“Troppa grazia” descrive in modo brioso e sagace un problema di coscienza

“Troppa grazia” descrive in modo brioso e sagace un problema di coscienza

Postato di su Nov 30, 2018 in Cinema

“Troppa grazia” descrive in modo brioso e sagace un problema di coscienza

Titolo: Troppa grazia

Regia: Gianni Zanasi

Sceneggiatura: Gianni Zanasi, Giacomo Ciarrapico, Michele Pellegrini, Federica Pontremoli

Musiche: Niccolò Contessa

Produzione Paese: Italia, 2018

Cast: Alba Rohrwacher, Elio Germano, Giuseppe Battiston, Rosa Vannucci, Hadas Yaron, Carlotta Natoli, Thomas Trabacchi, Daniele De Angelis, Vincent Papa, […]

Troppa grazia riprende il tema del precedente film di Gianni Zanasi La felicità è un sistema complesso(2015) perché, in ambito scientifico, un sistema complesso è un sistema dove le varie parti interagiscono localmente tra loro, cioè in un breve raggio d’azione, e provocano cambiamenti nella struttura complessiva. Le modifiche locali possono essere rilevate, ma non si può prevedere uno stato futuro dell’intero sistema. Il filosofo francese Edgar Morin (1921) sostiene che nei sistemi complessi l’imprevedibilità e il paradosso sono sempre presenti ed alcune cose rimarranno sconosciute cioè la complessità è una parola problema e non una parola soluzione. La complessità è fortemente legata alla teoria del caos, in base alla quale tutti siamo governati dal caso che, come diceva Petronio, suam habet fortuna rationem cioè il caso ha la sua ragione. Come sostiene anche David Ruelle, nel suo bellissimo e interessantissimo saggio Caso e caos: Ma quale ragione? E che cos’è in realtà il caso? Da dove viene? Entro quali limiti è prevedibile o imprevedibile? A tutte queste domande la fisica e la matematica danno qualche risposta: risposte modeste, a volte incerte. E aggiunge che  … le leggi della fisica sono deterministiche: come può dunque il caso fare irruzione nella nostra descrizione dell’universo? Come sostiene James Gleick, nel suo saggio Caos – La nascita di una nuova scienza, se al caso aggiungiamo la nostra abilità possiamo riuscire a raggiungere gli obiettivi prefissati. Cioè, in sintesi, nella azioni umane non c’è determinismo, ma solo casualità. Basterebbe analizzare visivamente la forma dei fiocchi di una nevicata per rendercene conto. Ci si accorgerebbe che sono diversi l’uno dall’altro eppure si sono formati contemporaneamente. Oppure osservando le lingue di fiamma che si sprigionano dalla combustione del legno in un camino ci si accorge che sono diverse sia nel tempo che nello spazio.

Ovviamente, l’abilità di una persona deve tener conto del concetto di equilibrio, il quale quando viene alterato determina una perturbazione. Solo dopo un certo lasso di tempo, più o meno breve, e in opportune condizioni l’equilibrio può ripristinarsi anche se diverso da quello precedente.

Sulla base di queste premesse, il film rappresenta la metafora della nostra situazione socio-economico-politica, dove predominano l’intrallazzo e la corruzione. Per questo giovani professionisti precari per sopravvivere mettono in ballo la loro dignità sia professionale che umana. Entrano, in altre parole, in fibrillazione e precipitano nel dilemma shakespeariano del sogno o son desto? Il film è dunque una descrizione di ciò che succede nel tempo attuale in Italia e descrive in maniera briosa e perspicace  la storia di Lucia (Alba Rohrwacher), una geometra integerrima e ingenua che si interessa, come lavoro professionale, di rilevamenti topografici. Un lavoro precario che a mala pena le consente di sostenere se stessa e la figlia preadolescente Rosa (Rosa Vannucci). La sua situazione sembra che stia prendendo un andamento migliore dal momento in cui Paolo (Giuseppe Battiston) la incarica di realizzare il rilevamento topografico di un vasto terreno, dove dovrà essere costruita una grande opera edilizia, chiamata l’Onda, che altererà irreversibilmente il territorio. Lucia si renderà subito conto che ci sono molte irregolarità che lei dovrebbe sanare assumendosene tutte le responsabilità. Irregolarità che, essendo insanabili, determinano in lei un grave sconvolgimento del suo equilibrio interiore, a tal punto che la sua coscienza, come per incanto, prende subito forma  materializzandosi in Maria (Hadas Yaron), la madre di Gesù Cristo: Sono la madre di Dio! – Le dice. Forma che la perseguiterà continuamente e insistentemente angosciandola e togliendole anche il respiro. Questo incontro immaginifico, infatti, la sconvolgerà perché Lucia non crede, e determinerà in lei una profonda analisi introspettiva che le farà scoprire qualcosa che non riusciva a vedere, qualcosa che era nascosta in piena vista, che è anche il titolo della canzone dei titoli di coda scritta da Niccolò Contessa.

Troppa grazia è un film originale, sagace, brioso, chiaro nella sua esposizione e straordinariamente avvincente, che desta nello spettatore molta ilarità grazie anche alla magnifica e strupenda interpretazione di Alba Rohrwacher, bravissima attrice che suscita attrazione, compassione e partecipazione con il suo volto angelico e genuino.

Il film è stato presentato al Festival del Cinema di Cannes 2018 vincendo il premio Label Europa Cinema.

Filmografia

Nella mischia (1995), A domani (1999), Fuori di me (2000), Non pensarci (2007), La felicità è un sistema complesso (2015).

Francesco Giuliano

 

 

“Troppa grazia” descrive in modo brioso e sagace un problema di coscienzaultima modifica: 2018-11-30T10:36:19+01:00da francesco.giulianolt

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