fotolibero

la fotografia, tra arte e tecnica.


I concorsi fotografici : una prova da sostenere!

 Dove trovarli e come partecipare. Come si vince un contest?

I concorsi fotografici,…eh  già! Era tempo che non ci sentivamo, adesso mi viene in mente quella volta che ho partecipato e… vinto! Un concorso è un modo per esserci, per farsi vedere e per confrontarsi, per capire. Credo che partecipare ad un confronto sia quasi un obbligo, una necessità per ogni Artista ed anche per la fotografia. Ma quale concorso è da preferire? Forse quelli internazionali, a tema libero, oppure quelli con i premi più alti, o magari quelli dove la Giuria si presenta composta da esperti qualificati.

Insomma tante ragioni da tenere presenti. Allora cominciamo a prendere nota di un sito che tratta solo di concorsi, poi partecipare sarà più facile! Un concorso fotografico, generalmente è organizzato per promuovere la fotografia, divulgare la cultura ed assicurare visibilità sia ai fotografi che agli organizzatori. Spesso Associazioni, Proloco, Circoli e Club, ma non solo, promuovono incontri e dibattiti, insieme ai concorsi.  Si forma una giuria, si propone un tema e si decidono termini di partecipazione e date. Alcuni sono affiliati alle associazioni di categoria e vedono la partecipazione di giornali e giornalisti, così da assicurare la più ampia diffusione della notizia. Spesso, i concorsi fotografici sono collegati alla premiazione ed alla offerta di un successivo impegno fotografico. Un trampolino, insomma, un modo per conoscere e farsi conoscere nell’ambiente.

Altre volte, ci si imbatte in vere e proprie raccolte di materiale che possono avere nuovi fini, anche leciti, ma che si discostano dal confronto artistico e dalla contesa.

Non è raro che le immagini raccolte vengano utilizzate per costituire mostre, eventi locali e che, attraverso la selezione di immagini si promuova una iniziativa, oppure un luogo, una comunità ecc. Tuttavia il concorso rimane un interessante strumento per partecipare al confronto ed avvicinarsi al mondo professionale.

Saremo noi, con la nostra esperienza a sincerarci del tipo di confronto che ci viene offerto e prendere coscienza di quali siano le finalità degli organizzatori. Si può partecipare ai concorsi attraverso la presentazione di stampe oppure l’invio di file, nelle sezioni colore e bianco nero. Si è ammessi, generalmente, dopo il versamento di una piccola quota a compenso delle spese di organizzazione. Le opere devono essere ben identificabili e appartengono all’autore, a meno che si sottoscriva la cessione del diritto di riproduzione che viene richiesta dall’organizzatore.

Il mondo dei concorsi rimane di vivo interesse e necessita di una cura totale. Solo attraverso una accurata selezione si può sperare in un buon risultato. Esplorate le pagine internet più significative e datevi alla caccia del concorso che fa per voi. Se non otterrete risultati subito, non prendetevela ed approfittate per un confronto con gli altri concorrenti e col materiale disponibile. Io un concorso l’ho affrontato con trepidazione e mi ha dato un grande risultato, tanto tempo fa. Adesso tocca a Voi, mettetevi alla ricerca, il link che vi sottopongo mi è parso interessante…

Ciao, buona esplorazione!

dai uno sguardo a…

https://concorsidifotografiaonline.it/

https://dantebus.com/concorsi/fotografia

https://independent-photo.com/

 

 

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Postato Da on Mag 6, 2025 in fotografia

AI, intelligenza artificiale per generare immagini

 

AI: INTELLIGENZA ARTIFICIALE, con l’avvento della intelligenza artificiale AI, pare proprio che per i fotografi non vi sia più futuro. Ebbene dobbiamo riconoscere che alcuni risultati, quasi tutti, sono proprio sorprendenti. In pochi attimi si può disporre di immagini e filmati che vanno ben oltre la nostra immaginazione. Il tutto con la semplice registrazione sui siti più noti, senza alcun esborso i danaro.

E, allora è terminata anche l’era delle “mirrorless”, dei telefonini e delle “action cam”? Forse si, ma alcune distinzioni vanno fatte. Innanzitutto, se facciamo ricorso alle offerte dei più diffusi programmi per la creazione delle immagini digitale, dobbiamo fare i conti con la qualità e con lo stile che propongono. Infatti non sempre vengono proposte alte risoluzioni o qualità paragonabile alle nostre vecchie e care reflex, o “mirrorless”.

Lo stile spesso è discutibile e l’aspetto “fumettistico” sempre in agguato. Certo è che, in pochi attimi si può disporre di qualcosa generalmente pubblicabile, ma non sempre soddisfacente come quando sceglievamo le immagini in agenzia oppure le commissionavamo. Si tratta di un evidente segno del tempo. Scade la qualità, aumenta la disponibilità e anche la facilità di ottenere qualcosa da far vedere.

Altra cosa è. invece, la pratica applicazione delle varie forme di intelligenza artificiale, senza la quale, non potremmo ottenere i risultati eccellenti di una nuova generazione digitale. Fotoritocchi quasi automatici e rapidissime analisi termocolimetriche, tanto per citare applicazioni consolidate, sono determinanti per ottenere risultati di eccellenza.

Dunque, ci aspettiamo ancora molto dalla applicazione ella AI per la costruzione e per la definizione di immagini, sempre più necessarie nel mondo della comunicazione. Nel frattempo pubblichiamo un richiamo al nostro sito, che racchiude molte delle indicazioni e delle caratteristiche che gli abbiamo connotato.

Una piccola nota…l’AI ha scambiato una D con una B, forse per evitare il diritto di immagine..!

I 15 migliori programmi gratuiti di intelligenza artificiale da provare nel 2025

immagine generata AI

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Fotografia: dalla ripresa alla conservazione dell’Immagine

La fotografia: stampa e conservazione, assicuriamoci la durata delle nostre foto!

 

La Fotografia chimica.

ripresa

La fotografia chimica nasce molti anni fa, basandosi sul progresso chimico ed industriale a cavallo dell”800. Un’Immagine poteva essere generata esponendo la superficie, chimicamente preparata e reattiva alla luce, attraverso una lente o un foro. Il risultato, sempre sorprendente,  portò alla ripresa attraverso una macchina corredata della lastra fotosensibile. Il principio della ripresa fotografica, secondo le tecniche risalenti alla fine dell’ ‘800, fu principalmente incentrato sulla ossidazione dell’argento. Come noto, i sali di argento formano una patina scura se esposti alla luce. Con questo principio fu possibile realizzare immagini positive e negative. Si provò spalmando una sorta di gelatina sul supporto, dove venivano dispersi proprio i sali d’argento. Si utilizzarono anche lastre di vetro, sostituite nel tempo da supporti più elastici e morbidi, meno fragili: le pellicole.

stampa

Una volta esposta alla luce, la pellicola doveva essere trattata chimicamente attraverso un bagno rivelatore che favorisse la ossidazione dell’argento; successivamente, si  passava al secondo bagno, destinato a fissare la parte esposta ed a rimuovere la parte di argento non colpita dalla luce o meglio, non sufficientemente esposta. Si poteva ottenere una matrice negativa di bianchi e di neri, con molte sfumature di grigio. Sulle lastre esposte, si poteva vedere una piccola, ma suggestiva immagine della realtà. Proiettata la matrice, detta anche  negativo, sul supporto fotosensibile, la carta fotografica appunto, si otteneva la tradizionale fotografia chimica.

la testimonianza

Attraverso questi semplici trattamenti fu possibile ottenere le prime immagini in bianco nero. Quest’ultime riproducevano, più o meno fedelmente, la realtà visibile. Fu un grande successo per i tempi. Le riprese si diffusero e la testimonianza fotografica divenne cosa comune. Qualcuno si cimentò anche in sperimentazioni artistiche e le fotografie, di cui oggi disponiamo in copia, rappresentano un patrimonio sia culturale che sociale. Conserviamo una testimonianza di cose e fatti che sono stati congelati in un attimo, forse per sempre. Tuttavia, alcune considerazioni sono d’obbligo per meglio comprendere l’evoluzione della fotografia ed il significato che possiamo dare ad una immagine fotografica. La foto chimica, come abbiamo raccontato in modo molto semplificato, si basa sulla reazione alla luce di alcuni materiali fotosensibili che, opportunamente trattati, danno origine a tratti, colori, sfumature e si fissano sul supporto per costituire l’immagine. La fotografia tradizionale, si basa sulla ripresa effettuata mediante l’uso di apparecchi fotografici. Attraverso questi apparecchiature siamo in grado di esporre alla giusta quantità di luce il supporto sensibile (lastre, pellicole, ecc.). Successivamente un altro supporto, principalmente la carta, ma anche stoffa, tele, poliestere e molto altro è destinato alla stampa, per ottenere l’immagine definitiva. La stampa può essere conservata e le immagini ottenute consultate, catalogate, esposte al pubblico, utilizzate in vari modi, ecc. Ognuno dei materiali citati è irrimediabilmente sottoposto a degrado. Come se non bastasse i trattamenti chimici dei bagni e dei lavaggi hanno delle tolleranze e lasciano residui che, col tempo, possono deteriorare il risultato finale.

conservazione e durata

Ebbene, prescindendo dalla chimica fotografica e dalle formule che ne esplicitano le reazioni, cose che potremo trattare a parte, appare chiaro quanto sia complesso ottenere delle buone immagini e conservarle sotto la forma di immagini durature tradizionali, così come le conosciamo. Non a caso, in questi anni abbiamo tutti osservato che le nostre vecchie foto o, peggio ancora quelle di famiglia, si sono deteriorate. La buona conservazione delle foto è direttamente dipendente dal corretto trattamento chimico che è stato praticato. La durata delle immagini dipende dalla buona asciugatura e dal lavaggio del supporto, nonché dalla umidità a cui viene conservata. Insieme a questi fattori concorrono la esposizione alla luce ed alla interazione chimica con le custodie, gli espositori, le sostanze disperse in atmosfera ecc. A ben pensarci è quasi una fortuna se ancora abbiamo a disposizione nitide fotografie dei nostri nonni che sono state scattate in vacanza e sviluppate/stampate nel primo negozietto allora disponibile. Quindi, se abbiamo un patrimonio fotografico a disposizione, affrettiamoci a mettere ogni singola foto in buste di apposita carta, catalogarla, disporla in contenitori adeguati, a temperatura e umidità controllata.

diapositive

Un piccolo accenno alle diapositive, queste preziose miniature hanno costituito il supporto dei professionisti per anni. I fotografi, infatti, realizzavano i propri servizi su supporto invertibile, come veniva chiamata la diapositiva. La scelta di usare pellicola invertibile per diapositiva avveniva, perché si potevano ottenere maggiori dettagli e migliore qualità in fase di stampa. Purtroppo, questo supporto, generalmente di triacetato o poliestere sul quale sono disposti sottili strati di gelatina per ricomporre i colori è soggetto a deteriorarsi e la conservazione risulta ancora più critica e complessa delle foto cartacee. Ogni singola diapositiva dovrebbe essere imbustata nella carta (attenzione alle plastiche ed al tipo di sostanze che rilasciano), conservata a condizioni termo igrometriche controllate, pena il deterioramento irreversibile. Il principio di conservare in luogo fresco ed asciutto vale sempre, ma non sempre è condizione sufficiente. Batteri e funghi possono essere in agguato ed è bene, se si dispone di un archivio, approfondire gli argomenti in sede opportuna e con le competenze necessarie per la conservazione.

 

La Fotografia digitale

ripresa

La fotografia digitale ha mutato sia il modo di effettuare  la ripresa che la conservazione delle immagini, perfino il supporto, meglio media è cambiato. Le attuali fotocamere digitali sono equipaggiate con una matrice sensibile alla luce che effettua una sorta di scansione e trasferisce i dati acquisiti sulla scheda di memoria. Una volta aperto l’otturatore, la luce che passa attraverso l’obiettivo interagisce come fonte energetica sulla matrice sensibile e registra, insieme ai dati fotografici, anche una serie di complesse informazioni. Tra queste sono: le regolazione della macchina fotografica utilizzata, marca e tipo dell’apparecchio, posizione geografica, apertura dell’otturatore, velocità di scatto, temperatura cromatica, filtri impiegati, tipo di obiettivo, autofocus, tipo di programma utilizzato dall’apparecchio ecc. Recentemente l’uso dei telefoni smart e degli apparecchi mirrorless ha contribuito alla dilagante diffusione di immagini e riprese digitali. La prima osservazione in proposito è che l’immagine ottenuta è immediatamente disponibile e perfino condivisibile! Questa è, forse, la caratteristica della digitalizzazione che più ne ha favorito lo sviluppo. Infatti, l’uso quotidiano del nostro telefono è quello di trasmettere la foto a distanza, immediatamente. Alcuni apparecchi fotografici, più ingombranti,  dispongono di un proprio sistema di trasmissione per il trasferimento delle immagini che si costituiscono come veri e propri file.

post produzione

In questa sede, preme sottolineare come una immagine, soprattutto nel diffuso formato Jpeg, sia immediatamente disponibile. Già al momento dello scatto, senza ulteriori trattamenti, si può archiviare sotto forma di file digitale sul supporto ritenuto più idoneo, perfino ubicato in località remota  sul Cloud. Successivamente allo scatto, oppure dopo l’archiviazione, si potrà procedere alle correzioni ed al ritocco necessari. Molti programmi di fotoritocco sono disponibili sul mercato, dovremo solo scegliere quello più adatto alle nostre esigenze. I file potranno essere di varia natura, ricordiamo che il formato RAW e/o simili è quello che si presta a maggiori possibilità di trattamento e registrazione dei dati. Il trattamento è noto come post produzione ed è un passo fondamentale per realizzare immagini eccellenti nell’era digitale.

Tanti sono gli argomenti correlati, da approfondire in sede opportuna, tra cui la grandezza del file, il tempo del suo trasferimento degli archivi, i costi del supporto di archiviazione delle immagini, oltre alle varie calibrazioni che sono la vera post produzione. Le attuali macchine reflex sono in grado di realizzare file  di 48 e oltre megapixel, ovvero immagini molto dettagliate, ma anche bisognose di molto spazio e di elaboratori potenti, per poterle archiviare, trattare e trasmettere. Cerchiamo di comprendere meglio quanto attiene alla comparazione tra la fotografia chimica e quella digitale, la post produzione o lo sviluppo. Attingendo dal passato, si usa ancora parlare del trattamento a cui sottoponiamo il file dopo la ripresa, comparandolo allo sviluppo fotografico. Ebbene, trasferita la fotografia sul computer sarà possibile operare quei trattamenti che, chimicamente, risultavano quasi, se non, impossibili. Una volta aperto il programma di post produzione, la nostra immagine potrà essere corretta a nostro piacimento ed esigenza. Sarà possibile scurire le parti sovraesposte, schiarire le ombre, eliminare dominanti cromatiche, aumentare o diminuire contrasti, operare tagli, sovrapporre immagini o parti delle stesse, ecc. La stessa qualità della immagine non ne soffrirà, anzi potremo ottenere risultati ottimizzati per stampe e produzioni industriali. Il prezzo da pagare è quello di realizzare le immagini in un formato molto ricco di dettagli e di informazioni.

conclusioni

Tale tecnica consente al fotografo, successivamente alla ripresa, di ritoccare i parametri per arrivare alla immagine finale. Il formato dettagliato “grezzo” è noto come R.A.W. o N.E.F. o con altri nomi, secondo le case produttrici di apparecchiature. I produttori, spesso, mettono a disposizione anche i propri programmi da computer, necessari al riconoscimento ed al trattamento del file. Esistono programmi di ritocco con i quali tutti, principianti e professionisti, fanno i conti e si confrontano per ottenere il meglio dalle loro opere di ripresa. Alcuni programmi sono universali, adatti al ritocco completo e complesso necessari per ottenere stampe di qualità uniformata. Il web vi potrà dare certamente una mano per indirizzarvi su acquisti ed uso. A questo punto siamo in grado di convenire che la fotografia digitale è cosa più complessa, ma consente risultati impensabili con la foto tradizionale e che permette una più rapida archiviazione, con l’aggiunta di più dati a corredo dell’ immagine. La partita si gioca sulla capienza e la velocità di trattamento dei file, insieme ai supporti di archivio. Il futuro sarà quello di disporre di magazzini di capienza adeguata e di trasformare tutte le fotografie chimiche che ci interessano, in fotografia digitale per poterle conservare meglio.

 

immagine di Peter Welleman

CM

per saperne di più:

https://www.chimica-online.it/fisica/storia-della-fotografia.htm

https://ilblogdellasci.wordpress.com/tag/fotografia/

https://www.chimicamo.org/tutto-chimica/i-processi-chimici-della-fotografia-3.htm

 

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Fotografia e Fotografare

Fotografia e Fotografare


Postato Da on Ago 4, 2023 in fotografia

Fotografare

 

Definiamo insieme cosa intendiamo per “fotografare” scopriremo che non è affatto banale…

Dopo aver accennato alla Fotografia, ecco cosa intendiamo per fotografare, realizzare immagini, catturare attimi, costruire atmosfere, provocare emozioni. Quando Luce e Tempo si fondono… in molti sensi! Fotografare è molto più complesso da intendere e condividere.

Scattare una foto, di per se molto facile, non soddisfa sempre le aspettative dell’Autore. Sebbene la fotografia sia di uso comune e perfino i telefoni cellulari permettono di ottenere immagini impeccabili, spesso non siamo soddisfatti e vorremmo qualcosa di più. Fotografare rimane un atto ambizioso, pieno di aspettative e speranze che, solo una adeguata competenza e preparazione, permette di compiere con adeguata conoscenza. Attraverso la consapevolezza e la preparazione in tecnica di ripresa potremo catturare attimi straordinari e realizzare i nostri sogni.

Quando un Autore dichiara a se stesso che “proprio quello è quanto volesse realizzare”, allora potrà sentirsi fotografo maturo e cosciente delle proprie ambizioni e capacità. La tecnica di ripresa, necessariamente, inizierà con la luce, a come vogliamo trasmetterla sulla parte sensibile del nostro apparecchio. Ciò che rimane dello scatto sarà una trasformazione chimica su un supporto, generalmente una pellicola fotosensibile, oppure un file digitale, derivato da una “scansione” del sensore fotosensibile.

Il punto iniziale sarà: “quanta luce in quanto tempo”.

Gli apparecchi fotografici

Gli apparecchi fotografici, di solito, dispongono di diaframmi variabili. Il diaframma regola la grandezza del foro di ingresso, destinato a permettere alla luce di colpire la parte fotosensibile.

Si tratta di una regolazione parziale del quantitativo di luce ammessa attraverso l’obiettivo. Quest’ultimo è accoppiato ad un sistema di chiusura, solitamente, a tendina per l’oscuramento del sensore o della pellicola fotosensibile. L’otturatore che permette l’oscuramento, si apre e si chiude in un tempo di volta in volta predeterminato.

La combinazione della grandezza del foro e del tempo di apertura  permette il controllo della quantità di luce indirizzata sul supporto sensibile. Per ottenere una fotografia è necessario coordinare e selezionare un valore per ognuno di questi due meccanismi.

Combineremo una coppia di valori ottimali per il diaframma/tempo ed esporre alla luce. Il supporto sensibile riceverà la quantità di luce in modo corretto e predeterminato. La scelta della coppia tempo/diaframma costituisce una  delle principali caratteristiche tecniche delle riprese fotografiche.

La prima e, forse, la più importante per realizzare una ripresa fotografica. Fotografare, inteso come realizzare una immagine, necessita di ulteriori scelte. La definizione del tempo di esposizione per l’otturatore e la scelta del diaframma di apertura dell’obiettivo, non necessariamente esprimono la migliore qualità, anzi diversi altri parametri sono da considerare per la riuscita dell’immagine che ci siamo prefissati.

I valori di luce che lasciamo passare dall’accoppiata tempo e diaframma costituiscono il valore di esposizione, misurato in EV.

Pare opportuno non limitarci a questi scarni richiami e desideriamo indicare anche la definizione più ampia che potrete consultare nei link che seguono:

https://www.google.com/search?

https://www.xn--photocaf-80a.it/blog/5-concetti-base-imparare-a-fotografare/

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Fotografare e Fotografia

Fotografare e Fotografia


Postato Da on Dic 20, 2022 in fotografia

 La Fotografia

Avvicinarsi insieme all’Arte per comprendere come realizzare foto interessanti

Un primo incontro ci permetterà di conoscerci e di intenderci sulla fotografia, su cosa significhi realizzare una fotografia. Poche righe indirizzate a stabilire una intesa, un modo di comunicare veloce ed efficace, soprattutto attraverso immagini e scarni contenuti verbali. Fotografare è un metodo, una tecnica, una passione e quant’altro volete, per ricavare delle immagini nel segno dell’Arte.

Può rappresentare un momento, una condizione, una realtà, un’astrazione e tutto ciò che la vostra fantasia suggerisce. Siamo soliti suddividere e catalogare le immagini in foto di ritratti, paesaggi, attualità, architettura… ecc., ma questi sono solo tentativi per definire, per individuare, per allegare opinioni circa le attrezzature ed i corredi da usare. In realtà esistono soggetti, cose e persone che amiamo riprendere e rivedere anche nel loro aspetto iconografico. Tutte le tecniche di ripresa, le macchine, i corredi hanno caratteristiche proprie, a noi spetta impiegarle come sappiamo e vogliamo, per realizzare quanto abbiamo in mente. Ricordiamoci che una sola immagine può assumere tanti significati con valori personali e condivisi. Una sola immagine può evocare, ricordare momenti e circostanze singolari, più gli osservatori identificano degli interessi in quella immagine, maggiore sarà il successo della foto. Tante emozioni e sentimenti si possono fondere e riaffiorare attraverso le immagini che ci arrivano.

Adesso possiamo richiamare alla mente e spendere due righe, sul concetto di realtà e riproduzione. Fotografia Scientifica o Reportage e immagini alterate, ritoccate… Una scarna restituzione della realtà oppure una fantasiosa offerta di effetti speciali e filtri…

Al fotografo la scelta!

Qualsiasi possa essere la fotografia osservata resterà sempre e comunque una immagine e come tale deve essere trattata. Sarà necessario un approfondimento per superare le tecniche di ripresa con l’idea della immagine che si vuole restituire e si dovrà comprendere quanto siano distanti le foto istantanee ed immediate dalle riprese progettate e pianificate per luci esterne o still life.

Una Fotografia costituisce una sintesi, rapida, veloce, efficace, comunicativa, risolutiva di quanto vogliamo rappresentare.

https://www.fotocomefare.com/category/consigli-tecniche-fotografiche/come-fotografare-consigli-e-tecniche/ https://it.wikipedia.org/wiki/Fotografia

 

 

 

 

 

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Obiettivo… gli Obiettivi!

Obiettivo… gli Obiettivi!


Postato Da on Nov 9, 2018 in fotografia

Gli obiettivi fotografici, usiamoli per ottenere immagini in modo più consapevole.

 

Modificare la focale consente la migliore inquadratura, il soggetto sarà messo nella giusta evidenza.

 

Gli Obiettivi Fotografici servono per mettere a fuoco il soggetto. Cosa ci vuole per ottenere la foto che abbiamo in mente, per ritagliare quella parte della realtà. Prendersi uno spazio e realizzare una inquadratura, avere in mente una immagine e sapere come realizzarla e… anche qualche cosa di più. Per tutto questo gli obiettivi sono molto importanti. Grandangoli per disporre di maggiore campo, includere più elementi o avvicinarsi al soggetto. Potremo ritrarre più di quanto il nostro occhio veda.

Normali per focalizzare l’attenzione sul campo visivo con la prospettiva di chi è ad occhio nudo. Teleobiettivi per raggiungere spazi e luoghi lontani, dettagli e soggetti che sembravano irraggiungibili. Macro e speciali per andare oltre il limite dell’occhio e per soffermarci su quelle cose o particolari mai visti così da vicino. Scegliere un obiettivo significa tracciare l’immagine che realizzeremo. Sapersi districare tra varie lunghezze focali è la prima qualità che ci viene richiesta. Ogni genere fotografico ha la sua lunghezza focale, ma non dimentichiamoci che tutte le regole regalano grandi sorprese quando vengono disattese.

Eccoci di nuovo al punto di partenza! Nella sperimentazione, troveremo risultati che vanno oltre ogni regola e teoria. Gli obiettivi fotografici considerati Grandangolari, in riferimento al formato 35 mm sono, brutalmente, quelli al di sotto della focale 50mm. Quest’ultima è considerata la lunghezza focale normale e, le ottiche che superano la lunghezza di cinquanta millimetri sono considerati teleobiettivi. Questa definizione è condivisa in ambito commerciale per le ottiche fornite dai produttori. Per noi fotografi la lunghezza focale si sceglie in base alla dimensione del soggetto, alla sua distanza dal punto di ripresa, al formato di riferimento ed alla luminosità necessaria per ottenere quello che ci siamo prefissati.

Gli obiettivi fotografici grandangolari presentano un ampio campo di ripresa, attenzione al controllo della prospettiva! Le fughe prospettiche ed il piano di ripresa sono determinanti per una soddisfacente foto di indagine e le foto di architettura. Gli obiettivi grandangolari hanno una profondità di campo che permette foto di cronaca e di sorpresa, ricorrendo all’uso dell’iperfocale. Le ottiche più comuni sono il 28 ed il 35 mm. Spingendosi oltre è disponibile, per il 35mm, il 24 mm che rimane fondamentale per le riprese di architettura. Chi può permettersi altro, ad esempio il 15 mm o 13 mm potrà realizzare immagini sensazionali, spesso riprese a mano libera. Infatti, gli obiettivi grandangolari permettono l’uso di tempi di ripresa lunghi, prima di registrare immagini “mosse”.

L’obiettivo normale, il diffusissimo 50 mm, si presenta come il miglior compromesso per chi inizia l’avventura fotografica. Va bene per riprese di paesaggi, per i ritratti, per la cronaca e la foto generica. L’ottica ha il vantaggio di essere molto economica, luminosa, leggera e contenuta. Oltre a questo obiettivo universale ci sono, alternative valide e sorprendenti. Esiste il 45 mm di qualità straordinaria in quanto a nitidezza e risoluzione, vecchia gloria di casa Nikon che, ancora oggi è stupefacente. Oltre il 50, esclusi gli specialistici 55mm e 60 mm destinati  alle riprese macro, medicali, ecc., troviamo i teleobiettivi tra 70 ed i 2000 mm, in riferimento al formato 35mm. Usare un teleobiettivo più impegnativo, talvolta professionale.

L’uso del tele è gratificante, si usa per la fotografia sportiva e naturalistica. I teleobiettivi sono, generalmente, pesanti e ingombranti. La ricerca della luminosità per l’uso a mano libera e l’utilizzo di scatti più rapidi si paga molto cara e, spesso, i professionisti che ne fanno uso li noleggiano. Impiego da anni focali comprese tra gi 85mm ed i 300mm, con cui ho risolto le mie esigenze di ripresa. Gli zoom rappresentano un mondo a parte, ma recentemente, si è assistito ad una inversione di tendenza. Molte fotocamere sono fornite in primo corredo di uno zoom universale che permette un soddisfacente utilizzo amatoriale.

Rimane fondamentale, per chi vuole spingersi un poco più in là del confine amatoriale, avere lunghezze focali maggiori per ritrarre i soggetti più lontani. Un fotografo scaltro ed esperto userà varie ottiche per ottenere le proprie immagini. Si ritiene utile segnale un sito, destinato a fotoamatori e professionisti, per approfondire temi, costi e conoscere meglio il mercato degli Obiettivi Fotografici.

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https://www.kenrockwell.com/nikon/

 

 

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