CHI TOCCA I FILI MUORE!

QUANDO LA SEGNALETICA DI SICUREZZA SI CAPIVA AL VOLO
Di Marco Zagonara – 21.02.2014


Quante volte, da bambino, con gli amici, giocavamo a “scappare dalla morte “! Nulla di spericolato: semplicemente, sui sostegni (pali e tralicci) delle linee aeree di media tensione, era apposto un cartello con il simbolo tanto caro ai pirati, quello del teschio con due ossa incrociate, e la scritta: “chi tocca i fili muore”. Quando lo vedevamo passeggiando per strada, scappavamo ridendo come matti. Questo simbolo piratesco, comunemente denominato “il simbolo della morte” ha sempre contraddistinto la segnalazione di un pericolo mortale: non ingerire quel liquido, stai lontano dai conduttori dell’alta tensione, non mangiare quel prodotto. E chiunque capiva il pericolo senza bisogno di nessuna spiegazione, sia bambini che adulti. E, tornando alle linee elettriche, la scritta “chi tocca i fili muore” faceva capire perfettamente che l’azione di toccare i fili non andava fatta, anzi, bisognava starne ben lontani! Questo segnale veniva apposto anche nelle cabine elettriche e nei quadri elettrici, con le varianti “pericolo di morte” o similari. Chiari, no? Più chiari di così si muore, appunto. Li vedete più questi cartelli? No, perché l’Europa ha richiesto quella che sembra un’ottima cosa, cioè l’unificazione dei segnali sulla sicurezza in tutto il territorio europeo. Perché “sembra” un’ottima cosa? Perché i nuovi segnali unificati non sono altrettanto chiari come quelli che si usavano un tempo. Ok per il segnale di pericolo con il triangolo giallo e bordo nero (la psicofisiologia ci insegna che questa combinazione di colori attiva nell’essere umano la massima sensazione di allarme; per i cartelli stradali si è preferita la combinazione bianco e rosso perché è quella distinguibile alla maggiore distanza), ma i simboli rappresentati non sempre sono il massimo della chiarezza. Per il pericolo dovuto alla corrente elettrica c’è un fulmine a zigzag. D’accordo che chiarisce che il pericolo deriva dalla corrente elettrica, ma non trasmette, secondo me, la stessa sensazione di rischio del simbolo della morte.

Meglio per il pericolo di esplosione: fino al 2003, quando era presente un rischio di esplosione di qualsiasi genere, il simbolo era quello di una bomba che saltava per aria disperdendo una miriade di schegge, chiaramente comprensibile. Purtroppo, con l’introduzione delle normative Atex, quel simbolo è rimasto riservato al pericolo di esplosione dovuto a dinamite, TNT, polvere da sparo e similari (riservato, quindi, a miniere e fabbriche di fuochi artificiali). Quando il pericolo di esplosione deriva da una possibile fuga di gas (esempio: metano, ammoniaca) o di polveri (anche insospettabili come grano e farine), il simbolo racchiuso nel triangolo è la scritta “EX”. Per un lavoratore o un ospite non perfettamente formati sulla sicurezza nel lavoro, direi che questo simbolo è tutt’altro che chiarificatore sull’origine del pericolo, non rende chiaro come ci si deve comportare, o cosa ci si deve aspettare. Un frigorista di mia conoscenza, mi ha detto che quando vede quel simbolo “EX” sulla porta dei locali con rischio di fuga di gas ammoniaca, pensa che il segnale lo avvisi che dietro quella porta può trovarsi la sua ex moglie… Pericolo estremo! Ecco almeno un caso in cui questo segnale mette davvero sull’avviso, anche se non avverte del pericolo reale.
Direi che per il pericolo di esplosione dovuto alla presenza di gas o polveri il segnale della “bomba” era molto più efficace.

Ma lo vogliamo paragonare al segnale della morte?

#segnaleticadisicurezza

CHI TOCCA I FILI MUORE!ultima modifica: 2018-03-19T18:21:17+01:00da zagomarco