the wind
I hear how it sings
and by its charm
find myself in the sun.
It’s morning!

Viajando por el silencio

Solo empujado por el viento
escucho su canto
y del encanto me pierdo en el sol.
¡Es la mañana!

 

*Traduzione in Francese liberamente concessa dalla poetessa Laura Mucelli (in arte Provvidenza).

Voyage dans le silence

Uniquement poussé par le vent

j’entends son chant

et par enchantement je me perds dans le soleil.

C’est le matin!

**Quadro “apparizione notturna I” dell’Artista NicolaVillano:

http://www.arteitaliana.net/VILLANO/Main.htm

 

 

*******

 

**I KARONTE DEL MIO VIAGGIO

Zairo Ferrante

Sospeso, immobile sul

naso color fragola,

rotondo pomodoro.

Affogato da una lacrima,

con i fumi ed i vapori

di Divin Commedia.

L’abbandono: Padre,

Madre e figlio

dell’uomo solo

sulla bocca del pagliaccio.

Uomini e cravatte che

sputano parole e le mescolano

al mio sangue, nell’unico,

forse ultimo, viaggio

che noi chiamiamo vita e

che quando è terminata,

lì con essa,

cessa pure la menzogna.

E falsi sono i poeti

dell’ultima puntata,

a festa sono agghindati

e “vomitano parole”,

e dicono ghignanti:

“Questo è il mio pane,

prego, mangiatene tutti!!!”

E così, per opera Divina

e amorevole pietà,

noi (che dal falso

siam plasmati)

giustamente

abbiam condanna

ad inseguire il vero

smarrito nell’eterno.

Noi, nel cono di un vulcano,

invano torturati dalla Verità!!!

Zairo Ferrante

Traduzione in Inglese liberamente concessa da GIOVANNA LA FRANCA:

THE KARONTE OF MY JOURNEY
Suspended,
still on the strawberry color nose, round tomato.
Drowned from a tear,
with the smoke and the vapors of Divin Comedy.
The abandonment:
Father, Mother and son
of the only man on the mouth of the clown.
Men and ties that spit words and blend them to my blood,
in the travel, perhaps last one, that we call life and
the one that at the end will be, lavatory to the lie.
And fake they are the poets
of the last installment,
to party are dressed up and
“vomit words”, and say sneering:
“This is my bread, I pray you allto eat it! !!”
so, for Divine work and loving mercy,
we (that from the fake we are molded) fairly
we have condemns to pursue the true gotten lost in the eternal
We, in the cone of a volcano,
in vain we are tortured from the Truth!!

**Versi liberamente ed umilmente ispirati da: ULTIMA FERMATA (estratto da Caronte, romanzo, 2009 di Giovanna Mulas)

*******

 

KAMIKAZE 

Zairo Ferrante

Soffia sui volti spaventati

di attoniti soldati.

A mutar la storia

in un sol Divin respiro .

E’ fu bagliore,

fulmine,

e tempesta

ad opporsi alla natura

dell’uomo che s’espande

quasi a dir qual’era

il suo avvenire.

In un attimo soffiò.

Ed il battito nel mare

in quell’attimo l’aprì.

Rombò il tuono

dagli infiniti monti e

come voce del divino

sordamente riecheggiò

che dinanzi a tal potenza

ogni arma s’abbassò.

Soffia ancora il vento

lì sulle colline

e ancor canta l’Alito Divino.

Lo ritrovo anche nell’aurora

quale sole tiepo del mattino,

quel vento che ancor soffia

come un lento sussurrare.

Quasi a ricordarci

il compito dell’uomo.

Quasi ad indicarci

il passo del futuro.

Ed ecco che ancor fischia

tra gli alberi e la steppa

e se cattura e bacia

le lacrime dal cielo

come corde di violino,

immediato dona vita

ad una musica sonante.

E se s’infila muto…

nella bocca d’una grotta ,

subito diventa

una voce sussurante.

 

E tutto tace in un sol colpo!

 

E pur la rima si nasconde,

se la musica e la voce

cantano sole,

la parola Pace.

 

*******

 

Piazza di Spagna

(De-si-de-rio)

Ffffffffffffffffffff

Fffffiiiiiiiiiiiiiiiiii

Fffffuuuuuuuuu

Trak, trik, troc.

Ruzzolano, rotolano,

schizzano, inondano.

Molecole colorate

come proiettili scagliati

sull’indifferenza, sulla

non curanza.

Ribaltano e fanno scivolare

il fare di omini a festa vestiti,

agghindati,

con mani sempre in pasta

ed anime messe all’asta.

Girano le palle e

si sporcano,

nella venduta acqua.

Piume sono diventate,

in molecole d’amore

per anime innocenti

si sono tramutate.

Accarezzano bambini!

Ffffffffffffffffffff

Fffffiiiiiiiiiiiiiiiiii

Fffffuuuuuuuuu

Trak, trik, troc.

Rotolano, scivolano,

sospingono ed

accompagnano

Stelle nascenti

desiderose

di futuro.

De-

si-

de-

rio

unico, infinito ed immortale

della tanto amata idea.

Solo.

Sospinto nell’unico viaggio.

Forse l’ultimo del presente

che si libra e poi esplodendo,

fa’ veloce Libertà!

di Zairo Ferrante (8-7-2010)

Versi liberamente ispirati dalla seconda azione di Graziano Cecchini (palline lanciate da Trinità dei monti in Roma).

 

*******

 

DALLA PRIMA AZIONE DINANIMISTA

PIANGE IL CIELO

Remix di Zairo Ferrante de “La pioggia nel pineto” di Gabriele D’annunzio

 

Taci. Su l’uscio

de la porta non odo

rumori che dici

naturali; ma odo

suoni nuovi

che parlano gocciole e tinniti

lontani.

Ascolta. Piove

dalle nuvole grigiastre.

Piove sulle lamiere

secche e rossastre,

piove sui palazzi

metallici ed irti,

piove sui mirti

dell’insegna del bar,

sulle catene fulgenti

d’anelli accolti,

su i fusti folti

di liquidi aulenti,

piove su i nostri volti

stanchi,

piove su le nostre mani

ruvide,

su i nostri vestimenti

ingrassati,

su i tristi pensieri

che l’anima annega

serena,

su la favola bella

che ieri

t’illuse, che oggi m’illude

o padrone.

Odi? La pioggia cade

sul solitario

asfalto

con clippettio che dura

e varia nella nebbia

secondo le pozze

più alte, men alte. (vv. 39)

Ascolta. Risponde

al canto il pianto

delle Madri

che la piovra silenziosa

ricatta,

né il ciel cinerino.

E il mitra

ha un suono, e il fucile

altro suono, e il pugnale

altro ancora, stromenti

diversi

per innumerevoli morti.

E immersi

noi siamo nell’aria

malvagia,

di giuste genti morenti;

e il tuo volto austero

è molle di lacrime

come quelle mamme,

e i tuoi capelli

brillano come

i laghi ghiacciati,

o creatura risorta

che hai nome

Falcone.

Ascolta, ascolta. L’accordo

della vile politica

a poco a poco

più sporco

si fa sotto il pianto

che cresce;

ma un canto vi si mesce

più roco

che di laggiù sale,

dall’umida strada remota.

Più sordo e più fioco

s’allenta, si spegne.

Solo una nota

ancor trema, si spegne,

risorge, trema, si spegne.

Riparte e s’ode la voce dal mare.

Or s’ode su tutta la terra

crosciare

l’argentea pioggia

che spegne

l’ira tramandata

secondo la progenie

più triste, men triste.

Ascolta.

La figlia della piovra

è muta; ma i figli

dell’uomo ricattato,

il futuro,

cantano in unanime gruppo

mai con voi, mai con voi!

E piove sulla tua tomba

Falcone.

Piove sulla tua ultima strada

si che par il ciel pianga

per il dolore; non morto

ma d’un tratto fatto vivente

par dal ciel tu esca.

E tutto il tuo canto è in noi fresco

aulente,

ed il cuor nel petto è come spada

intatta,

tra le palpebre gli occhi

son come proiettili in canna,

i denti negli alvèoli

son scintillanti luci di rabbia.

E andiam di strada in strada,

or congiunti or disciolti

(e il tuo ricordo prende vigor

ci allaccia i malleoli

c’intrica i ginocchi)

mai con voi, mai con voi!

E piove sui nostri volti

arrabbiati,

piove sulle nostre mani

serrate,

su i nostri vestimenti

puliti,

su i futuri pensieri

che l’anima schiude

novella,

su la favola bella

che ieri

t’illuse, che oggi m’illude

e continua

o Falcone.

*******

**AFFANNO**

versi di

ZAIRO FERRANTE

E di colpo mi perdo in un affanno…

…corse felici,

peripezie,

capriole

di una mente bramosa di futuro

da ricercare in un passato

appena vissuto,

quasi mai ritrovato.

In un respiro in cui la metrica

singhiozza,

in una bocca al cielo

spalancata.

Si perde anche la rima

nel rosa delle viole

e l’unica parola

che ansima nel cuore

ha un suono verde,

si chiama Amore.

Corro,

rido,

corro,

sospeso

tra l’acqua color turchese.

Piango

per la gioia di un ricordo

di un camino.

Gocce color cristallo

attraversano il mio corpo,

giù fino alle caviglie

per dare maggior vita

alle molecole d’azzurro.

Si mescolano col rosso

che cade giù dal naso,

ad esser cosa sola con

quel cielo tramontante.

Lacrime e sangue!

Ch’esaltan la fatica

e compiono la gioia.

Io uomo affannato

tra il rosso ed il turchese.

Io punto solitario

adottato da una linea.

Io unico,

finito,

sommato e all’infinito.

22-2-10

**Versi liberamente ispirati da “Paesaggio” quadro dell’Artista Carofalo Vincenzo**

 

*******

GIARDINO

Zairo Ferrante


Meandro, anfratto,
estratto sublime
di vita passata.
Vissuta.
Nelle pieghe
d’una solitaria
realtà.
È fantasia,
che una Donna spiega
come viola ed elettrici
capelli, come onde
sulla spiaggia
nero seppia consumata.
Un giardino.
Luogo lontano,
realtà assai vicina,
dove il rancore
a poco a poco
si consuma
e la paura
lentamente
si dissolve.
Nelle pieghe di un
ricordo,
nelle curve di speranza,
nell’incontro di un Amore.


*Alle Donne e al loro Universo interiore

 

*******

 

LO SCONOSCIUTO

Zairo Ferrante

F-U-T-U-R-O: Parola veloce,

fatta di F come Effimero,

fatta di T come Troppo veloce,

veloce come il Razzo della R.

Ti travolge.

Parola, ai giorni nostri,

neppure pronunziata e già passata, vecchia.

Continuamente ci travolge, il futuro

con le sue novità, le sue comodità

e spesso con le stesse

ci spaventa.

Paura.

 

Qualche Verso…ultima modifica: 2019-01-07T16:42:55+01:00da libraccio779

© Italiaonline S.p.A. 2024Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963