IL “SALVAVITA” CI SALVA DAVVERO LA VITA?

Di Marco Zagonara – 27.01.2014

Fra gli apparecchi elettrici, uno dei più famosi fra gli utenti è il celeberrimo “salvavita”. Il suo vero nome è “interruttore differenziale”; il soprannome “salvavita” deriva dal nome commerciale italiano dei primi prodotti di questo tipo; nelle normative elettriche il nome “salvavita” non esiste. Negli anni ’70 dello scorso secolo mi ricordo una pubblicità di un elettricista locale comparsa in una piccola tv privata, della quale tale elettricista dichiarava l’assoluta sicurezza di un impianto elettrico provvisto di questo dispositivo, e nello spot ne dava dimostrazione toccando personalmente i fili scoperti sotto tensione ed uscendone indenne grazie all’intervento dell’apparecchio.
Ma è veramente così? Davvero l’interruttore differenziale o “salvavita” ci protegge da qualsiasi rischio derivante dall’utilizzo dell’energia elettrica?
La risposta, purtroppo, è no. Voglio comunque dire che questo apparecchio è indispensabile nelle situazioni impiantistiche in cui le norme lo prevedono, e che sicuramente in sua presenza (rispettando determinati requisiti impiantistici) il rischio elettrico è decisamente ridotto. Quella che voglio smentire è la sensazione di totale sicurezza, data da una informazione incompleta e distorta.

È vero che le norme CEI considerano l’interruttore differenziale una protezione aggiuntiva contro i contatti diretti, è vero che l’art.6 del DLgs 37/08 lo mette fra i requisiti indispensabili per adeguare un impianto di civile abitazione vecchio in assenza di impianto di terra (ma non l’unico requisito come credono alcuni!).

Perché ci sono alcune situazioni nelle quali una persona che tocca direttamente un filo elettrico come l’elettricista nello spot di cui sopra (contatto diretto) o la carcassa metallica di un elettrodomestico toccata da un filo scoperto in tensione (contatto indiretto) nelle quali l’interruttore differenziale certamente può prevenire danni peggiori, ma non può garantire salva la vita. Infatti, la corrente che attraversa la persona nei casi appena indicati dipende da diversi fattori che non sono sempre valutabili a priori nella progettazione dell’impianto elettrico: se la persona è bagnata, se la persona non è isolata da terra, che cos’altro sta toccando, la lunghezza del cavo di alimentazione ed altro sono cose che possono aumentare la corrente elettrica che attraversa la persona; questa corrente, a seconda della sua intensità, del tempo di permanenza, del percorso attraverso il corpo umano, delle condizioni di salute della persona, può essere più o meno letale ed anche mortale. In particolare, l’interruttore differenziale interviene quando una corrente verso terra è superiore ad una certa soglia, e questa corrente si divide fra l’impianto di terra e quella che attraversa la persona (se c’è una persona coinvolta nel momento del guasto). E questa corrente viene interrotta dall’interruttore in un determinato tempo che potrebbe non essere sufficiente a garantire la salvezza della persona coinvolta.

Il rispetto delle normative, e quindi la presenza di tale interruttore, aumentano di moltissimo la sicurezza dell’impianto elettrico, semplicemente tale sicurezza non può raggiungere il 100%, per cui dobbiamo continuare ad essere prudenti nell’utilizzare apparecchi elettrici: certe leggerezze potrebbero non essere risolte dalla presenza del dispositivo.
Immagino quindi che il personaggio di quello spot degli anni ’70 abbia, in realtà, fatto finta di toccare realmente un filo sotto tensione. Altrimenti, di questi “salvavita” non ne avrebbe installato molti…

E voi che avete letto questo articolo, chiamate da adesso in poi questo apparecchio con il suo vero nome di “interruttore differenziale”, e scordatevi il nome sbagliato di “salvavita”.

#salvavita #interruttoredifferenziale

IL “SALVAVITA” CI SALVA DAVVERO LA VITA?ultima modifica: 2018-03-19T18:18:58+01:00da zagomarco