Quattro nobili verità (la prima: LA SOFFERENZA)

di Filippo Pavone

Il primo a parlarmi delle quattro Nobili Verità è stato il compianto G.M. Shin Dae Woung e  lo fece premettendo di essere persona libera e di ripudiare dogmi preconfezionati di qualsivoglia provenienza. Non gli piacevano gli “ISMI” gli “ISTA”, nel suo italiano stentato soleva dire: “pratico il Buddismo, ma non sono buddista; così come pratico il Kung-Fu, senza essere Kugfuista” …   Altra frase che  ripeteva spesso era : “mi auguro 50% di momenti felici e 50% di momenti tristi” dimostrando così la sua profonda comprensione della vita.

LA PRIMA NOBILE VERITA’

Qual’è la Nobile Verità della Sofferenza? La nascita è sofferenza, la vecchiaia è sofferenza, la morte è sofferenza. Separarsi da ciò che si ama è sofferenza, non ottenere ciò che si desidera è sofferenza: tutte le cinque categorie dell’attaccamento sono sofferenza. C’è la Nobile Verità della Sofferenza: questa fu la visione, l’intuizione, la saggezza, la conoscenza e la chiarezza che sorsero in me su cose mai udite prima. Questa Nobile Verità deve essere penetrata attraverso la piena comprensione della sofferenza: questa fu la visione, l’intuizione, la saggezza, la conoscenza e la chiarezza che sorsero in me su cose mai udite prima. Questa Nobile Verità è stata penetrata con la piena comprensione della sofferenza: così fu la visione, l’intuizione, la saggezza, la conoscenza e la chiarezza che sorsero in me su cose mai udite prima. (Samyutta Nikaya LVI, 11)

Nella prima delle nobili verità il Buddha parla della sofferenza, definendo l’illuminazione come la fine della sofferenza. La sofferenza è insita nel nostro vivere nella materia duale e accumuna tutte le creature viventi, è la sofferenza a dare spessore alla gioia, da qui la sua sacralità. Recentemente ho visto un video dove si parla della gioia come di uno stato naturale dell’essere. La gioia viene paragonata al buio e il dolore alla luce. Nel momento cui  spegniamo la luce in una stanza, il buio è già presente non deve essere portato, perchè il buio non è  qualcosa, ma l’assenza di qualcosa.  Così come la gioia, che è la nostra condizione naturale, è solo assenza di sofferenza e non deve essere cercata perché, come il buio,  emerge naturalmente. Ma addirittura, possiamo affermare che il buio continua ad esistere nonostante la presenza della luce,  in meccanica quantistica si parla di sovrapposizione degli stati, cioè in presenza di luce c’è la potenzialità della presenza di buio, non il contrario. Trasferendo il concetto: mente un uomo soffre, su un piano differente è già felice perchè questa è la sua natura.

Comprendere che esiste la sofferenza ci dà la possibilità di esplorarla , riconoscerla e di disidentificarsi con essa. “Se io comprendo la mia sofferenza, se io comprendo gli stati ripetitivi in cui io protraggo la sofferenza in me e in chi vive intorno a me,  io già la stò  lasciando andare” permettendo alla gioia di affiorare naturalmente. 

Quattro nobili verità (la prima: LA SOFFERENZA)ultima modifica: 2019-08-08T18:45:26+02:00da nylus

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